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Un giorno di pioggia a New York – Tra amore e nostalgia

Un giorno di pioggia a New York è il nuovo film di Woody Allen. Come una vecchia melodia piacevole alle orecchie, riassaporiamo il mondo Allen, quel mix di nostalgia, romanticismo e amore che conosciamo fin troppo bene. Il celebre regista di Io e Annie, Harry a Pezzi, Match Point, e tanti altri capolavori, ha saputo realizzare una pellicola nella quale tiene insieme sensazioni ed immagini. Il tutto ambientato in una sola giornata! Degno di un’opera joyciana o, come velatamente ci fa intuire, woolfiana.

Idee, emozioni, pioggia, l’intera pellicola ruota attorno alla città. Anzi, è proprio l’elemento focale da cui tutto parte e si dirama. E chi se non Allen, originario di New York, a cui ha dedicato un meraviglioso film come Manhattan, può realizzare una commedia romantica, i cui protagonisti sono due giovani che subiscono gli effetti della metropoli, la quale certamente non manca di tentazioni? Lo sguardo di Allen, infatti, si fa sentire anche in quest’opera, sicché intuiamo sin da subito che niente andrà come previsto dal protagonista.

Un giorno di pioggia a New York: tra convenzione e verità

La trama di Un giorno di pioggia a New York non ha nulla di nuovo, anche se Allen offre vari spunti su cui riflettere. I protagonisti sono due giovani ragazzi universitari dell’alta borghesia americana. Gatsby (Timothée Chamalet) ama il pianoforte e il poker, ed è in cerca di una sua vocazione futura. Ashleigh (Elle Fanning), la sua fidanzata, adora il cinema (specialmente d’autore) e spera di realizzarsi come giornalista. L’occasione, come se fosse un’epifania che rompe la monotonia convenzionale altoborghese, giunge quando alla ragazza viene affidato l’incarico di intervistare a New York, Ronald Pollard (Liev Schreiber), regista famoso, molto apprezzato dalla giovane.

I due partono, con la promessa di ritagliarsi un weekend interamente da soli, lontano da tutto e da tutti. Sennonché, la mano di Allen porta i due giovani innamorati a vivere una giornata completamente separati e a fare i conti con le loro vere esigenze. Gatsby, girovagando per la Grande Mela, si ritrova con la sorella di una sua vecchia fiamma, Shannon (Selena Gomez). Per quanto dichiari perdutamente il suo amore per Ashleigh, il ragazzo si chiede se realmente sia innamorato di lei o se sia solo frutto di una convenzione, dal momento che a inizio film esplicita che il suo è un fidanzamento voluto dalle rispettive famiglie.

Stessa sorte subisce Ashleigh. Visitando per la prima volta Manhattan, resta meravigliata dalla città, assorbendo, allo stesso tempo, il fascino del cinema, delle sue personalità e dello star system. Allontanandosi dal proprio amato per lavoro, metabolizza che, per quanto affermi di amare Gatsby, per quanto sia felice di essere la sua ragazza, Ashleigh ha altre esigenze, come il suo futuro da giornalista. Nel suo piccolo è consapevole di essere una donna in carriera, ancora alle prime armi, ma capace di scrivere importanti… chiccheTuttavia anche lei si domanderà indirettamente, se il fidanzamento è frutto di un reale sentimento o meno.

La potenza del cliché

L’originalità di Un giorno di pioggia a New York risiede nello strumento del cliché. Allen riesce a dosare e sfruttare il cliché con grandissima maturità, e questo per un vero e proprio fine, ossia arrivare ad un pubblico recente. Partendo dalla presenza di attori giovani (Chamalet, Fanning, Gomez), i quali risaltano in primo piano, contrapposti a un cast di attori “vecchi” (Jude Law, Liev Schreiber) che sfumano gradualmente, il regista dona loro una varietà di strumenti, di topos, con i quali poter parlare e farsi comprendere. I loro modi, i loro linguaggi, le loro espressioni, sono propri di un mondo giovanile, ancora immaturo e inesperto, in balia dei propri sentimenti, frastornato all’interno di una immensa metropoli ancora da scoprire.

