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Spider-Man e Batman – O muori da eroe…

Con Joker nelle sale, il tema cinecomic è all’ordine del giorno. Il film di Todd Philips, con la sua vittoria a Venezia, riporta alla luce l’annosa questione sulla dignità e l’autorità delle pellicole tratte da fumetti. Eppure, anni fa, due trilogie si aggiudicarono di diritto un posto nella storia del cinema, sceneggiature cui tutt’ora si fa riferimento, poiché trattarono la materia come nessuno prima, e in pochi hanno seguito l’esempio dopo.

Lo Spider-Man di Sam Raimi e il Batman di Christopher Nolan non erano personaggi sfruttati unicamente per l’intrattenimento del pubblico. Le due saghe rappresentano un cammino di introspezione, un percorso di luci e ombre, onnipresenti dell’animo di ognuno, poiché eroi e cattivi sono due lati della stessa medaglia.

Si parla di super-eroi, ma i due registi hanno rappresentato individui meravigliosamente umani, con i loro imprescindibili errori, insicurezze, fallimenti e sacrifici. È invero stimolante, eccitante, assistere all’ascesa di un eroe, ma il motivo per cui l’uomo ragno e il cavaliere oscuro sono diventati leggenda risiede nel loro declino.

Alla gente piace l’eroe, ma quello che la gente ama più dell’eroe è vederlo cadere, fallire, morire combattendo. Dopo tutto quello che hai fatto per loro, alla fine ti odieranno. 

– Goblin

Ricevere dei grandi poteri può essere una maledizione: ci si ritrova di fronte a delle scelte da compiere, tra ciò che è giusto e ciò che è facile. Una grande responsabilità, poiché non è tanto chi siamo o cosa possiamo fare, ma quello che scegliamo di fare, che ci qualifica.

È nata, a tutti gli effetti, una nuova mitologia e, per certi versi, una nuova teatralità; come per i greci che avevano i loro paladini e le loro dramatis personae, in cui si identificavano, nel bene e nel male.
Il mito è una specie di manuale di istruzioni spedito dal passato, vi è già racchiuso tutto nella sua mutevolezza ed evoluzione. Eroi ed anti-eroi sono sempre esistiti, da Medea ad Amleto, da Ulisse a Ivanhoe e la cosa affascinante è che hanno sempre racchiuso in loro un lato chiaro e un lato oscuro.

Infatti, non è detto che tutti ammirino questo figure, anzi spesso le temono, perché rimarranno sconosciute sotto una maschera, di quell’ignoto che genera la paura. Così Spider-Man potrebbe essere una “minaccia per la città”, poiché in effetti nessuno riuscirebbe a fermarlo se decidesse di compiere azioni malvagie.
Ricordiamo, inoltre, che Peter all’inizio usa i suoi poteri per guadagnare soldi e comprarsi una bella macchina. Legittimo, ma ha poco a che fare con la nobiltà d’animo che indosserà, dopo una crescita emotiva, insieme con la maschera di Spider-Man.

Le parole del Goblin risuonano come un monito, un presagio, che facilmente destabilizza la mente di un ragazzo troppo giovane per proteggere l’intera Manhattan, ma anche troppo giovane per rinunciare. Perché non poteva deludere zio Ben, morto a causa di un suo errore, per colpa della sua arroganza.
Peter Parker non ha chiesto i poteri, ma ha scelto di essere Spider-Man.

Se nel primo film di Raimi assistiamo all’ascesa, ecco che nel secondo si realizza la profezia di Osborn: la caduta.

In Spider-Man 2 essere l’uomo ragno diventa un ostacolo per Peter, che non riesce a conciliare la vita di tutti i giorni con l’essere il guardiano di New York. Non rispetta gli impegni presi, arriva in ritardo, solo perché cerca di essere all’altezza delle sue responsabilità. A questo si aggiunga che persino i suoi poteri lo abbandonano.
Non si è mai ben spiegato perché questo accada, tuttavia è ipotizzabile che sia una questione di indecisione. Un’insicurezza che il suo istinto percepisce e quindi lo priva delle sue capacità, come se il suo corpo decidesse per lui.

Parker vorrebbe solo poter accogliere l’amore nella sua vita, senza doversi preoccupare dell’ennesima minaccia.
Lo si può biasimare? È solo uno studente che vorrebbe del tempo da dedicare alle persone che ama e alla sua carriera universitaria, fuggire per una attimo dalla violenza della strada, oscillare via sopra ogni cosa.
Pur di ottenere questi momenti così fuggevoli, decide di arrendersi: solo Peter, e Spide-Man mai più.

