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Perché Bilbo Baggins? | Lo Hobbit

Bilbo Baggins

Galadriel: «Mithrandir… perché il mezzuomo?».

Gandalf: «Non lo so. Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco, ma non è ciò che ho scoperto io. Ho scoperto che sono le piccole cose… le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore…».

«[…] Uno spostamento di fiducia a favore dei singoli fatti quotidiani, apparentemente insignificanti, che rappresentano però una sintesi dei destini molto più che la rappresentazione di un fatto nel suo insieme coerente e cronologico (anche perché rifiutano di dare alla vita un ordine che in realtà questa non ha)». Così scriveva Auberbach nella sua opera magna quale è Mimesis, in riferimento alle rivoluzioni che accadevano al romanzo nel primo ‘900.

In un’epoca di crisi e guerre, di movimento e caos, la letteratura cercò il suo rifugio nel quotidiano. L’attimo così fuggente nel mondo sgretolato, l’istante straordinariamente ordinario, il momento del ricordo.

Questa la rivoluzione: il normale diventa eroe.

La vita di tutti i giorni, anche nella sua inesorabile monotonia, è un posto in cui sentirsi al sicuro. In pochi, infatti, abbandonerebbero la sicurezza delle mura domestiche, la tranquillità della ripetizione, per uscire e fare esperienza dei traumi che il mondo esterno riserva. Perché, poi, lasciare il conforto della propria poltrona, il buon cibo e la quiete dei libri (o divano e Netflix, a seconda dell’epoca) per un’avventura? Un affare brutto e rognoso, e per lo più scomodo, che fa fare tardi a cena. E cosa pretendere, infine, da un eroe dedito unicamente alla cura della casa, ai centrini di pizzo, alla quotidianità più totale?

Tuttavia, forse, la domanda più interessante è cosa succede quando una persona, che vive esclusivamente del normale e di ciò che può aspettarsi, intraprende un viaggio inaspettato?

Bilbo Baggins
Bilbo Baggins in Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato

Bilbo Baggins: There and Back Again

Per coloro che non lo sapessero, il terzo film de Lo Hobbit avrebbe dovuto chiamarsi Racconto di un Ritorno. Ed è questo, infatti, il fulcro della storia, poiché nel momento in cui parte, Bilbo Baggins inizia in realtà uno sconfinato viaggio di ritorno. Un rientro non promessogli, e qualora fosse tornato, non sarebbe stato più lo stesso. Dopo un’avventura, dopo una tempesta, tutto appare diverso pur non essendo mutato; dunque è l’animo a cambiare, dopo aver dimostrato a sé stesso quello di cui non si credeva capace.

Nella sua odissea, mastro Baggins andrà più lontano di quanto si sarebbe mai aspettato, poiché il suo destino era legato a quello della Terra di Mezzo. In quelle desolazioni che i raggi del sole non avevano ancora esplorato, lui ha scovato i santuari dei culti misterici di coraggio, tenerezza e odio. Ecco che il normale affronta la paura, uno dei sentimenti primordiali.

Bilbo Baggins: «Anche io avrei dubitato di me. Non sono un eroe, né un guerriero… neanche uno scassinatore».

Le terre selvagge non sono per la gente a modo che non sa badare a sé stessa, ma ciò che lo spinge a partire, a lasciare la comodità della sua casa, è la casa stessa. Di fatti, alla sua porta bussa una compagnia di nani che della dimora è stata derubata. Bilbo sa bene quanto si possa dubitare di lui, che tiene solo ai suoi libri, alla sua tavola, al suo giardino: quello è il suo posto; tuttavia, proprio per questo vuole provare ad aiutare Thorin e i restanti figli di Durin a riprendersi ciò che gli è stato portato via.

Abbandona il focolare per i fuochi di Erebor, per coloro che non appartengono mai a niente: mastro Baggins combatte per i vagabondi, affinché anche loro possano sentirsi al sicuro.

La nostalgia per la Contea si fa presto sentire, a detta di Thorin lo hobbit si è perso sin da quando ha lasciato casa sua, ma, come dovrà riconoscere, non avrebbe potuto essere più in errore.

«Non tutti quelli che vagano sono perduti».

(J.R.R. Tolkien).

