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New York New York – Il magico accordo

Il giorno della vittoria: 2 settembre 1945. È ufficiale: la resa del Giappone. Ovunque, folle in delirio. La guerra è finita e Times Square è l’acclamato contenitore della felicità e dell’esultanza: la gente impazzisce, si bacia, urla e festeggia questo momento che segna la storia.

Con New York New York, Martin Scorsese disegna la magia di questo pezzo di storia nel lontano 1977, esattamente un anno dopo Taxi Driver.

In una festa all’interno di un gran capannone in cui si consumano musica e alcool in grandi quantità, tra i coriandoli sparsi ovunque, avviene l’incontro tra i due protagonisti avvolti dall’aura splendente della loro giovinezza e della loro insostenibile leggerezza post-guerra. Sono Robert De Niro (Jimmy), un sassofonista patologicamente affezionato alle chewing gum, in cerca di donne e spensieratezza e Liza Minelli (Francine), donna dalle parole ponderate, quieta e delicata. Jimmy, in cerca dunque di divertimento, non si perde d’animo difronte alla risolutezza della donna che gli nega confidenza. E se ne inventa di ogni tipo, pur di avere il permesso di corteggiarla e stuzzicarla a dovere.

“Ma perché non mi dai il tuo numero di telefono? Cosa vuoi che ci faccia?

Mi telefoneresti!”

È dura per Jimmy essere trasparente, eppure, sul sedile posteriore di un taxi, dopo poco, viene fuori il suo lato romantico, un lato che qualche minuto prima lo spettatore dubitava potesse nascondersi in quell’animo sfrontato e burlone. E forse, più che romantico, anche profondo e coscienzioso. Si parla della vita, della sua durezza, di ciò che un uomo intende per felicità. E quindi anche di quello che, a suo dire, è il magico accordo dell’esistenza umana.

“Il magico accordo è quando sei in sintonia con la vita, Francine. È quando hai tutto ciò che vorresti avere, tutto qua. Hai la donna che vuoi, fai la musica che vuoi, e riesci anche a fare un po’ di soldi. Questo è il magico accordo.”

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Parole non casuali ma volute. Francine non è una come tante, per lui. Lo capisce presto. E lo stesso fa lei. La fortuna del loro destino di amanti risiede, nientedimeno che, nella loro comune passione: la musica. Improvvisando un duetto jazz ad una audizione di Jimmy come sassofonista – del tutto figlia del caso e della fortuna – nasce tra i due una complicità che mai si sarebbe potuta intuire dai loro caratteri agli antipodi. Francine è, infatti, una cantante talentuosa e affermata.

“Vi prendo. Tutti e due. La domenica siete liberi”

Dopo la propizia audizione, i due iniziano a collaborare con un’orchestra vera e propria: la Frankie and his Orchestra with Francine Evans.

Jimmy è però un uomo eccentrico, esagitato, condottiero di imprese fin troppo ardite: come quella di convincere Francine a prendere un taxi di notte – per giunta in vestaglia – per portarla dal giudice di pace che provvederà ad unirli in matrimonio. Francine, dal suo canto invece, è più cauta e riflessiva nelle sue scelte tanto che in quel momento, presa alla sprovvista, si trova a dover litigare furiosamente con Jimmy. Ma solo per poco. L’esito sarà felice e i due si sposeranno.

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Dopo non molto tempo, un progetto musicale tutto loro prenderà il nome di Francine Evans and Jimmy Doyle and his Orchestra, avendo i due smesso di collaborare con i precedenti strumentisti.

Ma se in un primo periodo i due registrano grandi risultati, successivamente le cose iniziano a precipitare. La gravidanza della donna complica la loro relazione, Jimmy le chiede un periodo di pausa – per riflettere, a suo dire – e tra una rissa e una scenata di gelosia, qualcosa si rompe forse per sempre.

Al di là di una trama rocambolesca che sembra a volte perdersi e consumarsi soltanto in liti furibonde tra i due, il vero tessuto di questa pellicola di Martin Scorsese è la musica. Infatti, la vera regina è quella canzone che segna un’epoca, l’epoca d’oro di una città che non dorme mai e che brilla da vera stella vincente. Le tristezze sono ormai una robaccia lontana, gettate in fondo al baule dei vecchi ricordi.

I want to wake up in the city, that doesn’t sleep
To find I’m king of the hill, top of the heap

 

My little town blues, are melting away
I’ll make a brand new start of it, in old New York
If I can make it there, I’ll make it anywhere
It’s up to you, New York, New York

New York New York è il manifesto del sogno americano del dopoguerra, l’inno alla libertà conquistata, un dire sfacciato a se stessi: godiamocela questa emozione.

Tuttavia, è anche la presa di consapevolezza di una maturità che non tarda ad arrivare, e quando i sogni non bastano più, è con la realtà che si fa i conti. Ed ecco che anche l’amore più idilliaco di sempre si ritrova in briciole. Due artisti che condividono la passione per la musica, uno stesso progetto di vita, per di più innamorati. Sembrerebbe una trama della Disney, ma, proprio come accade nella favola moderna di La la land, qualcosa poi non va per il verso giusto e le sorti dei protagonisti finiscono per non essere quelle sperate, agognate e sognate da principio.

Si sceglie, ovvero, dove girare, una volta all’incrocio. Seguire l’amore o seguire se stessi? Andare in tournée e quindi allontanarsi dall’altro o inseguirsi sempre e comunque mettendo da parte i propri sogni? Scorsese non punta al E vissero per sempre felici e contenti, ma con un po’ di cinismo sottotesto, ammette di prediligere la realtà alla fantasia. La disillusione non tarda ad arrivare. New York adesso è una città spensierata ma – a differenza di quanto accade con la sofferenza di una guerra che è costata tantissime vite e che fatica ad abbandonare la mente di chi l’ha vissuta – presto quella gioia passerà in secondo piano e si dovrà tornare ad edificare un presente messo da parte.

Le fondamenta di un rapporto sentimentale, a volte, senza neppure avere abbastanza tempo a disposizione per accorgersene, si frantumano silenziosamente. E in casi come questo, l’amore non basta a se stesso: quello tra Jimmy e Francine è un rapporto autentico e forse proprio per questo non adatto a rimanere in vita in modo facilmente ipocrita, come anche sarebbe potuta andare se avessero insistito.

New York New York

In una serata lontana dal burrascoso presente, Jimmy decide di andare ad ascoltare un concerto di Francine, e senza schermaglie di difesa, i due ex amanti andranno a suggellare irrevocabilmente la loro favola perduta, perdendosi in un dolcissimo confronto.

 

“Jimmy, sei venuto anche tu.

Complimenti, sei in gran forma.

Ti ringrazio.

Vedi Francine, sono molto orgoglioso di te, in un certo senso.”

 

Leggi anche: Scorsese è tornato, lunga vita a Scorsese 

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