I tre incarnano, infatti, dei veri e propri stereotipi. Gatsby è un giovane annoiato dalle convenzioni sociali che cerca nel poker una via d’uscita da quella routine fatta di soli bei vestiti, brillante educazione, ottima cultura e futuro assicurato. Ashleigh è una ragazza non ancora matura, sebbene creda di esserlo per via dell’incarico ricevuto. Ha un carattere ingenuo, si comporta come se fosse, in realtà, un’adolescente lanciata e persa all’interno di un mondo adulto. Peggio ancora se la realtà in questione è il mondo dello spettacolo, formato da artisti depressi o squali in cerca di prede fresche da ammaliare e conquistare.

Diversa è, invece, Shannon, la quale rispecchia il cliché del(la) giovane che gioca a fare il/la ribelle. È consapevole di essere una ragazza intelligente, affascinante, sensibile, dotata di buona educazione e di ottimi interessi. Ma il suo atteggiamento è contrapposto al sarcasmo, al cinismo e alla pretenziosità che si addossa, maschere con le quali cerca di nascondere e proteggere la sua vera identità.

Woody Allen, nonostante sia un regista “datato”, ammicca a più riprese alle nuove generazioni. Esse, per quanto siano ignare del mondo, sono ancora in grado di poter trovare una via entro cui realizzarsi. Lontane, magari, dai vecchi cliché di una vecchia generazione persa in convenzioni sempre più stagnanti (un marito che scopre la moglie con il suo migliore amico; il regista che ha una crisi artistica e inizia a bere; un attore che per sentirsi giovane rimorchia ragazzine), ma vicine a nuove idee, nuove istanze, nuove riflessioni, nuove speranze. Chissà, anche in nuovi cliché: la ricerca per il bello e per la cultura come rimedio ad ogni male del mondo.

Un giorno di pioggia a New York: la poetica della nostalgia

Come Isaac Davis cerca di capire nel monologo contenuto nel capolavoro del 1979 intitolato Manhattan, quali siano le cose per cui vale la pena vivere, così Gatsby in Un giorno di pioggia a New York, come un’eco si domanda, in un discorso non troppo differente, quali siano le cose per cui vale la pena spendere il tempo della propria esistenza.

Con una lieve differenza, perché il protagonista di Manhattan realizza soltanto a quarant’anni, mentre si auto-psicanalizza steso sul divano, l’essenza del vivere, arrivando “troppo tardi”. Per il giovane newyorkese di A Rainy Day in New York la rivelazione arriva sotto la pioggia, mentre vaga per la città, subendo il destino che la Grande Mela gli ha riservato. L’amore per una ragazza che non sa ancora di amare, ma che, invece, è sempre stata parte integrante della sua essenza, quindi della sua vita e delle sue passioni.

A fare da supporto è il ricordo e la nostalgia della sorella di Shannon, descritta come una dea scesa in terra. Sicché quell’immagine idilliaca, che ha sempre portato con sé, si riflette sulla giovane, aumentando, tuttavia, di intensità. Gastby capisce che a volte non ha senso imporre i propri gusti e la propria filosofia sulle persone, sulla vita intera, sulla stessa esistenza. Semplicemente, basta accontentarsi di ciò che fa stare bene e che può rendere felici, sereni e spensierati. Ma, soprattutto, occorre trovare qualcuno con cui condividere davvero tutto, anche il tempo che vale la pena di vivere. 

Woody Allen, con questo film, sembra abbandonare il suo solito pessimismo. Per questo Un giorno di pioggia a New York è un film romantico, ma allo stesso tempo nostalgico. Come romantico e nostalgico è passeggiare per Manhattan sotto la pioggia, magari su una carrozza per Central Park.

Alla luce di tutto non ci resta che ringraziare il regista. È chiaro, non ci troviamo più dinanzi al solito e storico Woody Allen. Quello nichilista, cinico, sarcastico, pessimistico e tanto altro. Ora abbiamo di fronte un Woody Allen nuovo, una sorta di filosofo pronto a darci nuovi insegnamenti e nuove prospettive di vita.

 

Leggi anche: Perché il protagonista dell’ultimo film di Woody Allen si chiama Gatsby

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