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Ragnar Lothbrok – L’uomo che sfidò gli dei

Per comprendere a pieno le caratteristiche di Ragnar Lothbrok, personaggio di culto dell’acclamatissima serie tv Vikings, creata e scritta da Michael Hirst, occorre prima addentrarsi nei meandri della mente umana, chiedersi quanto in alto possano portarci i nostri desideri, e quanto saremmo disposti a sacrificarci per le nostre immortali aspirazioni.

Bisogna vedere l’ambizione umana come una barca con assi di costruzione rivettate, la chiglia alta, un unico albero con una grande vela quadrata, un timone laterale e lo scafo simmetrico con poppa e prua uguali così da poter manovrare la nave in entrambe le direzioni, capace di solcare le impetuose onde dei mari dell’ovest.

Bisogna indossare le vesti di un giovane e bramoso contadino norreno, determinato a cambiare il suo status di sconosciuto e desideroso di conoscere nuovi e ricchi mondi, nel tentativo marchiare a fuoco il suo nome negli archivi della storia. È solo così che si giunge al cospetto di Ragnar Lothbrok, l’uomo che in un corno colmo di birra ci vide dentro il mare, l’Inghilterra, la Francia, l’occasione di consegnarsi all’immortalità.

La scalata delle gerarchie

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La mitologia norrena non tratta solo di dei e creature soprannaturali, ma anche di eroi e re, raccontandone le incredibili imprese, senza tralasciare il lato umano. L’obiettivo di Ragnar è proprio quello di far cantare le sue imprese ai poeti  nelle corti dell’intero mondo da lui conosciuto. Da contadino a Jarl, fino a divenire Re e conquistatore. Eppure egli è molto più del semplice guerriero divenuto leggenda.

Guidato dalla curiosità, decide di proporre al conte Haraldson della contea di Kattegat nuovi orizzonti da varcare per il compimento delle razzie che caratterizzavano il fulcro dell’economia vichinga, in una landa poco fertile come la penisola scandinava. Eccelso nell’arte del combattimento, Ragnar dimostra di essere anche un ottimo esploratore, convinto di disporre delle tecnologie necessarie, seppur ataviche, ad attraversare il mare dell’ovest.

Sa che ci sono nuove terre da colonizzare, la sua dialettica semplice ma diretta lo ha portato a dialogare con viandanti dell’est, e la sua mente mai sazia lo ha condotto ad immaginari vasti campi di grano e ricchezze innumerevoli, da cui il popolo vichingo avrebbe potuto trarre vantaggi mai visti. Ma il suo carisma, la sua brama, e le indubbie capacità da condottiero lo portano da subito a scontrarsi con Haraldson, che lo vede come una minaccia per la sua posizione di comando.

La battaglia privata tra lui e il conte di Kattegat, culminata con l’uccisione in combattimento di quest’ultimo, è la prima fermata di un ascensore sociale che da contadino lo porta, passo dopo passo, a diventare Re. I suoi viaggi, le sua battaglie contro i cristiani, le conquiste in Northumbria e in Wessex, fanno parte di un cammino che racchiude tutta la sua vita di combattente e sognatore.

Un nome, un destino

ragnarNella cultura norrena, in cui viene totalmente annichilito il dualismo tra vita e morte, conta solamente elevarsi al grado di fiero combattente, marchiando ogni gesto bellico di autentica devozione e coraggio, con la finalità di rendere omaggio agli dei e giungere con la loro benedizione al compimento della propria ascesi, nel metafisico mondo del Valhalla al fianco di Odino. Ma la storia di Ragnar si spinge ben oltre i confini della religiosità. A seguito delle razzie in Northumbria, infatti, rapisce il monaco anglosassone Athelstan, uno dei personaggi più controversi ed interessanti della serie, dapprima ridotto in schiavitù, reso poi uomo libero da un Ragnar sempre più incline alla conoscenza della diversità.

Athelstan rappresenta infatti il primo e più duraturo contatto del nuovo conte di Kattegat con individui di diversa mentalità e diversa cultura, e diventa per lui una fonte sgorgante di incognite, dubbi e perplessità e conoscenza. Un dono del destino, ma anche una maledizione. Dalla loro conoscenza Ragnar non sarà più lo stesso: l’apertura mentale a diverse culture e infinite possibilità ultraterrene lo porterà ad annullare la possibile credenza ad ognuna di esse, pur rispettandole.

