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Marco Rossano – In viaggio con mio padre

Marco Rossano ti ha invitato al suo evento In viaggio con mio padre. È con questo invito su Facebook che in quest’occasione si è presentata la suggestione di una nuova proiezione cinematografica, in occasione del Napoli Film Festival 2019.

Entusiasta dell’idea e sicuro che in Marco avrei trovato una garanzia di delicatezza e leggerezza, giovedì 26 settembre ho deciso di ritagliarmi un po’ di tempo per recarmi al pittoresco Cinema Delle Palme, nel quartiere Chiaia, e assistere alla proiezione che il sociologo avrebbe proposto.

A causa dei miei impegni, mi rammarico di non riuscire a frequentare più spesso festival come questo, che sono stimolanti non solo perché narrano storie di vita in maniera artistica, ma anche perché esse sono spesso realistiche e condivise da noi tutti. Per questa ragione, durante la proiezione mi sono sentito bene ed empaticamente legato a coloro che realizzano queste opere, che spesso purtroppo sono sottovalutate.

Il primo incontro con Marco Rossano è stato come sempre piacevole: scambiandoci un saluto ci siamo aggiornati sulle ultime novità (laurea, progetti in cantiere) e poi insieme siamo entrati nella sala poco prima della proiezione di In viaggio con mio padre.

Un documentario sul ricordo

In viaggio con mio padre

Il documentario realizzato da Marco Rossano è particolare in primo luogo perché estremamente personale: In viaggio con mio padre è una storia che risale al luglio 2012, che narra in prima persona il pellegrinaggio compiuto da padre e figlio insieme sulla via dei Mille di Garibaldi, nel Sud Italia.

Il cortometraggio dura 16 minuti e la sua particolarità non è tanto la dimensione biografica, quanto il fatto che i ricordi trasmessi al suo interno riguardano l’ultima fase della vita del padre Fausto, malato di Alzheimer.

A colpirmi è stato anche un altro fattore: il passaggio di consegne nel compito della ripresa coincideva con il passaggio di testimone simbolico della cura che uno dei due offriva all’altro, perché se all’inizio era il padre a riprendere il piccolo Marco che giocava, durante il viaggio del 2012 raccontato nel corto a fornire sostegno era il figlio, accompagnatore e regista necessario ed infinitamente grato verso un padre “impegnato ma sempre presente”.

Il film è accompagnato dalla narrazione dello stesso Marco, la cui voce talvolta sembra genuinamente tremare, perché i vissuti rievocati non solo sono oggettivamente intensi, ma sicuramente devono essere stati per lui unici e catarticamente essenziali per consolidare il legame con suo padre.

La stanchezza di Fausto emerge in una luce dinamica, perché il realismo delle scene presentate potenzia le sensazioni provate nella villa di Ercolano, a Palermo o nei pressi degli altri memoriali garibaldini; il viaggio è storico, personale e relazionale al tempo stesso.

Memoria, metanarrazione e temporalità

In viaggio con mio padre

Nella sua forma e nel suo contenuto, nel corto In viaggio con mio padre la memoria è sicuramente la protagonista principale. Come contenuto, perché emerge dalle riflessioni sul decorso dell’Alzheimer, con i suoi inevitabili sintomi e il mondo che fa sgretolare sotto i piedi di Fausto. Come forma, perché la narrazione stessa è un modo per riportare alla memoria ciò che la memoria potrebbe lasciare andare.

Narrare attraverso il cinema è un’arte nella quale Marco Rossano si cimenta con leggerezza, perché la storia che condivide non è intrisa di toni tragici o melodrammi: la realtà dei fatti è la realtà del forte legame tra lui e il padre, di un viaggio commemorativo intrapreso nel 2012 e della fine che in qualche modo ha rappresentato.

La memoria si fa simbolo nella narrazione perché assume un ruolo meta rispetto alla trama dell’opera: attraverso i vissuti mostrati nello sguardo, nel panorama o negli insegnamenti di papà Fausto (momento per me estremamente commovente) al figlio, quella che emerge è la memoria diretta, testimoniata con il semplice strumento digitale che ha ripreso quell’istante.

Nessun aspetto della storia è romanzato, anche perché non ce ne sarebbe bisogno: il documentario è intenso già così com’è, nella semplicità di un albero piantato per ogni membro della famiglia Rossano, o nella relazione implicita tra Fausto e la psichiatria, Marco e le riprese cinematografiche.

In viaggio con mio padre è un breve assolo durante il quale esperienza, passione e sentimenti s’intrecciano nella formula della memoria, traducendosi in un documentario che si fa testimonianza per gli spettatori, che di questa memoria diventano i nuovi portatori. Preziosi depositari di un legame tanto universale quanto particolare.

Leggi Anche: Premio Fausto Rossano; La Salute al Cinema

 

Gianluca Colella
Ho 24 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa del cinema. Un po' la Forza di Star Wars.

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