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Gli Intoccabili – Tra Giustizia e Proibizionismo

Prendete attori del calibro di Sean Connery, Kevin Costner, Robert De Niro, Charles Martin Smith, Andy Garcia. Mettete alla regia Brian De Palma, affidate la sceneggiatura a David Mamet e le musiche a Ennio Morricone. Tornate indietro nel tempo, precisamente al 1987, mischiate il genere gangster al poliziesco, e dinanzi vi apparirà il capolavoro Gli Intoccabili, titolo in inglese The Untouchables.

Storico film, può essere considerato anomalo qualora si desse uno sguardo complessivo alla filmografia di De Palma. Un film guardato con “sospetto”, dal momento che lo spirito immaginifico, marchio di fabbrica del regista, rischiava di relegarsi all’interno di un racconto storico. O, per meglio dire, di un avvenimento realmente accaduto, del tutto inadatto alle vere intenzioni dell’autore.

Perché, sì, al di là delle celebre citazioni, delle famose scene impresse nella memoria di tutti, Gli Intoccabili parla di un’America che, tra lussi, sfarzi e proibizionismi, nascose una faccia oscura, dominata da personaggi inquietanti. Allo stesso tempo, De Palma narra di un’America che, lasciati i ruggenti anni ’20 alle spalle, inagurato il nuovo decennio con la crisi di Wall Street, credeva ancora in forti ideali, quali la giustizia e la lealtà.

Gli Intoccabili: la trama

Gli Intoccabili

Gli Intoccabili è ambientato a Chicago, anni ’30. La città è in preda a due grandi problemi: da un lato il proibizionismo e dall’altro lato il famigerato e spietato boss mafioso Al Capone. Nel film non è messo in evidenzia, ma il potere di Capone si è già radicato all’indomani della Strage di San Valentino.

Chicago si regge interamente sul traffico illegale del boss, il cui contrabbando di alcolici è il principale mezzo di guadagno. Tutti sembrano beneficiare del potere di Capone. Tutti, polizia compresa. Tranne un uomo, Eliot Ness, un agente del Tesoro, che vuole combattere questa corruzione dilagante. Ed è conscio che da non solo non potrà mai riuscirci, così decide di mettere insieme una task force.

Più facile a dirsi che a farsi, dal momento che questo comporterebbe essere soli contro un’intera città. Ma, in tempi in cui si crede ancora in forti ideali, qualche “mela marcia” c’è sempre. Così all’appello di Ness rispondono l’incorruttibile Jimmy Malone, un poliziotto irlandese, il contabile Oscar Wallace, arruolato quasi per caso, e l’italo americano Giuseppe Petri. Questi passeranno alla storia con il nome di Intoccabili.

Se adesso passiamo ATTRAVERSO questa porta, ANDRAI incontro a un sacco di guai, e non potrai tornare indietro. capito?

Ha ragione Malone quando si rivolge queste parole a Ness, da uomo a uomo, senza mezzi termini. Può suonare come un ammonimento da parte di un saggio o come una retorica spicciola. Ma dietro l’ovvietà si nasconde l’amara verità. Gli Intoccabili devono restare tali contro tutti, per raggiungere un risultato al di sopra delle loro forze. Non è un ballo di gala, ma una guerra alla mafia.

L’estetica di De Palma

Ne Gli Intoccabili, De Palma utilizza la storia e i personaggi all’interno di un progetto di cinema esteso e onnicomprensivo. Non è un caso, infatti, che la critica ha messo in luce una certa tendenza barocca, intesa come mera stratificazione di significati. I film di De Palma hanno la pretesa ad introdurre elementi che risultano leggibili, in un’immagine constantemente aggiornata.

Il cinema del passato, la letteratura, l’arte come forma espressiva e vitale alla costruzione della scena e di ogni altro elemento, sono fattori che determinano fortemente l’impalcatura del film. E negli Intoccabili troviamo pienamente questi ingredienti, senza alcuna difficoltà. Vi è una vicenda storica, scritta in capitoli ben delineati, il cui stile e gli aspetti formali sembrano incastrarsi senza vari intoppi, regalandoci un’opera apprezzabile su tutti i fronti.

