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Visioni Fantastiche – “Cattivi Seriali” : il fascino del Male nella serialità moderna

Visioni Fantastiche.

Se ci venisse chiesto di menzionare i migliori personaggi del piccolo schermo, ci verrebbero immediatamente in mente Walter White, Tony Soprano, Dexter Morgan, e tanti altri. Abbiamo appena nominato un produttore di metanfetamina, un boss della mafia e un serial killer; individui che nella vita reale sicuramente disprezzeremmo e condanneremo. Per quale motivo, nella finzione televisiva, questo non avviene? Perché il pubblico ama i cattivi?

In una tiepida sera di ottobre, il docente dell’Università dei Beni Culturali di Ravenna Alessandro Iannucci e lo scrittore Andrea Bernadelli hanno tenuto un’interessantissima lezione presso il Palazzo dei Congressi di Ravenna, tentando di rispondere a questo intrigante quesito. La Masterclass, gratuita e aperta a chiunque fosse interessato, costituisce uno dei primi eventi proposti dal festival Visioni Fantastiche . 

Prende subito la parola il professor Iannucci, che ci propone un efficace parallelismo tra le narrazioni antiche e il cinema moderno.

Come diceva Aristotele nella ‘Poetica’, la potenza di una buona narrazione si riconosce nella sua capacità di costringere il lettore o lo spettatore ad accettare l’universo etico proposto. Un personaggio diventa buono o cattivo a seconda dell’angolazione, del punto di vista che l’autore intende adottare. Ad esempio, nei poemi omerici, Ulisse è un personaggio intelligente e astuto, decisamente positivo. Nelle tragedie di fine V secolo, come ‘le Troiane’ o ‘Filottete’, invece, le sue precedenti qualità diventano difetti e il personaggio assume un’accezione negativa. Nel cinema, si pensi al genere western. Nei film con John Wayne, i cowboy erano i buoni, mentre gli indiani i selvaggi, i cattivi; Con pellicole più moderne, quali ‘Piccolo Grande Uomo’ e ‘Balla Coi Lupi’, tale prospettiva viene completamente ribaltata. “

I personaggi dunque, punto centrale della narrazione, vengono caratterizzati in base al punto di vista che l’autore desidera adottare: questo valeva un tempo per le tragedie, oggi per le serie televisive. Come giustamente ci dice Iannucci, in qualche modo la serialità moderna è l’erede dell’antica tragedia greca: oggi le serie TV sono spettacoli di fruizione di massa, narrazioni che includono tutti, spettatori di ogni età o classe sociale, travolgendoli nelle più svariate e intriganti storie.

Come esempio per sostenere questo parallelismo tra le due narrazioni, Iannucci propone la visione dei momenti chiave dell’evoluzione psicologica di Walter White nella serie capolavoro Breaking Bad. Scene, che non solo fanno ancora emozionare un vastissimo pubblico a distanza di anni, ma che fanno riflettere sulla grandissima potenza narrativa della serie. 

Come si costruisce  un “buon cattivo”?

A questo punto prende la parola Andrea Bernadelli, autore dei due saggi Cattivi Seriali e Cos’è una serie TV, che ci svela i trucchi narrativi per rendere un personaggio negativo davvero efficace:

“Per essere apprezzato, un cattivo deve essere ‘sporcato di bontà’. Deve possedere delle sfumature psicologiche con cui il pubblico possa identificarsi, oppure una particolare caratteristica che lo renda simpatico. Si pensi ad Hannibal Lecter, serial killer cannibale protagonista dei romanzi di Thomas Harris, e in seguito di numerosi adattamenti cinematografici e televisivi. Lecter è un omicida senza scrupoli , ma al contempo un individuo intelligentissimo, colto ed educato. Inoltre, sembra non essere il più cattivo di tutti: il suo psichiatra, il dottor Chilton, è ancora più viscido e crudele. Tutti elementi che rendono il personaggio non solo sopportabile, ma addirittura affascinante agli occhi del pubblico”.

Alla figura di questo tipo di villain, si affianca inoltre quella dell’antieroe. Un protagonista sì positivo, ma caratterizzato da difetti e debolezze che lo rendono più interessante e umano. Un esempio emblematico del piccolo schermo: i due protagonisti della prima stagione della serie tv antologica True Detective. Rust Cohle e Marty Hart sono due detective che danno la caccia ad un serial killer, quindi, in teoria gli “eroi” della storia; eppure di eroico i due personaggi hanno davvero poco, apparendo spesso problematici e instabili. Da qui deriva l’aggettivo “true” del titolo: Rust e Marty sono persone vere, autentiche, quindi piene di conflitti e difetti.

Si è quindi perduta quella distinzione netta tra buoni e cattivi, luce e oscurità, che rendeva i personaggi statici e piatti.

Una domanda sorge spontanea: quando si è avvertita questa esigenza di maggior complessità narrativa?

“Negli anni ’90, ci fu un progressivo cambiamento dei formati televisivi.” ci dice Bernadelli. “Se prima si prediligevano le “serie”, ovvero show che proponevano una struttura episodica autoconclusiva, come ‘il tenente Colombo’ o ‘La signora in giallo’, progressivamente il pubblico preferì i “serial”, ossia lunghi e complessi percorsi narrativi. L’esplosione di questo formato, tipico della soap opera sudamericana, avvenne con l’entrata in scena della HBO, che, nel 1999, lanciò la serie cult ‘I Soprano’. Il suo protagonista, Tony Soprano, può essere considerato il primo vero antieroe del piccolo schermo: un boss della mafia, che, in seguito ad un attacco di panico, si rivolge ad una psicoanalista per raccontarle tutti i suoi problemi. nonostante tony sia un criminale e rimanga tale fino alla fine, noi lo amiamo perché è molto umano.”

A strutture narrative complesse, si affiancano dunque personaggi altrettanto complessi, a tutto tondo: più queste personalità sono sfaccettate, sfumate, più lo spettatore sarà in grado di affezionarsi, di provare empatia. In un’epoca in cui l’essere umano si sente perduto, immerso in un mondo caotico, impossibile da comprendere ed accettare completamente, l’Arte non può fare altro che tradurre tale condizione. Un esempio più attuale che mai è costituito da Arthur Fleck, protagonista del film Joker di Todd Philips. Un individuo psicologicamente disturbato, abbandonato dalla società e costantemente deriso da tutti, per cui non possiamo che provare una grande compassione. Quando inizia a compiere terribili atti di violenza, per lo spettatore è troppo tardi: non riesce a provare quel distacco, quel disprezzo che nella vita reale proverebbe per un pluriomicida, perché ormai è già entrato in contatto con il background psicologico che si nasconde dietro le azioni di Arthur.

Bene e Male, Luce e Oscurità, sembrano unirsi e confondersi nella psicologia di questi personaggi moderni: inetti, problematici, violenti, egoisti, ma tremendamente affascinanti.

Leggi anche: Visioni Fantastiche- il programma del nuovo festival ravennate

Visioni Fantastiche.

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