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Peaky Blinders: Alfie Solomons – Il Semidio

Alfie Solomons – Il Semidio

Peaky Blinders è una delle serie più acclamate del momento, di sicuro una delle più riuscite. Ciò che rende speciale l’opera cinematografica di Steven Knight, oltre alla sorprendente combinazione di intrecci nella trama, è la caratterizzazione dei protagonisti.

La loro personalità, il loro modo di vestire, il modo di esprimersi e, soprattutto, la loro brama di potere, marchiano a fuoco una stimolante curiosità nello spettatore, che puntata dopo puntata evolve in un incondizionato interesse verso il prosieguo della storia e della vita dei personaggi.

Chiunque, guardando Peaky Blinders, è rimasto affascinato dalla realtà criminale di Birmingham e dalla sua gang. Chiunque ha condiviso la rabbia e l’ambizione di  Thomas Shelby,  il dolore di Arthur, il desiderio di rivalsa di Polly. Molti, d’altro canto, saranno rimasti  impressionati da personaggi secondari, soprattutto per l’influenza che questi hanno esercitato sulla trama, e per la loro capacità di modificare lo spazio degli eventi. Ed è di questo che oggi vogliamo parlare nell’articolo.

Alfie Solomons, secondo a nessuno

Il personaggio secondario più affascinante e rappresentativo della serie è senza ombra di dubbio Alfie Solomons, veterano della prima guerra mondiale, incredibilmente valorizzato dalla performance di Tom Hardy. Ebreo, capo della Banda criminale di Camden Town a Londra, è un personaggio magnetico, eloquente, sarcastico. Violento e imprevedibile, ma intelligente e calcolatore. Lo vediamo destreggiarsi nell’universo  criminale dell’Inghilterra degli anni ’20 senza mai dare troppo nell’occhio, nella totale oscurità, almeno fino al momento dell’incontro con Tommy Shelby.

Alfie, come ogni gangster dell’epoca, desidera dominio assoluto su tutto ciò che il suo sguardo gli permette di osservare. Apparentemente calmo, non si fa scrupoli di fronte a nulla, consapevole che il fine giustifichi i mezzi. È forse questa una delle qualità che lo contraddistinguono: la determinazione, che spesso lo porta a compiere azioni umanamente incomprensibili, che rendono quasi impossibile comprendere quanto sia ridotto, nel personaggio, il perimetro della razionalità, e quanto sia labile il confine con la follia. Di certo, su questo confine, Alfie cammina, barcollando.

È proprio questa la motivazione che porta Thomas Shelby direttamente alla corte di Alfie Solomons, con l’obiettivo di trarne vantaggio e concordare affari. Ma a giocare col fuoco, si rischia di rimaner scottati. Solomons, nel sistema di Peaky Blinders,  ci entra con i piedi di piombo, per poi far prendere coscienza dell’esistenza reale di sé, a distanza di tempo. Diviene un punto di riferimento, controlla le situazioni a suo piacimento. Sfrutta l’ironia, decorandola di serietà, per intimidire e dare una reale immagine della sua potenza a chi gli sta di fronte, che sia un comune mortale o Thomas Shelby in persona. Non fa differenza. Ed è proprio la sua pericolosità a renderlo il personaggio più ambiguo e interessante.

Dalla morte alla resurrezione

Nella quarta stagione, a seguito del tradimento e dell’alleanza con il gangster Luca Changretta (interpretato da Adrien Brody), Tommy Shelby decide di giustiziare Alfie Solomons puntandogli la pistola contro la faccia, e sparandogli. Sembrerebbe tutto finito, il legame criminale  tra i due sembra aver raggiunto il suo culmine nella dipartita dell’ebreo di Camden Town. Ma, incredibilmente, Alfie sopravvive.

Quasi come se la sua cattiveria fosse riluttante persino al regno degli inferi, quasi come se nelle sue vene scorresse sangue divino. Tra dolori atroci e cure peculiari, egli ritorna in salute ristabilendo la sua egemonia a Margate, senza mai dimenticarsi del suo amico/nemico Thomas, tanto da scrivergli una lettera. Nel frattempo nella comunità ebraica Solomons, sfuggito ad una morte certa, viene idolatrato e considerato risorto, alla stregua di un Dio.

La genesi del suo mito gli permette dunque di mantenere una forma di potere oltre che fisico anche psicologico, e questo gli frutta smisurati consensi. È forse questa la caratteristica principale che rende il suo personaggio un “non plus ultra” della figura del villain ? Forse. Ma non solo. La sua principale qualità è l’ambizione, che lo porta a recitare parti diverse a seconda del suo scopo. Alfie è uno, nessuno e centomila. È morto agli occhi delle autorità, ma in realtà è vivo. È un amico, ma anche un nemico. Un socio in affari, ma anche un traditore. È astuto e calcolatore, ma sa anche improvvisare. Imprevedibile e camaleontico, spregiudicato, dimostra altresì di essere paziente e di andare al di là della cortina di rancore calata nei confronti di Tommy.

Si ha la dimostrazione di quanto detto nella quinta stagione, durante il colloquio richiesto dal capo della famiglia Shelby, con l’obiettivo di farsi aiutare dall’ebreo nel tentativo  di uccidere il deputato fascista Mosley, reo di voler prendere pieno potere politico di tutta l’Inghilterra, e di aver affidato parte del Paese ad una banda di criminali, diretta antagonista negli affari dei Peaky Blinders.

“Avevo un sogno ricorrente in quel periodo, nel quale c’eri tu in un campo, in sella ad un grande cavallo nero e dicevi: “addio”. E all’improvviso bang!”. Ammonisce Alfie rivolgendosi a Tommy, riferendosi all’episodio in cui quest’ultimo decide di abbattere uno dei suoi cavalli in un campo di zingari, facendogli capire di non essersi mai realmente allontanato molto da lui. È forse questo il momento più emblematico per il gangster ebreo: egli non sarà una creatura divina, ma gioca a fare Dio. Vuole avere la capacità di osservare gli eventi, e il potere di modificarli.

Se lo avesse voluto, avrebbe potuto uccidere Thomas, ma non l’ha fatto. Perché? Forse perché un dio perdona, o per semplice opportunismo? Sarebbe potuto tornargli utile? La visione di potere, nei pressi del confine con l’onnipotenza, sembra prendere spazio nella mente di Alfie non più semplicemente sotto forma di denaro, ma come un concetto metafisico, che ha più a che fare con la presunta capacità di cambiare a proprio piacimento il destino delle persone che gli stanno intorno. Non resta che aspettare, e osservare l’evoluzione di questo magnifico personaggio nelle stagioni a seguire.

Leggi anche : Tommy Shelby, il ghiaccio

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