Home I nuovi arrivati L'ufficiale e la spia - Il meglio di noi stessi

L’ufficiale e la spia – Il meglio di noi stessi

Le truppe schierate lungo i quattro lati del cortile, un omuncolo – scortato da quattro artiglieri comandati da un sergente – percorre il chilometro che lo separa dal generale Darras; una volta raggiunto, quest’ultimo sguaina la sciabola con la fanfara squillante, pronunciando una sentenza di degradazione. Di lì a breve, un gigantesco ufficiale dei gendarmi dall’elmo piumato, si avvicinerà al capitano degradato Alfred Dreyfus, colpevole di alto tradimento verso la Repubblica francese: gli strapperà galloni, bottoni, numero di reggimento e gli toglierà la sciabola e la spezzerà in due tronconi.

Risultati immagini per dreyfus le petit journal

Dopo anni perigliosi e travagliati, Polanski torna al cinema iniziando subito dalla scena cardine del suo J’accuse (L’ufficiale e la spia in italiano, forse un po’ infelicemente). Di lì, una netta divisione in tre tronconi: la scoperta della verità da parte di Georges Picquart, i tentativi di insabbiamento del caso, e infine la riapertura del processo a Dreyfus – che, come vedremo, si rivelerà una vittoria tardiva e mutilata.

Come viene presentato Picquart, il protagonista assoluto del film?

Come si ci aspetterebbe da Polanski. Non un esempio in tutti, né un eroe, neanche un uomo tutto d’un pezzo – è razzista e specialmente antisemita, intrattiene da tempo una relazione con la moglie di un suo amico -, ma ciò che pare stargli più a cuore, è senza dubbio l’esser capace di fare la cosa giusta, l’amore per la verità, come dirà ai generali Gonse e Boisdeffre, anche a costo di rimetterci in prima persona. Accusato di ricevere finanziamenti dai sindacati giudaici, di voler falsificare le prove per loro conto, fu disposto a tutto pur di adempiere al suo ruolo e fare giustizia, per essere ancora capace di guardarsi allo specchio con serenità.

Risultati immagini per jean dujardin picquart

Il film si collega al vissuto del regista con una tale potenza come non si vedeva dai tempi de Il pianista. Nella storia di Dreyfus, vista dagli occhi di Picquart, sembra esserci una certa vena ancor più malinconica, sopraggiunta in Polanski lungo questi vent’anni.
Chi ha visto il film sa piuttosto bene come si sia svolto quest’episodio, tra i più importanti della storia occidentale.

Capire da dove nasca questo evento, e perché abbia avuto e abbia una tale rilevanza, è qualcosa che forse è bene approfondire.

Alla fine del ‘700 l’abate Augustin Barruel pubblicò le Memorie per la storia del giacobinismo, in cui espone le sue teorie circa la genesi della rivoluzione francese – un complotto ordito dai Templari, sopravvissuti grazie alla massoneria inglese e agli Illuminati di Baviera, per poter trovare vendetta a Jaques de Molay (complotto grazie al quale erano sorti gli esponenti di spicco dell’Illuminismo). Il testo fu un successo, ed è ancor oggi considerato uno dei padri delle moderne teorie del complotto, ma ad avvicinare tale testo all’Affaire Dreyfus fu una lettera che giunse all’abate il 10 agosto 1806 da un tal Giovanni Battista Simonini.

Risultati immagini per augustin barruel

Pur lodando l’acutezza mostrata dall’abate, Simonini lo ammoniva di non aver attribuito il giusto peso al collante che aveva consentito a queste sette infernali di prendere piede in Europa: la setta giudaica, che “preparerà in questo secolo la via all’Anticristo” citando Simonini.

L’abate Barruel ne rimane enormemente spaventato, come scrive in delle note a piè di pagina in una copia della lettera:

“Credetti di dover conservare l’oggetto della sua lettera in profondo silenzio: ben sicuro che, se mi si fosse prestata fede, io potevo essere occasione di un massacro di ebrei.”

Tuttavia Barruel invierà due copie della lettera, una al Papa e l’altra al cardinale Fesch (da cui è tratta la postilla di cui sopra) che ne fece leggere il contenuto a Napoleone.

Risultati immagini per j'accuse polanski garrel

L’idea della setta giudaica che trama per distruggere l’occidente e i suoi valori, l’antisemitismo ottocentesco che interesserà Dreyfus nasce dunque con questa lettera, da cui prenderanno spunto moltissimi mestieranti del giornalismo e delle lettere, da Eduard Drumont (fondatore del giornale antisemita La Libre Parole, in gran voga durante l’Affaire per la sua aggressiva e spregiudicata campagna anti-dreyfusarda) a Alphonse Toussenel (già morto ai tempi dell’Affaire, ma a cui si deve la nascita dell’antisemitismo socialista, che identifica gli ebrei coi capitalisti, ponendo ad esempio il caso dei Rothschild).

È indubbio non poter osservare quei sottili, perfidi, mirati allacci al presente, fortemente voluti da Polanski, anche sul fronte del funzionamento dei servizi segreti – di ogni nazione, di ogni epoca.

Un po’ come portato alla luce un decennio fa dall’affare Wikileaks, i dossier segreti sono per la stragrande maggioranza composti da notizie già note, sussurrate dalla stampa o che circolano al bar, poiché sono le più facili a cui credere pur avendo dalla loro l’aura di inaccessibilità del nascosto e dell’arcano, portando così a livello di pubblico discorso quello che tutti sapevano e dicevano in forma privata, ma rimasto lì per ragioni di miscredenza, di pudore o ipocrisia.