Bilbo Baggins
Bilbo Baggins interpretato da Martin Freeman in Lo Hobbit.

Bilbo Baggins: The Last Goodbye

Il coraggio di Bilbo Baggins si manifesta nella forma più pura, la compassione, e in piccoli gesti, di grande valore. Infatti, da una sua “infima” scelta dipenderà il destino della Terra di Mezzo: Bilbo ha l’opportunità di uccidere Gollum, eppure decide di risparmiarlo. Se così non fosse stato, l’Anello non sarebbe mai stato distrutto.

La pietà di un minuscolo essere ha deciso il fato di molti, innumerevoli, «poiché il vero coraggio non sta nel sapere quando prendere una vita, ma quando risparmiarla» afferma Gandalf.

Questo, però, non lo rende meno vulnerabile, anzi, la tentazione si impossesserà persino di lui; insieme alla sua tenacia l’hobbit della Contea scoprirà anche l’oscurità che avvolge il suo cuore. Luce e ombra cavalcheranno insieme nel suo animo, nelle sue scelte e azioni “eroiche”. Bene e male, insieme, lo porteranno dal domestico all’epica, all’affrontare pericoli che nemmeno lui avrebbe immaginato. Spingerà sé stesso a correre rischi per le persone cui tiene, rischi che Gandalf non può e non vuole permettere; tuttavia, sul finire del viaggio, allo scadere delle sabbie, le parole di Bilbo sono inesorabili: «non ti sto chiedendo il permesso Gandalf».

Il Baggins di casa Baggins non è più, ormai, la stessa persona che ha lasciato la Contea, eppure sopravvive quel normale, quel dettaglio del quotidiano che rappresenta il trionfo dell’ordinario.

Bilbo ha con sé una ghianda, un misero premio da riportare nel suo giardino, dopo un’impresa di tale portata.
Ma un giorno crescerà. «E ogni volta che la guarderò ricorderò. Ricorderò quello che è successo, il brutto, il bello. E la fortuna che ho avuto a tornare a casa» dichiara Bilbo Baggins.

Quella ghianda è la madeleine proustiana, l’attimo del ricordo, la possibilità del felice. Si possono e si devono sognare grandi avventure, ma alla fine, per far fronte al senso di vuoto e caos, bisogna decidere a cosa si tiene davvero e cosa lasciarsi alle spalle.

Bilbo Baggins
Lo Hobbit

Molti dettagli che si danno per scontati sono quelli che più mancano quando sono perduti, che siano l’infanzia, una vecchia quercia, un volto amichevole, un libro o un “misero” istante.
Tutte queste piccole cose, piccoli momenti o gesti tengono a bada l’oscurità, tra guerre e incertezze, sono tutto ciò su cui fare affidamento. Pertanto andrebbero più coltivate.

Thorin Oakenshield: «Torna ali tuoi libri, mastro Baggins, torna alla tua poltrona. Pianta i tuoi alberi, guardali crescere. Se le persone considerassero la casa più dell’oro, il mondo sarebbe un posto più felice».

L’arroganza del pensarsi migliori di qualcun altro, la brama di potere e ricchezze che porta la velenosa presunzione di essere andati oltre, di potersi appropriare di ogni cosa, non hanno fatto altro che creare quel caos da cui si vuole poi fuggire.

Una “sciocchezza” può cambiare il corso della storia, ma rimarrà sempre un racconto in cui agiranno forze che vanno oltre l’umana, l’elfica o la nanica comprensione. Pensarsi superiori o detentori della verità è pura follia e vanità.

Mastro Bilbo Baggins ci ricorda che siamo solo piccoli individui, in un vasto mondo dopotutto.

Nel momento in cui ogni cosa va storta, ricordarsi di ciò che si è considerato infimo può salvare la vita, come una mano tesa in gentilezza cui non si è fatto caso. Molti di questi atti o cimeli d’amore vengono trascurati, finché non li si è persi irrimediabilmente.

La paura dell’esterno, del caso, può essere affrontata dal coraggio della normalità, delle azioni quotidiane della gente comune, piccoli atti di gentilezza e amore.

Gandalf: «Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura… e lui riesce a darmi coraggio».

Leggi anche: Il Signore degli Anelli – Legolas e Gimli

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