De Palma è come se invitasse lo spettatore (e il cinefilo accanito) a una riflessione: non sempre basta la cinepresa per raggiungere la perfezione; e non sempre è giusto acconcentarsi della narrazione testuale. Occorre osare, unendo i due fattori, immersi un’estetica e in uno stile limpido e perfetto, i quali hanno il forte compito di creare una solida impalcatura.

Le scene d’eccellenza non mancano. Celebre, infatti, è quella della carrozzella che scende le scale nella stazione di Chicago. Divenuta una scena cult, la cui l’immagine sembra poter essere quasi il simbolo dell’intero film, oltre all’essere una celebre citazione del film La Corazzata Potemkin del noto regista russo Eiseinstein.

Così come memoriabile e iconica è la famosa frase che Al Capone rivolge a Ness, sia nella prima metà parte del film e sia a conclusione della pellicola: “Sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo”. Ecco, qui è presente tutta la forza degli Intoccabili: un insieme di elementi che dialogano al meglio delle loro aspettative. Pezzi di un mosaico che rendono il film degno di inserirsi nell’Olimpo del cinema.

I personaggi e gli aspetti tecnici

Fin dalle prime scene, De Palma rappresenta i suoi protagonisti. Inizia dal boss Capone, il quale appare divertito dinanzi alle domande dei fotografi e tranquillo quando tutti lo interrogano. In seguito, la telecamera si sposta sui paladini della giustizia, molto più tormentati e in contrasto con la società che non lascia spazio alla giustizia.

Merito, senza dubbio, della regia di De Palma che alleggerisce le tendenze del suo cinema: il tema del doppio, nel quale si esplica tra Ness e Wallace, da un lato, e tra Malone e Stone, dall’altro lato. I quattro sono degli archetipi che combaciano alla perfezione, in ogni punto del film. Nonostante tutto, gli Intoccabili sono rappresentati nella loro più totale umanità: hanno paura, sono assaliti da dubbi, rimorsi, rabbia; ma sono anche personaggi valorosi, che non cedono dinanzi a nulla.

Gli Intoccabili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

De Niro, invece, come sempre mostra di essera all’altezza di qualsiasi ruolo. Il suo Al Capone resta una vera e propria icona, grazie alle celebri citazioni e ai classici atteggiamenti da cafone. È un personaggio molto stereotipato, ma perfettamente coerente con la trama e con la rappresentazione del film, sebbene in alcuni punti possa apparire “caricaturale”.

A reggere l’intera pellicola, vi è la sceneggiatura di Mamet, molto più attenta ai dialoghi che alla storia. Le frasi che mette in bocca ai personaggi sono vere e proprie citazioni e molti di quei dialoghi sono diventati memorabili, basta pensare all’incontro tra Ness e Malone sul ponte. Tra l’altro non dimentichiamo che Sean Connery ha ottenuto un premio Oscar per l’interpretazione del poliziotto.

Gli Intoccabili è un gangster-movie destabilizzato. Sono i caratteri che danno forma al film: la frenesia tipica di un action-movie, gli scenari western, i periodi thriller e la cultura pop dei fumetti. Da non pensare che il film sia una rappresentazione postmoderna, dal momento che l’opera ha un inizio e una fine lineare e ben coerente con l’intero apparato figurativo.

Conclusioni

Gli Intoccabili

A distanza di anni, Gli Intoccabili resta un grande film. In questa storia così “americana”, composta da propri miti, la vena artistica di De Palma risulta profondamente efficace. L’autore ha saputo trasformare un classico gangster movie in una vicenda che ha il sapore dell’epica, in cui lo scontro tra bene e male, tra i giusti e gli ingiusti, si armonizza perfettamente con la classicità di un cinema che De Palma ha sempre avvertito.

Leggi anche: Gli Intoccabili – L’Immanenza del concetto di Giustizia secondo De Palma

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