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Il Laureato – Benjamin Braddock e la Giovinezza

Abbiamo il laureato a pieni voti, viene con fierezza salutato così il giovane Benjamin in una delle prime scene del film di Mike Nichols, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore statunitense Charles Webb, del 1967. La celeberrima pellicola, nota tanto anche per il graditissimo condimento della colonna sonora di Simon e Garfunkel, è annoverata da sempre come inno allo splendore della giovinezza, come può essere quella di cui è padrone un neolaureato.

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Benjamin Braddock (interpretato da un giovanissimo Dustin Hoffman al suo secondo film) appartiene ad una famiglia benestante della California a cui certo manca poco quanto a ricchezza materiale: lo scenario è quello di una villa lussuosa con l’inevitabile piscina a fare da cornice, genitori sempre in tiro, una macchina d’inconfondibile in eleganza, una Alfa Romeo Duetto rossa, che ha marchiato indelebilmente questo film quanto a classe.

Il laureato

Benjamin incarna tutta la positività, l’energia e la grinta di cui è padrona la cosiddetta verde età. Il senso del finito appare del tutto assente nella sua visione del mondo, cosi come la precarietà della vita è qualcosa che non ha mai attraversato il suo pensiero.

Più volte nel film è marcato l’elogio all’età di Benjamin, ai privilegi che ha un ventenne e di cui, spesso, non si rende conto. Ed emblematico, a tal proposito, di quella nostalgia che permea lo spirito di chi sente il peso degli anni che inesorabilmente avanzano, è il dialogo con il marito della signora Robinson:

Ben, quanti anni hai?

Io venti, anzi tra poco ventuno.

È davvero una gran bella età.

Grazie. Grazie infinite.

Ah, io vorrei poter tornare alla tua età Benjamin. Perché, vedi, si è giovani una volta sola.

(…)

Io credo che dovresti prendere la vita meno di punta di come stai facendo ora. Cerca di divertirti un po’, prendi il mondo come viene e spassatela con le donne.

il Laureato

Tuttavia, la giovinezza è delineata da una profonda crepa che, bipartendola, la fraziona in due temperamenti diversi: da una parte leggerezza e invulnerabilità, dall’altra, ahimè, incertezza e paura. Benjamin è esemplare in questo senso, tanto spaventato per il suo futuro, quanto padrone del suo destino e pronto a lottare difronte al tentennamento di un amore ballerino.

È esattamente così che lo spirito di un ventenne si manifesta davanti ad un cuore che si pretende non scappi via: impaziente, tutto fuorché accorto, disperato e folle.  Ed è esattamente così che uno studente appena laureato percepisce il mondo: placido, lento e talvolta ingannevole.

Nel dialogo iniziale con il padre, Benjamin – immortalato nell’ immagine super cult che lo vede con l’acquario alle spalle – ammette infatti di essere in pensiero per il suo futuro, ora che il suo percorso di studi è terminato, soprattutto perché lo spaventa il (fin troppo) ben strutturato contesto familiare in cui da sempre ha vissuto:

Sono un po’ preoccupato.

Per che cosa?

Beh, forse per il mio avvenire.

In che senso?

Non lo so. Io vorrei che fosse…

Che fosse come?

Diverso.

il Laureato

Per non parlare delle domande affannose, la più canonica delle quali “Beh e adesso cosa farai?” che una delle amiche di famiglia invitate ai festeggiamenti non si risparmia di rivolgergli. O i consigli apodittici – professati non a caso da un esponente della colpevole generazione dei nati negli anni Cinquanta –  “Plastica. L’avvenire del mondo è nella plastica. Pensaci.” davanti al quale Benjamin resta interdetto e, in modo quasi meccanico, porge un “certamente” di risposta.




 

Dopo, però, l’ingranare della relazione con la signora Robinson (eccitante ma pericoloso per i risvolti futuri della trama), Benjamin si abbandona con dolcezza allo scorrere dei giorni, lasciandoli passare senza grandi tracce. Come se dal traguardo raggiunto della laurea all’inizio degli incontri intimi con la donna, i suoi pensieri sul futuro si fossero polverizzati come per miracolo. Questo a lungo andare inizia a spaventare il padre che, in un pomeriggio in piscina, sarà il primo a preoccuparsi per il suo avvenire (proprio adesso che invece Ben sembra non avvedersene con particolare tensione a carico ) tanto che gli chiederà:

Non hai ancora deciso cosa farai?

No.

Ti dispiacerebbe dirmi a che cosa sono serviti quei quattro anni di college? Qual è stato lo scopo di tanto duro lavoro?

Se lo sapessi…

Ora ascolta Ben. Senti, io trovo una cosa giustissima che uno studente dopo aver avuto le tue soddisfazioni abbia il sacrosanto diritto di riposarsi e di divertirsi e, insomma, di tirare un po’ i remi in barca. Però, dopo qualche tempo, credo che debba cominciare a pensare a cosa vuole fare nella vita, alla sua posizione e cominciare un po’ a rimboccarsi le maniche.

Benjamin è il laureato che è in ognuno di noi: quello che, dopo la proclamazione (con tanto di coro da stadio a seguito) si ritrova una corona di alloro tra le mani che inizia pian piano a perdere foglie. Era tutta lì, eppure, la sua vittoria. Non immaginava che quel fragore e quel felice chiasso interiore (ce l’ho fatta!) presto si sarebbero del tutto dissolti nel dilemmatico I just don’t know what to do with myself, come canterebbe la Dusty Springfield.

Ma allo stesso tempo la vitalità non permette ai dubbi e alle paure di avere la meglio.

il Laureato

Dopo un esilarante dialogo con i genitori, ai quali Benjamin comunica di dover sposare Elaine sebbene lei, la sposa in questione, non sia a conoscenza di questo, il Laureato decide di raggiungere la ragazza in un’altra città pur sapendo che lei voglia incontrarlo. La grazia della giovinezza è tutta qui, racchiusa nell’incoscienza dell’agire, per il gusto di crederci fino in fondo, in virtù di quel senso di immortalità che fa da gruppo sanguigno a un ventenne furiosamente innamorato.

Il tutto avvolto da splendide melodie, da The Sound of silence a Mrs. Robinson, passando per April Come She Will. Benjamin corre a riprendersi Elaine (che sta per sposare un altro) perché non accetta la sconfitta sentimentale in nessun modo. In corpo è ancora tutta fresca la gioia del traguardo raggiunto con la laurea, e non può che credere di potercela fare. E così sarà. Subito dopo la promessa, subito dopo la battuta di Mrs Robinson: “è arrivato tardi.”

Ma tardi non è mai, per un cuore giovane. Un grido fortissimo e ripetuto a voler contestare l’unione matrimoniale che sta avvenendo davanti ai suoi occhi: “Elaine!” E lei, in preda quasi ad un’estasi degna di una santa, lo segue con lo sguardo, definitivamente arresa all’amore che prova per lui: “Ben!” urla.

Giovani, innamorati, invincibili.

Leggi anche: Hook – L’eterna infanzia dei pensieri felici

                

1 COMMENT

  1. Ciao Anto, bellissimo articolo!! Mi e piaciuto molto. Accidenti quanto sei cresciuta dentro…….( fuori e naturale) . Sono molto orgoglioso di tutti voi.
    Secondo me, puoi tranquillamente candidarti a scrivere un libro a te la scelta del genere.
    Tuo padre

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