Home Cinebattiamo Scorsese è tornato, lunga vita a Scorsese

Scorsese è tornato, lunga vita a Scorsese

Scorsese.
Penso che, quando si è piccoli, ogni scelta sia incantata da un innamoramento precoce della semplice possibilità di poter scegliere.
In quella fase, così nobilmente fanciullesca, così autonomamente umana, in cui iniziamo a posizionarci in delle storie da noi opzionate, non è tanto il risultato, quando il poter ambire ad esso che davvero ci inebria.
Un bambino che scopre la musica, si innamora del solo fatto che possa ascoltare musica. La prima sigaretta, orribilmente tossita e puzzolente, non è in sé posseditrice di fascino, quanto la questione dell’essere divenuti fumatori. E’ l’azione deliberata, sopraggiunta in quel primo momento in cui diveniamo un po’ più autonomi, non ancora abbastanza da speculare sull’autonomia, ma abbastanza da sentirne l’intrisa poetica e fascinazione: ingenui ci innamoriamo di immagini di noi stessi, senza però, ed è qui l’incanto, svilire la purezza di quell’innamoramento.

Così, in quella Bari che ancora non vedevo ferma, perché io iniziavo a muovermi, per qualche suggestione data da persone vicine, decisi che doveva piacermi il cinema. O forse no, forse è il cinema che decide che ne sarai un umile innamorato, come le bacchette magiche. Certo è, però, che prima ancora di guardare il primo film con questo nuovo assetto, già me ne sentivo esperto amante. Ingenuo, bambinesco, ma stranamente tutt’ora vedo quel tempo come il massimo culmine del mio appassionarmi, senza filtri razionalizzanti, senza presupposti, senza difficoltà: ogni sequenza, prima ancora di capirla, era bella.

All’angolo di casa, aveva aperto una videoteca. Che strana verità, che ancora forse non possediamo, quella di noi brevi fruitori del secolo breve. Nati negli anni ’90, abbiamo conosciuto il mito dei dvd giusto il tempo di capire che Babbo Natale non esistesse. 
Quella videoteca, gestita da due giovani innamorati del Cinema, aveva tutti i film di Scorsese. Scontato direte, che videoteca sarebbe stata altrimenti: ma io, che nulla sapevo come nulla so, proprio da Scorsese imparai.
Rivederli è stato essenziale certo, per cogliere quell’eterna dialettica tra bene e male che il Maestro naviga consapevole dell’implacabile tempesta che questi due fiumi per sempre creeranno. Eppure, quando qualche giorno fa sono andato al Cinema Centrale, a Milano, per vedere The Irishman, è di quelle visioni che mi sono ricordato.
Di quando non conoscevo ancora la psiche, la filosofia, gli strumenti dello sguardo: di quando mi innamoravo dell’idea di innamorarmi del cinema.
Rivedere Joe Pesci, svanito dai tempi di Casinò, se non per una breve e grottesca comparsa in Mamma ho perso l’aereo, notare Harvey Keitel, che fu protagonista prima di De Niro, e rinnamorarsi di quest’ultimo, mai davvero visto poetante attore da quando le rughe avvolgono il suo viso. E poi Pacino, wow, che sembra quello della Domenica da cani, ma anche un po’ Serpico, e perché no, un po’ di dolcezza di Carlito se l’è conservata.

E’ stato profondamente inaspettato ciò che The Irishman mi ha dato: Scorsese non è mai andato via, certo, e anzi il suo rinnovamento trascendentale gli ha permesso di ottenere un posto d’onore anche nel nuovo millennio, evolvendosi costantemente. Le sue ultime opere calzano un tempo più fragile, più liquido: hanno la forza – eternamente intrisa di narrazione antropologica – di stupire nelle incredibili sintesi artistiche del maestro: pittura cinematografica, ironia a tratti maieutica, intensità della violenza e della solitudine. Ma, per me, semplice sedia in un cinema qualsiasi, l’epifania del passato originario, non quello già avviato in un tempo consapevole, ma quello fermo nel suo essere principio del nostro guardarci: quell’epifania è di quello Scorsese che fu, che tutt’ad un tratto si tinge.
Così, mi ritrovo in questa bizzarra dialettica, il me di oggi, pseudopossessore di verità più critiche e riflessive, che riguarda il me di ieri, esplosivo innamorato dell’immediato sguardo ancora non fruito. E il film prosegue, ed io mi domando.

Quel classico brivido sul collo si fa mappatura dei me del tempo che guardano il suo Cinema, che provano a capire, mentre The Irishman, pura meravigliosa narrazione, inizia a significare.

