Home Cinebattiamo Un dettaglio, per l'appunto! Toro scatenato - Le mani piccole

Toro scatenato – Le mani piccole

– Rompi le palle pe’ ‘na bistecca?
– E bravo!
– Rompi le palle pe’ ‘na bistecca?

 

Jake LaMotta è furibondo, un toro scatenato più che mai, contro sua moglie, il vicino, suo fratello, contro chiunque gli capiti a tiro. Ogni motivo è sufficiente per attaccare rissa – un epiteto poco celebrativo, un consiglio spiacevole, persino una bistecca che tarda ad arrivare. Joey sa che perdere un incontro come quello con Jimmy Reeves fa male. Sa che quella fu una vittoria mutilata, perché da gran testa dura che è, Jack non si vuole mai piegare ai magheggi dei Don Mario e della sua combriccola; non sa neanche se lo farà mai, perché quella bestiaccia selvaggia non si può domare né avvicinare, non se ci tieni a tornare a casa sulle tue gambe.

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In Toro scatenato, diretto da Scorsese nel 1980, Jack non lo capisce, lo sa. Sa che non è un uomo cattivo, ma va gestito, un talento vero, ma che non accetta controllo. E fin quando questo controllo non riesce ad averlo con gli insulti lanciati al vicino per avergli detto di smetterla di gridare, per aver dato in escandescenze con la moglie Irma – salvo poi tornare sereno e sardonico poco dopo, come se non avesse pienamente realizzato quanto compiuto -, ciò gli può ancora andare bene. Può sopportarlo, può sopravviverci. Ma non sulla sua condotta da atleta.

“Tu non puoi mangiare e bere come una bestia. Tu ti stai abbuffando di pasta e di braciole, e questo non lo puoi fare. Dammi retta, lascia perdere Reeves, avrai da fare un altro milione di incontri… Ma non puoi continuare così…
Si può sapere che hai?”

Perché qualcosa in Jack non va, questo è fuori discussione. Il viso spento e sognante, qualcosa che forse gli avrà visto un paio di volte nella vita, non più di quante se ne contino sulle dita di una mano. “C’è qualcosa che non funziona, eh?” gli chiede, e capisce subito di aver fatto centro. Quel ghigno contratto come quando il suo proverbiale jab non martella come vorrebbe. Bisogna insistere per capire cosa passi per la testa a quel somaro.
“Cos’è che non va?”

– Cos’è che non va? Le mie mani.
– Le tue mani? Ma che dici?
– C’ho le mani piccole, le mani di una ragazzina.
– Ce le ho anche io, che significa?
– Sai che significa? Che anche se divento grosso, anche se batto tutti, qualunque cosa faccio io non potrò mai combattere con Joe Louis.
– E certo, lui è un massimo e tu sei un medio, lo credo.
– Ma… Non avrò mai l’occasione di combattere con il migliore che esiste, e invece so che sono meglio di lui. E non avrò mai quest’occasione… E tu mi chiedi cos’è che non va?

Immagine correlataLa frustrazione arriva quando, qualunque obiettivo si possa mai raggiungere, questo non potrà mai essere tanto grande da poter soddisfare il proprio ego, il proprio inestinguibile amor proprio. Poter sfidare Joe Louis forse significava questo per Jack, ma Joey non lo capiva, pur avvertendone la follia pericolosa e dissennata, come Starbuck col suo Achab.

Jack aveva tutto per poter essere soddisfatto di se stesso, in ogni aspetto, e pugilisticamente le sue mani piccole erano proprio quelle che gli consentivano di gareggiare nella fascia peso più competitiva del tempo. E proprio quelle mani piccole, senza che se ne avvedesse, gli stavano dando la possibilità di poter realizzare il suo sogno: di combattere con il migliore di tutti , con quel Sugar Ray Robinson che è senza molti dubbi il miglior combattente di ogni epoca.

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Ma allora era ancora cieco, incapace di vedere come, da quelle piccole mani, tutto gli stesse scivolando tra le dita.

 

Leggi anche: Toro scatenato- La Vita come un Ring

Giulio Gentile
Nasce a Caltanissetta, dove viene benedetto dal provincialismo che fa sembrare ogni cosa più grande. Il liceo, l'università, i soggiorni all'estero, guardare film, leggere, scrivere e un'altra cosa che non ricorda, gli sono sembrati qualcosa di sensato. Il provincialismo ha il dono di far vedere ogni banalità sotto una luce vincente.

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