Home Cinebattiamo Kubrick e l'Amore tra Sogno e Realtà

Kubrick e l’Amore tra Sogno e Realtà

Kubrick.

 

Eyes Wide Shut: amore sessuale e amore reale

Ci sono coppie che sembrano perfette, poi ci sono gli Harford, e cioè due che potrebbero benissimo far parte di un set riconducibile al tondeggiante souvenir dal quale cade la neve. Immortali nel tempo e nella bellezza. Lui è un medico, grande seduttore fra le lenzuola, con un sorriso a trentadue denti, che conduce una vita pressoché ideale. Lei è la direttrice di una galleria, di recente disoccupata, con un corpo capace di attrarre su di sé molta più attenzione maschile di quanta ne abbia mai ricevuta da suo marito durante gli anni di matrimonio. La loro relazione sembra l’enorme albero di Natale che tengono in soggiorno: splendidamente e minuziosamente addobbato, ma senza forti e vere radici.

Perseguitato dal Fantasma della conoscenza carnale”, Bill, protagonista maschile di Eyes Wide Shut (1999) viene introdotto nella notte newyorkese (notte intesa come oscurità), portato in un mondo sognante popolato da spettri tentatori. Ma Bill non sta cercando di scappare, quanto piuttosto di soppesare il valore di quello che desidera, contrapposto a ciò che lui e la moglie hanno perso (l’intimità ed il valore intrinseco della coppia). In questo viaggio spirituale/sessuale, ad un certo punto Bill affitta una maschera che gli serve per poter entrare ad un party di scambisti, dove il minaccioso cerimoniere della festa diventa il Fantasma delle Orge”. Alla fine, per Bill, ogni offerta di beatitudine sessuale è un passo perverso sulla strada del ritorno dalla moglie; molto paradossale ma allo stesso tempo molto vero.  

Kubrick ha costruito l’intero film come se fosse un lungo percorso onirico che ingloba al suo interno molteplici sogni (Alice che sogna se stessa mentre fa l’amore con altri uomini) ed inserti immaginari (Bill che immagina la moglie con il marinaio); in questo viaggio Bill, e con lui lo spettatore, si perde e guarda ma non agisce mai, infatti il sesso è sfiorato-sognato-immaginato ma mai veramente vissuto. Il tradimento non è assolutamente fisico, ma psicologico: viene a mancare, di conseguenza, l’amore fondato sulla fiducia e sull’intesa mentale. 

C’è una scena particolare all’interno del film, verso la fine, che concretizza il sogno, che si può interpretare come una scena chiave, di svolta per la vicenda e il suo valore simbolico: il momento in cui Bill, rientrando a casa dopo una lunga chiacchierata con un amico, trova l’inquietante maschera, che ha indossato pochi giorni prima, in camera da letto sul cuscino della moglie addormentata. Il dottore non può fare a meno di essere sopraffatto dalla realtà, e di quanto lontano sia dovuto andare e di quanto oltre si sia dovuto spingere per riuscire a tornare a casa (intesa come famiglia). Non è altro che un “giù la maschera”, infatti Tom Cruise in questa scena scoppia in un pianto liberatorio promettendo alla moglie di raccontarle tutto, liberandosi definitivamente dai mostri interiori che lo tenevano in ostaggio. Finalmente, Bill e Alice possono svegliarsi dai propri sogni e iniziare a ricostruire quello che, fino a poco tempo prima, condividevano. La maschera, quindi, non è altro che la materializzazione dei tradimenti psicologici avvenuti da entrambe le parti; è il punto conclusivo per poter ricominciare la vita reale e per poter ricostruire le fondamenta per un nuovo sentimento fisico e mentale. Nessun luogo è sicuro, anche in quelli familiari si insidia l’incertezza inalienabile; la forza sta nell’intelligenza delle persone e nell’affrontare i problemi con maturità e razionalità.

Eyes Wide Shut può intendersi come il capitolo conclusivo di «una riflessione riguardante l’uomo del Ventesimo secolo, gettato su una barca senza timoniere, in un mare sconosciuto», come disse Kubrick stesso a proposito dell’intera sua opera. È il ritratto di un’umanità lacerata da dubbi e acuti fantasmi interiori. Il film, inoltre, è attraversato da un tenace, quanto opprimente, senso di morte. Morte che quando non è fisica è metaforica, è morte della gioia del sesso, del sentimento amoroso, della capacità di comunicazione di coppia e collettiva in una società anch’essa in evidente stato comatoso. Eyes Wide Shut si configura insomma come un ultimo valzer lento, a volte con l’andamento di un minuetto, e con quella coscienza del tragico e dell’assurdo che, secondo Kubrick, contraddistinguono le nostre vite. 

