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Venezia 76: La Llorona – Affresco politico e sociale meravigliosamente originale

Nell’aprile 2019 è uscito nei cinema di tutto il mondo “La Llorona” (in italiano con il sottotitolo “Le lacrime del male”), film horror statunitense facente parte del Conjuring Universe di James Wan. Come gli altri film della saga ha ottenuto un grande successo al botteghino, nonostante le critiche prevalentemente negative.

Nella sezione “Giornate degli autori” della 76esima Mostra del Cinema di Venezia viene presentato “La Llorona” (in inglese “The Weeping Woman”) diretto dal guatemalteco Jayro Bustamante. Anche in questo caso, il film si basa sull’omonimo spettro del folclore dell’America Latina, la Llorona appunto, che sarebbe un’anima spettrale di una donna in lutto dopo la morte del figlio. Ella è nota anche come “La donna che piange” per via dei lamenti spaventosi che emette e che vengono uditi da chi la vede.

Non bisogna farsi però ingannare dal titolo: sebbene l’opera in questione abbia come base del soggetto la Llorona, l’approccio di Bustamante non è da horror commerciale, ma da film d’autore. Il regista realizza infatti un film drammatico che scava nei rapporti complicati di una famiglia borghese e si insinua nella Storia del Paese dove si ambienta, il Guatemala appunto.

Il tema di fondo è infatti quello dello sterminio della popolazione Maya Ixiles durante la guerra civile del Guatemala. Il film alterna presente e passato, mostrando scene di guerra – nelle quali una popolazione viene vittimizzata e sterminata senza motivo – e le scene del processo a Enrique (ispirato a Efraín Ríos Montt), generale in pensione tra i responsabili del terribile genocidio.  Vengono esplorate ottimamente anche le conseguenze che il processo ha sulla famiglia protagonista  – ormai distrutta e chiusa in se stessa – e sulla popolazione, che non smette di protestare in un clima di caos crescente.

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“La Llorona” è dotato di un racconto duale: quello più sovrannaturale, inspiegabile, legato alla leggenda folkloristica, e quello politico e giuridico che si occupa di condannare il genocidio guatemalteco e la tardiva condanna dei colpevoli. L’autore suggerisce quindi al pubblico una domanda interessante e per niente banale: cos’è il vero orrore? Quello legato al mondo dei demoni o quello umano? Quello dei fantasmi o quello della guerra? E i due piani narrativi non cozzano mai tra loro, ma si amalgamano alla perfezione dall’inizio alla fine.

Bustamante dirige splendidamente un cast in ottima forma in un film dalla messa in scena elegante, trattenuta e mai barocca, a partire dalle carrellate fluida e sinuose fino ai raffinatissimi campi lunghi e intensi primi piani. Notevole inoltre l’uso del fuori campo, utilizzato sempre con cognizione di causa ed efficacissimo, come nel suggestivo finale.

“La Llorona” è quindi un’opera dalla forma sublime – fotografia fredda ma incantevole e montaggio lento azzeccatissimi – e dal contenuto intrigante e coinvolgente, originale e meravigliosamente spiazzante. Un film dalla sceneggiatura calibratissima e che vanta una colonna sonora inquietante e perturbante, utilizzata al meglio dal regista.

Bustamante si conferma quindi un Autore di tutto rispetto, con un’identità personale, ben definita e in continua evoluzione. Questo “La Llorona” è un gran film, di quelli che emozionano e travolgono, che fanno riflettere e non si dimenticano.

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