Home Serie TV e Netflix Preacher - L'Umanità è perduta, Dio è scomparso

Preacher – L’Umanità è perduta, Dio è scomparso

In un panorama mediatico letteralmente saturo di serie tv, può accadere che alcune di esse, anche se meritevoli, non abbiano lo stesso successo di altre anche meno riuscite. È il caso di Preacher, serie sviluppata da Seth Rogen, Evan Goldberg e Sam Catlin, tratta da uno dei fumetti più conosciuti degli ultimi anni. La serie, disponibile su Amazon Prime Video dal 2016, è arrivata alla sua conclusione dopo 4 stagioni sorprendenti, coraggiose, esplosive e divertenti, senza mai cadere nel fisiologico calo tipico di molti prodotti televisivi. Semmai, il problema della sua poca circolazione è lo stesso motivo che la rende una delle serie più innovative degli ultimi anni: la storia.

Preacher ha come protagonista Jesse Custer, un prete dalla morale discutibile che ha perso il padre (anche lui prete) quando era ancora un bambino ed ora esercita la sua professione nella parrocchia di famiglia, in una sperduta cittadina texana. Un giorno tuttavia Jesse viene posseduto da Genesis, un potere misterioso – che tra le altre cose ha provato a possedere Tom Cruise causandone la letterale esplosione – che gli permette di far compiere alle persone qualsiasi gesto ad ogni suo comando. Grazie ad esso, il nostro pastore verrà a conoscenza di un problema non da poco: Dio è scomparso e il mondo rischia di scivolare nel caos. Jesse incontrerà poi Cassidy, un vampiro irlandese bicentenario, e insieme a lui si lancerà alla ricerca di Dio per riportarlo in paradiso.

Preacher

La caratteristica migliore di Preacher è la sua imprevedibilità. Per tutta la durata delle 4 stagioni lo spettatore è travolto dal susseguirsi di situazioni assurde gestite perfettamente da ottime prove registiche, che riescono a mettere in scena in modo credibile situazioni al limite dell’inverosimile. Il tutto condito da una comicità dissacrante che a volte sfocia nella blasfemia pur mantenendo un tono rispettoso grazie alla presenza di Jesse, che sebbene sia un assassino, un bugiardo, un ladro, almeno cerca di essere a tutti costi un buon cristiano, anche se i tentativi di conciliare le due cose non sempre vanno a buon fine.

Ma Jesse non è l’unico ad avere due anime in continua lotta fra di loro. Preacher è una serie che tra le altre cose parla di dualismi e di conflitti interni. Tutti i personaggi della serie attraversano un percorso di crescita scandito da varie tappe che ne cambiano in maniera coerente i comportamenti. Non ci sono semplici spiegazioni, ma percorsi complessi che portano allo sviluppo e alla maturazione dei loro tratti caratteriali. C’è spazio per la rabbia, per la fede, per l’amore, per l’amicizia. Lo spettro delle emozioni e dei rapporti sociali viene analizzato attraverso le rappresentazioni dei vari personaggi le cui motivazioni non scadono mai nel banale ma rimangono solide e credibili, seppure mutevoli.

Preacher

Perciò non sono solo le situazioni a sorprendere, ma anche le psicologie dei personaggi nel loro modo di cambiare idea, evolvere, maturare. Guardando le 4 stagioni di Preacher si ha la sensazione di aver partecipato alla crescita di ogni singolo personaggio senza mai essere annoiati, proprio in virtù della solidità della narrazione e della varietà delle situazioni. Che si tratti di Jesse o della sua ragazza Tulip, di Cassidy il vampiro o di Eugene il cui fallimentare tentativo di suicidio ha lasciato sfigurato e con la faccia a forma di ano, o che si tratti di Hitler e Gesù – esatto, ci sono anche loro – ogni traiettoria di crescita è perfettamente delineata e portata a conclusione.

Merita una menzione anche l’abilità dei creatori di sviluppare dei microcosmi che si pongono come centro dell’azione ma anche di trame (ultra)terrene più grandi. Nelle 4 stagioni di Preacher gli avvenimenti interessano a turno dei luoghi precisi in cui, salvo qualche sporadica escursione, si concentra l’azione. Nella prima siamo nella città di Jesse, nella seconda a New Orleans, nella terza ad Angelville, nella quarta nel Masada. Ognuno di questi luoghi costituisce l’ambientazione principale della rispettiva stagione, contribuendo a creare un’impressione di finitezza degli spazi ma anche di completezza della narrazione. Oltre a questo ci sono anche interventi esterni che contribuiscono ad allargare l’orizzonte della visione e a far progredire la macrostoria della serie.

Preacher

È evidente come il linguaggio della serie sia di matrice fumettistica, eppure la differenza con altri adattamenti è proprio l’abilità degli sviluppatori – che sono tra l’altro avidi consumatori di fumetti – nel rispettare e trasportare su uno schermo la varietà di soluzioni e la freschezza del medium di partenza. Ciò si evince anche dalle scelte di regia e montaggio, che donano alla serie una patina moderna e fresca. Per una volta il compromesso tra fumetto e cinema non pende da una parte precisa, ma riesce a creare un prodotto innovativo che sappia sfruttare le migliori qualità di entrambi.

Preacher non è una serie adatta a tutti, o almeno non è adatta a chi storce il naso davanti a rivisitazioni storiche e religiose – come il ritorno in vita di un gracile Hitler o una rappresentazione poco lusinghiera di Dio – ma vale la pena recuperarla se riuscite ad andare oltre l’apparente blasfemia. Perché la serie tv tratta dal fumetto di Garth Ennis and Steve Dillon parla di fede e di fedeli, di amicizia e di amici, ma soprattutto, di umanesimo e dell’umanità con i suoi pregi e i suoi difetti in un mondo in cui i secondi sembrano prevalere nettamente sui primi.

Leggi anche: The End Of The F***ing World – Cos’hanno in comune Alyssa e Bonnie?

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