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Inferno by Dante – Cosa c’è oltre la porta dell’inferno?

Inferno by Dante, prodotto da Boris Acosta, ricostruisce con fedeltà e realismo il celebre viaggio di Dante nel primo dei tre regni ultraterreni.

Un vero e proprio viaggio dunque, in cui lo spettatore accompagna il sommo poeta e Virgilio, trasportato dagli splendidi dipinti di Dino Di Durante e da voci celebri, quali quelle di Eric Roberts, Franco Nero e Monsignore Marco Frisina.

Il percorso di Dante e del maestro Virgilio è raccontato con estrema precisione e minuzia di particolari: talvolta sono le stesse parole del Poeta, magistralmente recitate, a guidarci mentre scorrono le animazioni e i dipinti, altre volte sono veri e propri esperti a intervenire per spiegare, di volta in volta, i punti salienti dei vari canti, portare alla luce particolari e allegorie, rendere manifesta la poesia che si cela dietro i dettagli e la razionale crudeltà della ferrea legge del contrappasso che Dante-scrittore adopera per punire i suoi dannati.

Si parte dall’incontro del poeta con le tre fiere: la lonza, il leone e la lupa, allegorie di lussuria superbia e avarizia, per poi procedere sino all’ingresso della porta dell’inferno, ma è con l’incontro tra il Sommo Poeta e gli ignavi che il viaggio di Dante, e con lui quello dello spettatore, entra nel vivo.

Le anime spregevoli di coloro che hanno vissuto senza infamia e senza lode, immeritevoli del Paradiso ma sdegnati persino dall’Inferno che, non avendo più nemmeno speranza di morte, sono invidiosi di qualsiasi altra sorte.

Sì, perché gli ignavi, essendo rimasti, per puro egoismo, sempre neutrali, troppo pavidi per fare una qualsivoglia scelta nel corso della loro miserevole vita, sia per l’amore che per l’odio, sia verso il bene che verso il male, di fatto è come se non avessero mai vissuto e, di conseguenza, è come se non fossero mai morti. Questo è, viene spiegato, un primo assaggio della dura legge del contrappasso: chi ha sempre rifiutato la vita non può sperare nemmeno in una dignitosa morte e Acheronte, dunque, non li traghetta sull’altra riva.

Ma, addentrandosi sempre più nei meandri dell’Inferno, sono sempre più numerose le anime dannate di cui Dante fa conoscenza e che suscitano talvolta compassione e talaltra, man mano che si scende nel basso inferno, disprezzo.

Incontriamo le anime “sospese” del Limbo, i dolci innamorati, Paolo e Francesca, e gli avari che, avendo dato troppa importanza alle cose nel corso della loro vita terrena, per contrappasso, nell’aldilà finiscono per perdere la loro identità: divengono cose, irriconoscibili e prive di volto, mentre, ingiuriandosi, sospingono pesanti massi gli uni contro gli altri.

Inferno by Dante non si limita a mostrarci il viaggio di Dante, ma ci catapulta al suo interno: dopo ogni incontro con i dannati vediamo la mappa dei cerchi infernali che ruota, quasi richiamandoci, invitandoci a discendere con i due poeti alla scoperta di bassezze umane sempre più turpi e oscure.
Eppure il documentario, nonostante il suo tenore indiscutibilmente didattico, la lettura recitata di alcuni passi della Commedia e il parere degli esperti, nel suo insieme, presenta indiscutibili caratteri di originalità.

 

 

E’ certamente fedele e accurato nel descrivere incontri e situazioni, ma il suo reale scopo sembra essere quello di disvelare le allegorie della Divina Commedia, portandoci a comprendere quali siano realmente i messaggi che intende trasmettere. Tale rivelazione è però realizzata con delicata discrezione, senza mai porre lo spettatore al di fuori del microcosmo creato dalle parole del poeta e dall’avvolgente animazione dei disegni: insomma, in definitiva, Inferno by Dante ci porta lentamente a comprendere l’inferno senza tuttavia permetterci di uscirne.

Ci lascia così, inchiodati, come i dannati, nel vortice dei cerchi e delle bolge delle miserie umane.

Quando, infine, ci arrampichiamo sul corpo di Lucifero per poi riemergere, ai suoi piedi, nel mondo dei vivi, come Dante ci sentiamo anche noi sollevati, ma anche più liberi e consapevoli.

Come ogni viaggio, infatti, quello del Sommo Poeta è caratterizzato da duplice percorso: v’è il viaggio fisico, attraverso i misteri e i tormenti dell’inferno, ma v’è anche il viaggio interiore, un percorso di crescita e maturazione. Andare via, abbandonare il noto per l’ignoto e avere il coraggio di proseguire il proprio cammino, nonostante mille vicissitudini e difficoltà, è un qualcosa che arricchisce e, al tempo stessa cambia.
E così Dante, conversando con le anime dannate, arriva a comprendere le loro debolezze, non limitandosi a disprezzarle ma arrivando finanche a compatirle, turbandosi per i loro tormenti.

Inevitabile è che l’uomo che riemerge dal cerchio più profondo dell’inferno sia un uomo nuovo, radicalmente diverso da quello che si era avventurato per la selva oscura: un uomo rinato, corroborato da sensibilità e conoscenza incomparabili.

Ma qual è, dunque, la grande consapevolezza che la visione di questo documentario dona allo spettatore? Qual è il quid pluris?

Dopo aver guardato le tre teste di Lucifero ho avuto quella che si potrebbe definire “epifania”: un qualcosa che, sotto il velo del subconscio, avevo già iniziato a comprendere, qualcosa che la sensibilità aveva forse già carpito ma che ancora non aveva raggiunto la razionalità.

E, invece, eccola lì, all’interno delle fauci di Lucifero, la grande rivelazione: ogni peccato altro non è che un peccato d’amore.

Ripercorrendo a ritroso il viaggio di Dante, la risposta che lascia il documentario sembra essere proprio questa: dagli ignavi che non hanno mai amato ai lussuriosi che hanno troppo amato, a chi ha amato più le cose delle persone o a chi non ha amato abbastanza sé stesso, gli altri o Dio.

Così, infine, pare davvero ridursi (e completarsi) tutto a (e in questo), ne: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Tutte le immagini del presente articolo sono tratte dalla collezione di dipinti di Dino Di Durante, acquistabile al presente link https://www.amazon.it/Inferno-Collezione-Darte-Dino-Durante-ebook/dp/B00QER7lOY/

Sito del documentario: http://infernobydante.com/

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