Così eccoli comparire, significanti di qualcosa, domandanti d’ogni possibile verità: del Bene e del Male Scorsese è aedo, scienziato e vittima, ma come e cosa è cambiato?
Taxi Driver è forse pura Assenza? Dove il Male del mondo non rende l’uomo malvagio, ma impossibilitato ad essere uomo presente, ove la presenza è forse il Bene di un’Antropologia  positiva mai davvero sopraggiunta?
Quei bravi ragazzi è l’arrogante ballata di affascinanti normali uomini in un momento dove ciò che è Bene, è assecondare il malvagio flusso dei vincitori?
Toro Scatenato è la pittura che non può che divenir sempre più grigia, sempre più scura, quando l’uomo sceglie di incontrare la sua animalesca volontà di trionfare?
Casinò sono gli anni novanta negli anni quaranta o viceversa?.
The Departed è il manifesto necessario, che esplicita ciò che nel 900 non c’era bisogno di dire in maniera chiara, perché le persone si soffermavano un po’ di più?
The Wolf of Wall Street è il disegno dell’iperbole che il capitalismo disegna da sempre, ma che a noi sembra normalizzata?
E si susseguono queste domande, continuandosi a scontrare con il semplice affascinarsi di una grande storia, di un racconto, di una narrazione che si prende il suo tempo semplicemente per narrare la storia che ha deciso di narrare.
E The Irishman che cos’è?

De niro nella parte finale di The Irishman

Il mio conflitto parla chiaro, senza capirsi fino in fondo: è la sintesi definitiva del maestro, che dilata ogni fretta verso lo sguardo che segue i racconti che furono. E’ il grigio definitivo, senza più archetipi, senza più dialettiche o sovrastrutture, senza bilancio tra presenza e assenza, senza ambizioni al grande personaggio, all’antieroe necessario, all’ethos che distrugga l’epos illusorio dell’America.
No, semplicemente, il grigio definitivo di un uomo meravigliosamente mediocre, senza dispregiativi nel dirlo.
Egli è un soldato, uno che obbedisce agli ordini: egli è il personaggio definitivo che da sempre Scorsese millanta, che gli sfuggiva, che non riusciva ancora a possedere. Egli è Eichmann, è l’uomo che non paga le tasse, è il furbo che passa avanti. Egli è il normale uomo del mondo malvagio, che oscilla nell’inconsapevole danza dei non-più-valori identificabili: un po’ bianco, un po’ nero, forse più nero, ma neppure davvero nero, perché non lo sa, non sa nulla di che. Vuole bene agli amici, alla famiglia, ma ammazza, anche gli amici, senza davvero impossessarsi dell’epifanica e distruttiva volontà che tale esistere definirebbe. Egli è grigio, sempre, fino alla fine, fino al momento spirituale, così debole, così meravigliosamente sincero.
E ancora non so se potrò amarlo più dei grandi suo film, ma so che solo i grandi uomini, artisti poeti filosofi cineasti, hanno avuto l’onore e l’onere di dire qualcosa, quella cosa indicibile che nel medio costantemente si sussurra, e ci sfugge, e la dilatiamo, e non si coglie mai in se stessa, se non alla fine di una delle più grandi carriere che il Cinema mai vedrà.

Un’ultima danza, che anche a noi, brevi fruitori dell’infinito secolo breve è concessa per un istante sul grande schermo: come nel Settimo Sigillo, qui tutti i protagonisti del suo eterno cinema danzano per ricordarci la mortalità, infima e mediocre, eterna e meravigliosa.

Così i miei pezzi si sono toccati le mani, ho chiesto scusa al me che si incantava, lui mi ha detto non distrarti, il film dura ancora abbastanza per ritrovarti.

La videoteca oggi è una macchinetta 24/7.
The Irishman è un capolavoro.

Grazie maestro, mi hai fatto sentire tutto il mio tempo, mi hai ricordato quanto è grande la possibilità che il Cinema ci dà di amarlo.

Andrea Vailati
"Un giorno troverò le parole, e saranno semplici." J. Kerouac

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Il Nuovo Cinefumetto – La Poetica Anti-Marvel

Da qualche tempo stiamo assistendo alla nascita di un nuovo tipo – o meglio, della rivisitazione di un vecchio genere – di film ,...

Scorsese e il Gangster – Il Lato Oscuro del Sogno Americano

  “Quando si è cresciuti a Little Italy, che cosa si può diventare, se non gangster o prete? Ora, io non potevo essere né l'uno né...

Agente Smith – Il Carceriere delle Coscienze

Agente Smith. In un futuro non troppo distante, le macchine si sono ribellate a noi. Ne è conseguita una feroce guerra, che ci ha visti...

New York New York – Il magico accordo

Il giorno della vittoria: 2 settembre 1945. È ufficiale: la resa del Giappone. Ovunque, folle in delirio. La guerra è finita e Times Square...