Home I nuovi arrivati The Irishman - Ode al cinema e a ciò che siamo

The Irishman – Ode al cinema e a ciò che siamo

Dopo tanta attesa e tante aspettative finalmente l’ultima fatica cinematografica di Martin Scorsese, The Irishman, è arrivata in Italia, con un’anteprima svoltasi durante il Festival del Cinema di Roma. Il film, della durata di circa 210 minuti, è tratto dal romanzo I Heard You Paint Houses. La storia è quella di Frank Sheeran, irlandese e veterano di guerra vicino alla famiglia criminale dei Bufalino a Filadelfia. La pellicola copre un lasso temporale che va dal 1949 al 2000, passando per alcune delle tappe storiche fondamentali della storia americana e mondiale, mostrandoci come il microcosmo criminale attivo in quegli anni abbia avuto le mani in pasta nelle decisioni legate addirittura alle elezioni di un presidente statunitense.

Nel ruolo di Frank “The Irishman” Sheeran troviamo un grandissimo Robert De Niro, affiancato da Joe Pesci nel ruolo di Russell Bufalino. Affiancati da un immenso Al Pacino, nel ruolo del sindacalista Jimmy Hoffa. L’articolo sarà breve e senza spoiler, giusto un assaggio di questa meravigliosa storia che Scorsese racconterà, con il rilascio del film su Netflix a partire dal 27 novembre.

 

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Tutta questa attesa per il film, la pubblicità, il rumore fatto dai nomi presenti nella produzione, tutto ciò è stato ripagato? La risposta non può che essere positiva, le oltre tre ore di durata del film riescono a farci immergere in una epopea gangster che solo Scorsese oggi poteva rappresentare, niente di così nuovo all’interno di un genere che lui stesso ha rivoluzionato, con evidentissime citazioni a film come “Casinó” e “Quei Bravi Ragazzi” .

I tre attori prima citati sono giganti e lo dimostrano a pieno in questo film. De Niro e Pesci ci presentano una recitazione al grado zero, dove le espressioni, gli sguardi, le movenze più che le parole, sempre in bilico tra sincerità e tornaconto personale in un mondo criminale come quello che ci viene presentato. Frank Sheeran voleva “imbiancare case” ed è quello che ha fatto per conto della mafia fino alla sua morte avvenuta in età molto tarda presso una casa di cura. Il film infatti parte con una meravigliosa sequenza con la camera a mano che indugia in una casa per anziani, finché non ci viene presentato Sheeran, vecchio e malandato. Così egli stesso comincia animosamente a raccontarci la sua storia e come essa si sia intrecciata con le sorti politiche del paese.

Il film trascende tuttavia il lato cinematografico, o meglio, il film ci porta anche una serie di significati voluti da Scorsese e che ne fanno una sorta di testamento spirituale. Oltre ad essere un omaggio al cinema che fu, quello dei De Niro, Pesci, Pacino e dello stesso Scorsese, quello che inaugurò la New Hollywood, dando nuova linfa all’industria e ponendo le basi per l’odierno contesto cinematografico. Il film si pone anche come Opera Omnia, come nostalgica rappresentazione di qualcosa che è stato e che più non sarà, una lezione su come fare cinema da coloro che ce lo hanno fatto amare negli ultimi quarant’anni.

Il ringiovanimento degli attori attraverso l’uso della computer grafica rappresenta forse una questione controversa, dati i problemi di produzione e di budget dovuti da questa tecnica,  ma l’operazione raggiunge ottimi risultati, data anche la necessità di questa misura come strumento narrativo, per mostrare degnamente la dilatazione temporale.

Poco da dire, The Irishman di Martin Scorsese non delude, per 210 minuti si scivola all’interno di un’epopea gangster perfettamente costruita, come un completo cucito da un esperto sarto. Se la corsa verso gli Oscar 2020 è iniziata, The Irishman fa da apripista e punta all’oro.

 

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Leggi Anche: Martin Scorsese – Una Poetica tra il Bene e il Male

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