L’amore tra Kubrick e Schnitzler

Nell’opera del regista la letteratura ha sempre avuto un ruolo molto importante, infatti tutti i suoi film prendono spunto da novelle o romanzi, a meno che non si parli di film storici. Si è sempre trattato di sottilissimi spunti, di canovacci su cui posare qualcosa di assolutamente personale e creativo, in cui la fedeltà al testo di partenza è rintracciabile solo in alcuni gracili aspetti, che non coincidono mai con le caratteristiche pregnanti dell’opera filmica né tantomeno di quella letteraria. 

Anche Eyes Wide Shut sembra a prima vista caratterizzato da una distanza non irrilevante rispetto al testo scritto: la trasposizione delle vicende in uno spazio-tempo diversi, l’aggiunta di un intero segmento temporale, il cambiamento di alcune organizzazioni spaziali in cui le vicende hanno luogo, perfino l’inserimento di un nuovo personaggio. Ad uno sguardo più attento ci accorgiamo, però, che questi cambiamenti stravolgono il testo di partenza solo superficialmente, ma sono anzi funzionali a creare effetti di senso simili, per elogiare quello che è il significato profondo di Doppio Sogno (titolo originale tedesco Traumnovelle, 1925), che Kubrick fa intimamente suo. 

Inoltre possiamo osservare come nel film sia stata attribuita una grandissima attenzione all’aspetto figurativo ed ai colori in particolare. Le tinte coprono l’intera gamma dello spettro: il caldo arancio della casa degli Harford, il bianco asettico dello studio medico, il potente rosso nella villa dell’orgia. Nel libro da cui la pellicola trae spunto non sono però presenti espliciti riferimenti ad elementi cromatici; ci permette questo di affermare che la trasposizione operata da Kubrick non è fedele? Assolutamente no, piuttosto l’autore ha saputo prendere le distanze dal testo di partenza, adattandolo mediante il ricorso ai codici specifici del mezzo. Si può ugualmente affermare che quello di Kubrick è un adattamento fedele, in quanto ha saputo trasportare nel film l’atmosfera del racconto di Schnitzler non riproducendola “alla lettera”, bensì, appunto, mediante i codici specifici del mezzo cinematografico, non più la parola scritta ma l’illuminazione, i movimenti di macchina, ecc. In tal modo le scelte operate dal regista si sono dimostrate assolutamente originali e, grazie ad esse, il testo filmico si è arricchito di significati ed interpretazioni rispetto al libro di partenza. 

Eyes Wide Shut é un ammirevole esempio di trasposizione cinematografica fedele, che utilizza le specificità proprie del nuovo mezzo e apporta delle modifiche che non sono altro che ulteriori elementi funzionali per renderne con fedeltà il significato profondo. Il regista condivideva con lo scrittore quelle che erano le sue più ferree concezioni artistiche e tematiche: l’ambiguità del reale, il tema del doppio ad essa connessa, dell’onirico, la concezione ciclica del tempo e catartica dell’arte. Una condivisione di intenzioni e obiettivi decisamente fuori dal comune e un amore per l’Arte metafisico, oltre il concreto, verso l’universale.

Leggi anche: Arancia meccanica – Erotismo, Masse, Violenza

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

The Prestige e la Meraviglia Aristotelica

The Prestige e la Meraviglia Aristotelica Come ha fatto l'uomo a divenire quello che è attualmente? Cosa lo ha spinto a un percorso continuo di...

Jack Torrance – Luccicanza o Follia?

Jack Torrance è uno dei grandi villain del grande schermo, anche se la parola "cattivo" per un personaggio del genere suona davvero banale e...

Tre colori: Film blu – La libertà è un naufragio?

Può una creazione ribellarsi al suo creatore? È possibile che essa, nel corso del suo accadere, sovverta a tal punto i propri fini da...

Malèna, cammina, lei, nella Bellezza

«Cammina, lei, nella bellezza, come la notte a latitudini serene e sotto cieli trapuntati a stelle; e tutto il meglio di splendore e buio s’accorda nel suo aspetto...