Risultati immagini per j'accuse polanski

Il bourdereau che condannò Dreyfus, e contro cui si batté con ogni mezzo non solo Picquart, ma anche la metà dei professori della Sorbona, Proust, Monet, Sorel, Renard, France, Durkheim, Zola (celeberrimo col suo J’accuse da cui il film prende il nome), altro non è che un esempio antecedente di tali torbide macchinazioni; operazioni che oggi chiameremo di macchina del fango operate dalla stampa e sfruttate dai servizi, allora come oggi (non a caso “Se questi cosiddetti intellettuali e professori si occupassero delle poche cose su cui dovrebbero essere competenti, la Francia sarebbe un posto migliore” scriveva Drumont).

Pare quasi un’eco che risuona ancora più forte che mai, seppur ci giunga da tempi in apparenza lontani.

La grandezza della statura di Picquart, e della difesa di Dreyfus in generale, sta quanto se non più nello sviscerare l’uomo-Dreyfus, mostrato con puntiglio magistrale da Polanski, con scene centellinate ed efficaci. Un uomo scostante e altero, saccente e superbo – quanto possa aver influito il suo essere un discriminato, questo non ci è dato saperlo -, un uomo insomma che non suscita simpatia, né meriterebbe forse di divenire un martire, che forse risulterebbe antipatico a molti anche se fosse cristiano.

Risultati immagini per j'accuse polanski

Proprio in virtù di tale errore, non ci si può esimere dal difendere se si vuole credere in una seppur piccola parvenza di una società civile possibile.
L’affare Dreyfus si risolverà gradualmente, con la riabilitazione di lui quanto di Picquart, come mostrato in didascalia (seppur non senza dolorosi compromessi).

Quanto accadrà dopo invece, viene posto anch’esso probabilmente in didascalia, seppur soffusa, palesata in poche scene.

La propaganda antisemita ha ormai libero e pieno sfogo in Francia, con Drumont eletto deputato nella circoscrizione di Algeri, gli antisemiti e xenofobi hanno preso piede in Parlamento, da cui continuano la loro campagna con sempre maggior ferocia, e da cui si diffonderà in tutta Europa. Non in Germania, non particolarmente almeno, ma in Russia, dove l’Ochrana, fiutando già i germi della rivoluzione d’inverno, decide di sfruttare lo svolgersi degli eventi per dare in pasto al popolo un nemico che li distragga dagli attriti crescenti con lo zar.

Immagine correlata

Inizia così a circolare un documento dove degli Anziani rabbini europei illustrano il loro piano per la conquista del potere nel continente, attraverso il dominio della finanza, il controllo della stampa, e l’attacco alla cristianità attraverso il libero pensiero e la tecnologia. Il documento farà breccia in molti cuori, valicando i confini della Russia come uno spettro che si aggira per l’Europa, poiché già si aggirava per l’Europa ricalcando, e qui torna l’idea del collage del bourdereau, delle idee pubblicate in Germania da Hermann Goedsche nel suo romanzo Biarritz.

E’ il nucleo dei Protocolli dei Savi di Sion, un documento che nonostante la sua palese e già al tempo appurata falsità, sarà ritenuto vero da masse rancorose e desiderose di credervi, creando le premesse per il progetto di sterminio totale di Hitler.

“Proprio il fatto che questi giornali liberali li denunciano come falsi dimostra che sono autentici, e finché non li prenderemo sul serio non arriveremo a una soluzione finale.” (Adolf Hitler, Mein Kampf, Vol. I Cap. IX)

Un deserto dell’anima che richiama a spettri che appaiono lontani a tale episodio, e di cui Polanski vuole invece mostrarci questo nostro errore, quel filo rosso che li collega nell’accenno delle prime congregazioni, delle prime manifestazioni e mobilitazioni di massa antigiudaiche, nel rogo del J’accuse di quell’imbelle intellettuale da strapazzo di Zola, chiuso nella sua teca colma di inutili scartoffie. E che, nonostante tutto, hanno aiutato a porre giustizia nel caso Dreyfus, a tirar fuori da quell’orrido marasma la parte migliore di noi stessi.

Quanto questi parallelismi col presente, tenendo presente quanto sappiamo sia accaduto in seguito, possano avere una connotazione disperata – come ad indicare che non esiste mai un vero progresso nella storia dell’uomo – questo solo Polanski lo può sapere con certezza.

L’opinione di chi scrive a ben poca valenza. E’ molto più importante quella di chi legge o osserva.

LEGGI ANCHE: J’accuse – Il Potere e la Verità storica secondo Polanski

Giulio Gentile
Nasce a Caltanissetta, dove viene benedetto dal provincialismo che fa sembrare ogni cosa più grande. Il liceo, l'università, i soggiorni all'estero, guardare film, leggere, scrivere e un'altra cosa che non ricorda, gli sono sembrati qualcosa di sensato. Il provincialismo ha il dono di far vedere ogni banalità sotto una luce vincente.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

The Prestige e la Meraviglia Aristotelica

The Prestige e la Meraviglia Aristotelica Come ha fatto l'uomo a divenire quello che è attualmente? Cosa lo ha spinto a un percorso continuo di...

Jack Torrance – Luccicanza o Follia?

Jack Torrance è uno dei grandi villain del grande schermo, anche se la parola "cattivo" per un personaggio del genere suona davvero banale e...

Tre colori: Film blu – La libertà è un naufragio?

Può una creazione ribellarsi al suo creatore? È possibile che essa, nel corso del suo accadere, sovverta a tal punto i propri fini da...

Malèna, cammina, lei, nella Bellezza

«Cammina, lei, nella bellezza, come la notte a latitudini serene e sotto cieli trapuntati a stelle; e tutto il meglio di splendore e buio s’accorda nel suo aspetto...