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The End Of The F***ing World – Cos’hanno in comune Alyssa e Bonnie?

La sorpresa più grande che la seconda stagione di The End of the F***ing World ci offre è racchiusa nei personaggi di Bonnie e Alyssa, personaggi completamente diversi ma entrambi con storie che sono intrecciate con il vissuto spiccatamente socioculturale dell’essere donna. È proprio l’essere donna in un mondo al maschile a far collidere i loro universi, creando due bellissime rappresentazioni del femminile che riescono a essere non giudicanti.

Certo, nessuna delle due donne è un modello da seguire, a cominciare da Bonnie, protagonista assoluta della prima puntata.

“Hai figli?”

“No.”

“Sposata?”

“No.”

“E dove sei stata?”

“In carcere.”

“Ah, ecco… E come mai, per quale motivo?”

“Omicidio. Volontario.”

Così si presenta la timida Bonnie, di cui poco dopo scopriamo la triste storia. Schiacciata dal peso delle aspettative della madre, non riesce a ottenere i voti necessari per iscriversi al college, che frequenterà comunque, a suo modo: lavorando come bibliotecaria. Viene così incuriosita dal corso di filosofia e, soprattutto, dal professore che lo tiene, decidendo così di assistere alle lezioni. Tuttavia, una volta scoperto che Bonnie non è una studentessa, il professore le intima di non presentarsi più a lezione. Soltanto dopo un’intimazione decisamente più convincente, il professore le offre una possibilità: il diritto di frequentare le sue lezioni, a patto di bere qualcosa con lui una volta a settimana.

Questa proposta lascia già intuire allo spettatore cosa accadrà, dato che il professore è un personaggio conosciuto: si tratta di Clive Koch, l’uomo che aveva tentato di stuprare Alyssa nella prima stagione e che James era stato costretto ad uccidere per difendere l’amica.

Come previsto, il professore non tarda a rivelare le sue intenzioni e seduce Bonnie, rivelandole che “potrebbe anche innamorarsi di lei”, salvo cacciarla puntualmente di casa dopo aver fatto sesso con lei ogni settimana. E anche se allo spettatore appare chiaro che Clive non solo la stia ingannando, ma stia anche utilizzando la sua autorità in modo deplorevole (si tratta di un vero e proprio ricatto, situazione che rimanda inevitabilmente echi del movimento #metoo), è difficile non riuscire a empatizzare con gli occhi ammirati e speranzosi di Bonnie, cieca di fronte all’evidenza, vittima inconsapevole di un gioco perverso e ormai perdutamente innamorata. Talmente vittima inconsapevole da diventare a sua volta carnefice: dopo aver ucciso una “rivale”, ennesima studentessa sedotta dal professore chissà sotto quale ricatto, e averne scontato la pena, Bonnie esce di prigione con l’obiettivo di vendicare l’amato, che nel frattempo (come sappiamo) è stato accoltellato da James.

The End of the F***ing World

Ed è per questo che le strade di Alyssa e di Bonnie si incontrano. Con qualche sotterfugio, Bonnie riesce a farsi scarrozzare per la campagna inglese da James e Alyssa, e per gran parte della stagione la vedremo costantemente alla ricerca del momento perfetto per mettere in atto la sua vendetta uccidendo i due. Ma più di questi tentativi maldestri da apprendista serial killer, ciò che colpisce in questa parte della stagione è la modalità opposta con cui Alyssa e Bonnie si barcamenano in un mondo ostile a entrambe.

Alyssa si è nel frattempo trasferita con la madre a casa della sorella di quest’ultima, un cottage malridotto sperduto nella campagna. Fa la cameriera e, nel tentativo di dimenticare James (che era stato costretto a lasciarla dalla madre di lei) sposa Todd, letteralmente il primo ragazzo che le capita a tiro, con sincera gioia della madre (“Pensavo sarebbe stato più facile vederti morta che sposata! Ora puoi rilassarti: è solido, è affidabile”).

Prevedibilmente, Alyssa fugge dal rinfresco per raggiungere James e di lì a poco i due incapperanno in Bonnie. Non tardiamo a scoprire, attraverso diversi flashback angoscianti, che il trauma del rischiato stupro è ancora fresco nella mente di Alyssa; questo stesso ricordo si contrappone alle scene che derivano dall’immaginario di Bonnie, nel quale Alyssa e James sono i sadici assassini che hanno ucciso Clive per puro divertimento, nonostante Bonnie sappia benissimo che James è stato assolto a causa delle numerose prove di violenza sessuale che il professore aveva commesso.

The End of the F***ing World

E il fatto interessante è che questo immaginario rimane invariato anche quando Bonnie si troverà nella stessa identica situazione di Alyssa, nell’episodio in cui il proprietario del motel nel quale i protagonisti passano la notte entra in camera sua per molestarla. Situazione che ha lo stesso esito: Bonnie si difende con la pistola che aveva portato per James e Alyssa, facendo partire un colpo non intenzionale che colpisce l’albergatore alla gola, proprio come il coltello che aveva ucciso il professore. Nonostante ciò, Bonnie non riesce, non vuole provare a mettersi nei panni di Alyssa: lei è la nemica, così come tutte le altre donne con cui il professore aveva avuto a che fare. Bonnie incarna perfettamente la misoginia femminile che legittima alcune donne vittime di pressioni e ingiustizie a perpetrare pressioni e ingiustizie sulle altre donne.

D’altra parte, Alyssa non si comporta meglio, piantando in asso il giovane marito e scomparendo per giorni assieme a James. Anche lei ha subito ingiustizie e pressioni, dal tentato stupro a gesti della vita di tutti i giorni (molto intelligente il riferimento al manspreading dell’ottava puntata) e non solo da parte degli uomini: anche da parte di figure femminili, come la madre, che sembra suggerire che l’unica strada che una donna ha per realizzarsi sia trovare un buon marito, preoccupandosi più dell’occasione sfumata che dei motivi che hanno spinto la figlia a lasciare Todd subito dopo la cerimonia. Tutto questo sembra avere un peso non indifferente sul comportamento di Alyssa, che è sempre più inasprita e al tempo stesso mortificata dal suo stesso comportamento, egoista nei confronti di Todd e ingiustificatamente duro nei confronti di James.

In questa stagione è estremamente presente il tema delle pressioni sociali che l’essere donna comporta, e le due protagoniste femminili rappresentano perfettamente, nella loro imperfezione portata allo stremo, due modi non sani per far fronte a queste pressioni: prendersela con le donne e prendersela con gli uomini. Nonostante la stagione si chiuda su una nota dolce per le due ragazze, con il perdono di Alyssa per aver ucciso il professore e il perdono di Bonnie per aver cercato di uccidere Alyssa, viene da chiedersi come sarebbero andate le cose se le due avessero avuto occasione di parlarsi. Probabilmente avrebbero scoperto di essere più simili di quanto pensassero e difficilmente Bonnie avrebbe visto Alyssa come una nemica. Ma d’altra parte l’incomunicabilità è un’altra grande protagonista di questa stagione e forse dell’intera serie, e se le persone non possono essere risposte, sono solo altre domande, sarebbe auspicabile poter vedere i protagonisti usare queste domande per raggiungere una maturazione completa nelle prossime stagioni.

Leggi anche: The end of the F**king world: Ritrarre un’iperbole per scandagliare una realtà

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