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Metropolis – La città del futuro divenuta città del presente

Metropolis

Nel 1927, Fritz Lang, porta sullo schermo quelle inquietudini che serpeggiavano, più o meno consciamente, nella società tedesca del primo dopoguerra e che il miglior cinema di quegli anni ci ha mostrato in termini per lo più metaforici o allegorici. Lang, dirige Metropolis, film muto, che a dispetto di questa caratteristica, ci fa un  rigoroso discorso sull’uomo e sulla società, dandocene un ritratto prospettico, dominato dalla lucida visione delle colpe e degli errori d’una struttura sociale fondamentalmente ingiusta e disumana.

Metropolis è un film grandioso, dalle imponenti scenografie, d’argomento fantascientifico, che descrive i contrasti di classe in una società del futuro dominata dallo sfruttamento e dalla meccanizzazione, in cui la dinamica dello spettacolo fine a se stesso cede il posto a considerazioni umane e sociali più profonde, pervase da uno spirito umanitario e di riconciliazione sociale. Lang svolge un suo discorso sull’uomo, vittima delle ingiustizie sociali, schiavo del potere, bisognoso di riscatto non soltanto morale e spirituale, ma anche politico e sociale.

Il regista sembra essere una sorta di predittore del futuro, dato che quasi un secolo fa, dipinge il ritratto della società odierna. Il proletariato alienato che lavora sottoterra per consentire alla medio-alta borghesia di vivere con tutte le comodità nella parte buona della città. Conseguenza inevitabile diventa il rischio di ribellione da parte degli operai ed il tentativo di fuorviarla da parte del padrone, al fine di trarne un ulteriore vantaggio. Un susseguirsi di immagini che portano alla razionalizzazione del dramma.

La megalopoli del futuro

A metropolis signori ricchissimi vivono sfruttando il lavoro di schiere di operai ridotti in schiavitù sottoterra. Il figlio del signore della città, Freder, si innamora di Maria, la mite ragazza nella quale gli operai ripongono le loro speranze di libertà. La fanciulla viene sostituita, dall’inventore Rotwang e dal dittatore, con un robot che istiga gli operai alla rivolta. La vera Maria e Freder riusciranno però a evitare una catastrofe gettando anche le basi per una società più giusta.

Figure astratte, ghiere metalliche ed enormi stantuffi sovrimpressi sulle facciate di anonimi palazzi si alternano all’inizio della pellicola a quadranti di orologi con lancette e macchinari in azione. Alla didascalia “turno di lavoro (diurno)” segue il movimento meccanico di masse di uomini con tute nere e testa bassa che entrano in un antro, mentre un’identica massa scura si muove nella direzione opposta avendo terminato il turno notturno. La schiera cammina ordinata con un passo che la rende simile a un insieme di robot e si contrappone paradossalmente alla vivacità e al movimento rapido delle macchine.

Già dai primi istanti, si capisce ciò che il regista vuole comunicarci: una personificazione delle macchine. L’uomo diventa una macchina, servendosi della macchina stessa.  Con l’arrivo di Maria – androide, che sobilla gli operai, la situazione si capovolgerà: la massa non sarà più ordinata ma si muoverà in modo scomposto segnando il passaggio da una società umana che vive in funzione delle macchine ad una realtà in cui l’uomo si ribella alla schiavitù in cui è ridotto.

“Maria buona” e “Maria cattiva”

In metropolis l’ostilità è rivolta contro il potente: un’ostilità che tuttavia si risolverà grazie all’aiuto di una donna. Maria è dapprima una figura religiosa, vista come una Madonna e quindi adorata dalla massa, in seguito appare come creatura diabolica (Maria – androide). Un ruolo chiave è rivestito proprio dal suo personaggio che riporta su di sé evidenti influenze letterarie. Due sono infatti i principali modelli di riferimento femminile a cui Lang si ispira: la donna – angelo e la donna – diavolo.

La prima è una figura caratterizzata da spiritualità, gentilezza e amabilità, come risulta evidente nel totale in cui è attorniata dai bambini di fronte a Freder e alla discinta ragazza con cui il giovane gioca in una delle prime inquadrature. Allo stesso modo appare nelle soggettive del giovane, a sua volta abbagliato da tanta verginale bellezza. Il suo ruolo di creatura angelicata viene sottolineato quando, ammantata di una luce celestiale, fra decine di croci e candele bianche racconta agli operai la storia della Torre di Babele. Al suo cospetto gli operai, già in ginocchio, abbassano la testa e congiungono le mani.

Coerentemente con questa visione, Maria è il tramite attraverso il quale Freder può aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda. Ella diventa così il suo punto di contatto con il mondo del sottosuolo, nonché il motore di tutti gli avvenimenti successivi. Il messaggio della ragazza si fonda sui valori cristiani della pace, della sopportazione, della speranza e dell’amore, come evidenzia l’atmosfera luminosa nella quale è avvolta e che inonda tutto l’ambiente circostante seppur sotterraneo.

L’automa invece rappresenta il lato oscuro della figura femminile: a differenza della “Maria buona”, quella cattiva cerca di esortare alla rivolta gli operai, che così danno libero sfogo al loro lato più violento e irrazionale. Resisi conto della distruzione che sta trascinando anche le loro case e i loro bambini, gli operai non esitano a legarla ad un palo e a farla bruciare come una strega.

Caratteristica del robot è quella di essere il simbolo della perdizione, tant’è che la sua prima comparsa avviene durante una danza – spogliarello nel quartiere dei divertimenti dove il pubblico dei signori in preda alla lussuria si scatena in follie senza freno. La donna riveste quindi ora il ruolo di seduttrice e l’elemento di trasgressione, come si può intuire anche dai suoi primissimi piani. La vera Maria infatti, ha lo sguardo dolce, rassicurante e quasi estatico. Quello dell’androide è invece ammiccante e pesantemente truccato. È ricorrente quindi il tema del doppio che sfocia nella caratterizzazione degli opposti.

Passato, futuro e presente

La pellicola, tra i grandi must del passato,  introduce il problema morale della sfida di scienza e tecnologia ai limiti imposti dall’uomo non solo da un punto di vista tradizionale cristiano, ma anche da uno più umanistico e laico che vede nel futuro un preoccupante predominio delle macchine in una logica tecnologica distruttiva. Questo non è altro che il presente.

La città del futuro, progressista e distopica,  è diventata la città del presente. Metropolis è infatti lo specchio della società contemporanea, gettando le basi per un invito alla riflessione sulle condizioni e sugli abusi delle diverse classi sociali.

Una pellicola in bianco e nero, senza colore, senza musica e senza dialoghi. Una pellicola dove tutte queste cose però, non sono necessarie, perché il solo susseguirsi di immagini che raffigurano situazioni nelle quali ci si immedesima, getta le basi per un capolavoro senza tempo. Nel 1927, il genio di Lang era già avanti. Ispiratore di pellicole come Blade runner, V per vendetta  e Star wars, il film è OVVIAMENTE riconosciuto come modello da seguire per gran parte del cinema di fantascienza moderno.

Leggi anche: V per Vendetta – Il simbolo fra narcisismo e speranza

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