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El Camino – Qualcosa di Speciale

Alcune volte i ricordi arrivano senza una necessità esplicita, come dei lampi in pieno giorno, per suggerirci chi eravamo, cosa ci è accaduto, chi ci stava accanto. Certe immagini si rivelano tra i cassetti della memoria anche quando ci sembravano dimenticate, creano una breccia e penetrano squarciando le nostra difese, come evocazioni o folgorazioni. Quando ciò capita, i ricordi somigliano sotto tanti punti di vista a delle opere d’arte: suggestivi, geniali, improvvisi. Nemmeno ci chiediamo, a essere sinceri, se siano indispensabili o meno. Perché, come l’arte, i ricordi non devono godere di un criterio di necessità per essere significativi. 

C’è una sequenza, durante El Camino, dove il tempo rallenta, la luce del sole domina l’immagine, tutto sembra tornare alle origini in uno dei flashback più nostalgici degli ultimi anni. La trama del film ormai la sappiamo bene: dopo che Walter White immola sé stesso per eliminare la banda di neonazisti che hanno ucciso Hank e rapito Jesse, il suo ex socio Jesse Pinkman tenta di fuggire da Albuquerque per cambiare vita, diretto verso l’Alaska in cerca di pace. Per riuscirci, Jesse si trova a scontrarsi con una serie di ostacoli, che però affronta a viso aperto, a modo suo, rendendo quest’ultimo episodio di Breaking Bad più diretto e meno cervellotico del resto della serie. Questo potrebbe sembrare un difetto di El Camino, ma in verità è assolutamente naturale; infatti, il capolavoro di Gilligan è ritagliato sul protagonista in ogni singolo episodio: quando è il geniale Walt a muovere i fili, ci imbattiamo in piani contorti che tentano di migliorare la sua situazione; ora che il testimone è passato a Jesse, è il suo istinto a guidare l’azione. O almeno, quasi sempre.

Per reperire gli ultimi 1800 dollari utili per scappare, Pinkman si trova coinvolto in un duello girato in perfetto stile Sergio Leone, un chiaro riferimento di Gilligan per omaggiare una delle ispirazioni più influenti del suo show. Jesse affronta quella sparatoria con ingegno e furbizia, riuscendo a vincerla con un’idea “alla Heisenberg”, mostrandoci che il seme di Walt, in un certo senso, è germogliato in lui. È subito dopo questo duello che il tempo rallenta, il sole splende e si torna alle origini, nella sequenza che tutti aspettavamo, quella nella quale il protagonista della serie compare un’ultima volta sullo schermo. Ed è giusto che appaia, non solo per l’importanza del personaggio, ma perché El Camino, attraverso Jesse, non fa altro che parlare di Walt, anche se lui, ovviamente, non c’è mai.

Nel flashback più importante del film, vediamo Walt e Jesse camminare lungo il corridoio di un hotel per dirigersi verso un buffet a fare colazione. Dalla situazione e dai loro dialoghi, si intuisce che la sequenza è ambientata durante l’episodio 4 Giorni Fuorinel quale i due protagonisti restano bloccati nel deserto con la batteria del loro camper-laboratorio a terra, rischiando seriamente di morire lì. Dopo aver visto la fine da vicino, ma essere riusciti a cucinare chili di meth, i due pensano al ritiro e a cosa fare del proprio futuro (come sappiamo, le cose andranno diversamente).

Allora Walt, come un padre farebbe con il proprio figlio, consiglia a Jesse di iscriversi all’università di economia e marketing, riconoscendo il talento del ragazzo in quest’ambito. È raro, lungo i 62 episodi della serie, vedere un momento dove i due personaggi principali sono così tanto in armonia tra loro, sinceri, carichi di stima reciproca. Anche in questo breve frammento emerge tutta l’imperfezione di Heisenberg, che si dimentica che Jesse ha tutti i requisiti per fare l’università, dato che già possiede un diploma. Ma questo è il loro rapporto, è problematico, quasi sempre teso, ma sostenuto da un istinto incondizionato di vicendevole protezione.

Tornando indietro al primo dei tanti flashback di El Camino, incontriamo colui che sarebbe potuto essere (e a tratti è stato) il vero padre spirituale di Jesse, ovvero Mike. È lui a suggerire l’Alaska al ragazzo, così come è lui a rivelargli, durante un episodio della quarta stagione della serie, una scomoda realtà: Gus vede in te fedeltà, ma forse sei fedele all’uomo sbagliato. Un incipit così forte e poetico, forse, vuole suggerirci che la vita di Pinkman sarebbe stata migliore, se solo non avesse dato ascolto unicamente al suo socio.

El Camino ci ricorda quanto il rapporto tra Walt e Jesse fosse affascinante ma sbagliato, talvolta affascinante proprio perché sbagliato. È la loro unione la matrice dei loro problemi, ancor prima che dei loro successi. Mettono in crisi il rapporto tra Fring e il cartello, fanno crollare il perfetto sistema di distribuzione di Los Pollos Hermanos, arrivano a boicottare involontariamente anche il loro stesso impero. E tutto questo accade perché Heisenberg riesce sempre a trascinare Pinkman nei suoi piani. Ciononostante, il ricordo che Jesse porterà con sé del suo socio è quello di un padre, un uomo imperfetto, ma premuroso, l’unico adulto che veramente si è preso cura di lui per un lungo periodo.

La presenza di Walt nella saga di Breaking Bad si conclude con una delle frasi più belle e significative dell’intera serie, un modo che l’autore trova per ringraziare noi fan. Perché, in fin dei conti, Mr. White è sempre stato il tramite di Gilligan per creare suspense e comunicare con noi, mentre i nostri occhi e le nostre orecchie erano quelle di Jesse, spesso inconsapevoli dei piani del protagonista, in balia degli eventi, confusi e impauriti. Ecco il motivo per cui in El Camino c’è meno tensione: perché Pinkman, a differenza di Heisenberg, per noi è un libro aperto. Ed ecco perché affermare che questo epilogo non fosse necessario non ha senso, nemmeno mostrarci la cleptomania di Marie, ad esempio, è fondamentale ai fini della trama, ma quello di cui Gilligan si preoccupa sono le persone coinvolte nella vicenda, i loro pensieri e le loro ansie.

Più di tutto, Breaking Bad parla di conseguenze. Ogni personaggio, prima o poi, affronterà quelle delle proprie azioni, compreso Pinkman in El Camino. Walt e Jesse in quella tavola calda non avrebbero mai pensato di star per entrare in una drammatica e sanguinosa spirale, credevano che tutto fosse finito lì, con un tumore che sembrava poter stroncare Mr. White da un momento all’altro, e con una piccola fortuna fatta di cristalli blu cucinati in un camper. E il tutto si conclude con gli ultimi cinque minuti insieme di due dei personaggi più profondi che siano mai stati scritti, e con una battuta, quell’ultima frase, che chiude per sempre il cammino di Walt in Breaking Bad:

“Sei veramente fortunato lo sai? Non hai dovuto aspettare una vita per fare qualcosa di speciale.” 

Leggi anche: Jesse Pinkman – El Camino comienza aquí

 

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