Se non fosse stato per la sua religione norrena, non sarebbe stato impavido e sopratutto non avrebbe avuto modo di mettere in discussione tutto ciò che aveva intorno. E senza la religione cristiana, non avrebbe conosciuto il suo più grande amico, Athelstan, un uomo che lo ha accresciuto culturalmente, ma che gli ha dato la possibilità di conoscere le pratiche cristiane, utilissime a pianificare gli attacchi alle città cattoliche. È mediante un finto funerale cristiano, da lui organizzato, che riesce a varcare la soglia delle porte di Parigi, impenetrabili alle armi, ma non all’ingegno del vichingo.

Ma procediamo per gradi: la fama dovuta alle sue scorribande nei regni della Gran Bretagna viaggia a cavallo dei gelidi venti del Nord fino ad arrivare alle nobili orecchie del Re danese Horik, che decide di allearsi con lui nel tentativo di ottenere le ricchezze delle nuove terre. Consapevole, tuttavia, di dover annientare il suo alleato, la cui fama e ambizione costituisce un pericolo anche per il suo trono di Re dei norreni. Ed è soprattutto in questa occasione che il conte di Kattegat dà dimostrazione della sua intelligenza, arrivando a capire con astuzia e con la complicità del suo fedele amico Floki l’intento del Re.

Ancora una volta Ragnar riesce a padroneggiare la sua mente, a non lasciarsi andare agli istinti, dando spazio al proprio stoicismo e marcando una netta differenza fra le sue modalità di agire, efficaci ed efficienti, e quelle dei suoi rivali, molto meno ragionevoli e più prevedibili. Una delle caratteristiche fondamentali di Ragnar è, infatti, la totale imprevedibilità. Quando egli sembra rassegnato, perduto, in realtà elabora soluzioni alternative capaci di risolvere situazioni delicate.

Un freddo calcolatore, ma anche un uomo con autentici sentimenti. Diventato Re in seguito all’uccisione di Horik, Ragnar non intende fermarsi e, come già detto, decide di partire alla volta di Parigi. Se in un primo momento, tramite l’inganno, riesce a varcare le porte della città per compiere razzie e a costruire un campo di coloni fuori Parigi, nel complesso (complice il tradimento di Rollo) l’invasione della città francese risulta un totale fallimento che lo porta a scoprire il suo lato umano, e a perdere consensi.

Demoralizzato, si rende conto di non avere il favore degli dei, e di essersi perso in discontinui deliri di onnipotenza che lo portano a vergognarsi di quanto accaduto e ad abbandonare Kattegat, disonorandosi e vedendosi disonorato. Ma è difficile stabilire in Ragnar il confine fra la semplice determinazione e la brama di scolpire il proprio nome nelle pareti di marmo della storia.

Oltre gli dei

Egli vuole andare oltre la condizione umana convenzionalmente accettata all’epoca, vuole avere il potere di osservare gli eventi, e modificarli. Tornato a Kattegat, decide di partire, con pochi uomini, e raggiungere l’Inghilterra per vendicare la distruzione degli insediamenti vichinghi per mano di Re Ecbert, compiendo il suo destino. Egli sa che sarà un’operazione fallimentare, ma gli darà la possibilità di sfidare il fato e gli dei, concedendosi l’illusione di avere il potere di scegliere il proprio destino, e la propria fine.

“Non credo nell’esistenza degli dei. L’uomo è colui che crea il suo destino non gli dei. Gli dei sono una creazione dell’uomo per rispondere alle paure che non sa spiegarsi.”

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Ragnar dà vita ad una forma di ontologia ancora attuale: Che cos’è l’essere ? Cos’è che fa di un uomo, un uomo? Le risposte potrebbero essere molteplici, la storia del protagonista delle prime quattro stagioni di Vikings ne è un esempio  concreto. Ciò che Ragnar rappresenta, è il risveglio della coscienza di un uomo, troppo occupato a comprendere quello che ha davanti a sé, con una stimolante curiosità che si abbatte di  fronte ad un mondo spirituale creato dalla stessa mente umana.

Leggi anche : Game of Thrones tra Tacito e Ariosto

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