google-site-verification=Z-iiMQ70202XbeRqAJMdql9f6sCrAIa8gk6Gr_Nm7q4
Home Cinebattiamo Cinema e Musica C'era una volta a... Hollywood - Out of Time

C’era una volta a… Hollywood – Out of Time

Nella filmografia di Tarantino, la selezione musicale non è mai stata lasciata al caso. Tra il mainstream e l’underground, tra il pop e la musica classica contemporanea, il maestro di Knoxville si immerge nell’immenso universo della musica. Fin da Le Iene, in quasi in tutti i film del regista di Pulp Fiction sono presenti brani capaci di rendere le singole scene ancora più memorabili.

Vuoi un mese gratis ad Amazon Music, senza vincoli di pagamento?

 

In C’era una volta a… Hollywood, se possibile, le musiche hanno un ruolo ancor più fondamentale. Perlopiù esse sono finalizzate alla rappresentazione storica: il 1969 tarantiniano è ricreato con maniacale attenzione alla cultura pop del periodo. Un brano in particolare, però, ha un significato più profondo all’interno del film. Si tratta di Out of Time dei Rolling Stones. Gli Stones sono uno dei gruppi più significativi della decade in cui il film è ambientato, ma Tarantino sceglie di inserire uno dei loro singoli meno noti.

L’ultima sezione del film, ambientata nel tragico 9 agosto 1969, è caratterizzata da un forte senso di malinconia. In questo senso, i versi della canzone assumono significato che oscilla su più livelli.

I said, baby, baby, baby, you’re out of time

Il messaggio di fondo è contenuto in queste poche parole. Il testo scritto da Jagger e Richards parla di una donna che si comporta come se tutto fosse destinato a rimanere sempre immobile. Ma è possibile darne un’interpretazione estensiva, legata allo scorrere del tempo, che crea un senso di fine imminente. Il primo livello, il più banale, è dato dalla fine del film che si avvicina. Dopo aver seguito le peripezie di Rick e Cliff, ora tornati dai sei mesi in Italia, presto dovremo salutarli con i titoli di coda che si avvicinano.

Il momento in cui le note della canzone cominciano a suonare coincide con quello in cui Rick e Cliff si rendono conto che saranno presto costretti a separarsi. La carriera di Rick, nonostante i film girati dall’altra parte dell’oceano, continua a stentare e, dopo essersi sposato, non può più permettersi di mantenere Cliff, ormai più sguattero che controfigura, oltre che buon amico. Potrebbero essere i loro ultimi momenti insieme e il loro unico modo per dirsi addio è di prendersi un’ultima, colossale sbornia insieme. Il loro tempo insieme è destinato a scadere. Il personaggio di Rick è peraltro assimilabile alla protagonista della canzone, incapace di accettare la prossima fine della sua carriera nello stesso modo in cui la donna non accetta di non essere più amata.

L’atmosfera si fa però ancora più intensa quando, all’interno della dinamica cinematografica, risulta evidente l’altro destinatario di Out of Time. L’attenzione, infatti, all’improvviso si sposta dalla coppia di amici a casa Polanski. Qui sono presenti Sharon Tate con tre suoi amici, ignari di ciò che la Manson Family aveva riservato per loro. Nella narrazione, Sharon è una figura estremamente idealizzata, non trattandosi di un vero e proprio personaggio, ma di un simbolo allegorico. E’ un’autentica metafora della purezza, di tutto ciò che c’è di positivo nell’universo cinematografico. Una donna che entra in solitaria in una sala cinematografica e si emoziona nel vedersi e nel vedere la reazione del pubblico durante le scene in cui lei è presente.

 

                 

 

E’ questo tipo di caratterizzazione, unita alla consapevolezza storica di ciò che le accadrà, a rendere questo sequenza particolarmente emotiva. Se c’è qualcuno all’interno del film per cui la clessidra è destinata ad esaurirsi a breve, questa è proprio Sharon Tate. E la scelta di Tarantino di regalarle un finale diverso è un moto di ribellione contro questa grande ingiustizia, un’affermazione del potere del cinema di creare, almeno nella sua realtà fittizia, un universo parallelo in cui tutto va per il verso giusto, in cui tutti vissero felici e contenti. E lo fa, appunto, creando un finale al di fuori del tempo.

Infine, è necessario affrontare un discorso del tutto metacinematografico. C’era una volta a… Hollywood è una pellicola che dal primo all’ultimo fotogramma parla del cinema. Lo fa celebrando le pellicole, di alto o basso profilo, che hanno caratterizzato gli anni ’60; lo fa mettendo in primo piano la vita da set; e, infine, lo fa citando se stesso. Le citazioni ai suoi stessi film sono numerose: dalle scene in aeroporto che richiamano Jackie Brown, al tabacco Red Apple, passando per il finale di Bastardi senza gloria.

Tarantino ha sempre detto che quello di regista è un mestiere con una data di scadenza, da lui individuata sotto forma di dieci pellicole. In più, in fase di promozione del suo nono film, ha anche affermato che questo potrebbe essere l’ultimo capitolo della sua carriera ormai quasi trentennale. E qualsiasi conoscitore del suo cinema, durante la visione di C’era una volta a… Hollywood, non può che comprenderne i motivi.

Vuoi un mese gratis ad Amazon Music, senza vincoli di pagamento?

Al di là dell’aspetto puramente citazionistico, è evidente come questo film risulti essere un compendio dei tanti elementi che hanno caratterizzato i suoi film: da quelli più seri in nome della violenza come forma di catarsi o della possibilità di rimodellare la storia per il meglio, a quelli più giocosi come le numerose inquadrature di piedi femminili. E proprio considerando che, per la prima volta nella sua carriera, l’amore per il cinema in quanto tale, presente in ognuna delle pellicole tarantiniane, diviene pilastro centrale del film, appare impossibile non avvertire un senso di chiusura del cerchio.

Che Tarantino stesso, nella realizzazione del film, si sentisse prossimo alla fine del suo tempo da regista?

I said, baby, baby, baby, you’re out of time

Leggi anche: Tarantino e il Revisionismo – Il Cinema come rivincita sulla Storia

Leggi anche: Martin Scorsese e il Rock and Roll- Un eterno legame artistico

 



 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Quentin Tarantino e i Meta-Personaggi

Tarantino e i meta-personaggi. “Se pensate di vedere doppio non regolate il vostro televisore perché, beh, in qualche modo è così!” (C’era una volta a… Hollywood) Il...

Joker danza sulle note di I started a joke dei Bee Gees

Ballare. Il tratto (o uno dei tratti) che rende il Joker di Phoenix unico è in quel momento: il momento in cui le spalle s'irrigidiscono,...

La società di Gotham non è quella reale

"Gotham ha fatto il suo tempo. Come Costantinopoli e Roma prima ancora, la città è diventata terreno fertile per sofferenze e ingiustizie. Impossibile salvarla,...

Arancia Meccanica – La Melodia dell’Ultraviolenza

Arancia Meccanica è una delle opere cinematografiche più intense e provocatorie del novecento, una pietra miliare per il cinema che mira a curare l'introspezione...