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Zabuza e Haku – Anime perse nella nebbia dell’esistenza

Certi affetti scivolano via fra le dita senza nemmeno avere l’occasione di afferrarli un’ultima volta. Quando allora, in un riflesso di speranza, si prova a serrare la mano per non farli scappar via, in realtà, in quel pugno chiuso, non rimane altro che il doloroso ricordo di ciò che si è perso per sempre. Il triste epilogo di uno dei legami più significativi del manga e anime Naruto, quello fra Zabuza e Haku.

Zabuza è uno dei Sette Spadaccini della Nebbia ed è soprannominato il Demone della Nebbia, per il suo istinto omicida maturato in tenera età. In seguito al fallimento del colpo di stato che prevedeva l’assassinio del Mizukage, è costretto ad abbandonare il Villaggio della Nebbia: il suo destino sarà quello di essere un Nukenin (ninja traditore).

Haku è ancora un bambino quando incontra Zabuza per la prima volta, un bambino che però ha già perso se stesso. Nato con abilità innate, tramandatogli dalla madre, in un villaggio e in un’epoca in cui queste sono simbolo di guerra, distruzione e morte, dovrà sopportare il peso di un’esistenza sentita come non giustificata. Sarà proprio suo padre ad uccidere la madre una volta scoperto l’inconfessabile segreto e, nel tentativo di uccidere anche quel figlio macchiato unicamente dalle colpe della genetica, verrà ucciso dalla furia inconsapevole dello stesso.

Zabuza e il piccolo Haku

Un destino segnato dall’opprimente idea che la propria vita non solo mancasse di una finalità, ma anche che costituisse un male per le altre persone, così come lo era stato per la propria famiglia. Un’anima persa nella foschia di un’esistenza mutilata anche del più piccolo spiraglio di felicità: questo era il piccolo Haku prima di incontrare Zabuza.

Il Demone della Nebbia, vedendo gravare sul piccolo il peso di un’esistenza senza scopo, aveva deciso così di offrirgli semi di appartenenza. Germogli che sarebbero cresciuti lungo il percorso di un destino comune. Tuttavia non era ancora in grado di capire che lui stesso era un’anima persa nelle tenebre di un’epoca che aveva deciso per lui chi sarebbe diventato.

Seppur in modo differente, Zabuza e Haku si erano smarriti nel gelo della notte, ma, quando le loro esistenze si scontrarono, poterono scorgere nell’altro una parte di loro stessi. Per Haku fu immediato, perché Zabuza gli fece dono di uno scopo e lo accettò per quello che era. Lo spadaccino della nebbia, invece, non aveva ancora compreso che il desiderio di sfruttare le abilità innate del bambino si sarebbe tramutato del desiderio di offrirgli il suo affetto.

Struggenti le parole che Haku rivolge a Naruto dopo lo scontro con lui e Sasuke.

Hai idea della sofferenza che comporta vivere una vita priva di sogni e di qualcuno che abbia bisogno di te? […] Se apparisse qualcuno che ti accetta con tutto il suo cuore, non diventerebbe la persona più importante per te?

Costantemente in bilico tra la sua natura profondamente benevola e l’esigenza di sentirsi utile alla causa di Zabuza, anche a costo di soffocare la propria natura, Haku matura la volontà – e la necessità – di esistere in modo autentico solamente accanto al suo mentore. Non a caso, una volta sconfitto da Naruto, gli chiederà di ucciderlo, perché se non può essere utile a Zabuza allora il senso della sua vita si è svuotato di significato, stavolta per sempre.

Zabuza e Haku

Sebbene in maniera meno evidente, anche la scelta del Demone della Nebbia di donare un sogno da coltivare al piccolo Haku potrebbe essere letto come la necessità di ripensare la propria esistenza.

Non si parla di un cambiamento della sua natura o della sua personalità: Zabuza è un assassino e tale resterà per tutta la sua vita. Si tratta piuttosto di riconoscere in quel bambino, per contrapposizione, un destino che sarebbe potuto essere diverso se non si fosse completamente abbandonato alla crudeltà delle regole del “Villaggio della Nebbia Insanguinata”.

Il momento in cui Haku sacrifica la propria vita per salvare quella del maestro rivela la consapevolezza di entrambi. Il giovane riempie completamente, per un’ultima volta, il senso della propria vita. Zabuza non riesce più a combattere perché, nonostante non ne abbia ancora preso pienamente coscienza, con la morte di Haku, la sua anima si sarebbe perduta ancora una volta nella bruma di una vacua esistenza.

Saranno le parole di Naruto, affilate come lame di Hattori Hanzō, a lacerare il cuore di un demone tornato umano. La ferita più profonda nell’anima di chi si riscopre capace di amare, anche se troppo tardi. La risposta dello spadaccino toccherà corde inaspettate che, accompagnate dalla struggente traccia sonora (Sadness and Sorrow), creeranno una melodia visiva dalla purezza trascendente.

Ti prego taci… rispetta il mio dolore. Haku combatteva soffrendo non solo per me, il suo cuore soffriva anche per voi. Lo sapevo. Lui era troppo buono”.

Si fanno più pesanti quelle lacrime, in balìa della forza di gravità e di una sincera sofferenza. Lacrime che tagliano il volto ma trafiggono l’anima. Cadono leggere ma scavano nelle profondità di emozioni assopite, spegnendo l’inferno e risvegliando l’umanità.

Come insegna Cesare Pavese, si nasce e si muore soli. Tuttavia quello che fa la differenza è il legame che si crea con il mondo e con le altre persone, condividendo se stessi e abbracciando qualunque sogno in grado di destare il senso dell’esistenza.

Con le poche forze rimaste, Zabuza riesce a sospirare le sue ultime parole, rivolte al corpo ormai senza vita di Haku.

Sei sempre stato al mio fianco. Questa volta però, resterò io qui accanto a te. Se davvero fosse possibile, io vorrei raggiungerti ovunque tu sia Haku. Io lo vorrei tanto: è questo il mio sogno”.

Capita purtroppo che, talvolta, si debba perdere qualcuno di indispensabile per ritrovare se stessi. La presa di coscienza di un attimo che ha il sapore dell’eternità e che, anche se non cancella una vita di azioni definite dal male, vale come la redenzione di un angelo caduto negli inferi e divenuto demone.

Su Zabuza e Haku cade soffice la neve, scivolano tristemente via gli affetti, si affaccia dolcemente l’umanità.

Zabuza e Haku

Leggi anche: Kisame Hoshigaki – Il Senso del Vero

 

 

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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