L’eroe cade, per nient’altro se non una scelta. Non si può rimanere sospesi per sempre, alle volte bisogna mollare la presa, e avere il tempo di riscoprirsi.
Fino ad allora i film sui supereroi non avevano mai mostrato la debolezza di figure così integerrime e inesorabili, ma adesso la fragilità dell’animo si mostra persino in chi pensavamo non si sarebbe mai arreso. Perché dall’umanità e dalla sua fallacia non si può fuggire, perché tutti cadono, prima o poi. Il fallimento è un avversario che non lascia vie di fuga.

Tuttavia, Peter Parker ha un altro enorme difetto, che fortunatamente ritorna nel momento del bisogno: è una brava persona, che vuole solo fare la cosa giusta. Per farlo, però, dovrà dimostrare carattere e rinunciare a quello cui tiene di più, persino ai suoi sogni.
Il mondo mostra il suo vero volto quando chiede aiuto, l’uomo mostra il suo in base a come sceglie di rispondere.

Nel tristemente poco riuscito Spider-Man 3, infine, scopriamo che persino l’arrampica-muri può crollare psicologicamente e assecondare i suoi istinti più meschini. Nonostante su finale riesca a trovare una sorta di redenzione, l’arcano è ormai svelato: l’eroe può cedere alla rabbia e alla passione irrazionale come chiunque.

Secondo il Joker de Il Cavaliere Oscuro, infatti, le persone sono buone fin tanto che il mondo permette loro di esserlo. Alla prima occasione, poi, si sbraneranno tra di loro. Una delle vittime che diede ragione al clown, pronunciò una frase che sembra il continuo delle parole di Goblin.

O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.

– Harvey Dent

Harvey Dent, capo delle forze dell’ordine di Gotham, il tutore della legge, è l’eroe che la città non meritava, ma di cui aveva bisogno. Joker riesce a deviarlo, fino a trasformarlo nella personificazione della dualità e del caso. Nel film di Nolan il villain prende il migliore tra i cittadini e lo rende il peggiore, dimostrando come nell’uomo esista tanto il bene quanto il male, due facce di una stessa medaglia, il tutto governato dal caos. In un certo senso, Joker ha vinto.

Tuttavia, non ha fatto i conti con colui che agisce nell’ombra, non ha fatto i conti con il cavaliere oscuro. Bruce Wayne, che è diventato il guardiano degli indifesi per un motivo non dissimile da quello di Peter Parker; i suoi genitori furono ammazzati da un criminale, da un prepotente quando lui era un bambino. Anche lui, come Peter, accecato dalla rabbia e dall’arroganza di esigere giustizia, intraprende un cammino di odio, contaminato dal veleno della vendetta. Poi, però, ritrova una strada in cui può rinascere, maturare e riemergere come simbolo stesso della speranza, ma ad un caro prezzo.
Joker non può vincere e per questo Batman è disposto a sacrificare se stesso e la sua immagine. Scende a compromessi e architetta una menzogna per tutti i cittadini di Gotham: si prende la colpa per la morte di Dent e, da eroe, diventa villain.

Lo fa perché le persone non possono e non devono vedere i propri idoli crollare, e l’uomo pipistrello non è mai stato il simbolo dell’infallibile, Harvey Dent lo era ed era necessario che rimanesse tale. Batman era “solo” l’eroe che Gotham meritava, ma non quello di cui aveva bisogno; doveva vivere tanto a lungo da diventare il cattivo, a costo di mentire. Il compromesso purché, alla fine della fiaba, il buono sconfiggesse il cattivo; il bene che ricorre al suo dettaglio di male per sconfiggere la caotica malvagità stessa.

Siamo, quindi, al cospetto non di individui speciali, ma di uomini meravigliosamente normali, che agiscono e perdono come tutti noi. Vivono nella poetica del dubbio, non immuni alle kriptonite delle incertezze, segnati da più cicatrici, che li hanno portati dove sono ora, nel pantheon della mitologia contemporanea, eroi come lo furono guerrieri e maschere dell’antichità. Sono stati portati avanti da quella costante umana che ha sempre favorito la riscoperta di sé: l’errore.

Di fatti, ovunque nel tessuto della storia, tra le pagine della letteratura, i pregi sono ciò per cui si ammira, mentre i difetti sono ciò per cui si ama.

Nella catarsi della loro tragedia cadono per un preciso motivo: imparare a rialzarsi.

Io penso che ci sia un eroe in tutti noi… che ci mantiene onesti, ci dà forza, ci rende nobili. Anche se a volte dobbiamo mostrare carattere e rinunciare alle cose che desideriamo di più. Persino ai nostri sogni. 

Zia May in Spider-Man 2 (Sam Raimi, 2004)

La cara zia May con cui Batman avrebbe concordato, poiché fu lui a dire che chiunque può essere un eroe. Anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante, come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito.

 

Leggi anche: La Poetica degli Anti-Cinecomic – Il Lato Oscuro della Luce

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