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La vera storia di Guy Fawkes, l’uomo dietro la maschera di V per vendetta

Guy Fawkes

“V per Vendetta”  è un film del 2005 diretto da James McTeigue  e diventato, pochissimo tempo dopo, un vero e proprio cult , nonché un simbolo di eversione sociale consacratosi nel ventre della settima arte. La storia è ambientata in una distopia, in cui il Regno Unito, divenuto totalitario e militarizzato, è sottoposto alla guida e alla dittatura politica dell’Alto Cancelliere Adam Sutler.

L’esercizio del potere dittatoriale assume forma e contenuti tipici di ogni totalitarismo fino ad ora conosciuto: controllo dei mass media, propaganda politica, coercizione e manipolazione. L’unica forma di opposizione si materializza nel coraggio e nelle idee di un misterioso rivoluzionario, che risponde al nome di “V”.

Il protagonista di V per Vendetta

La sua determinazione culminerà in una lotta serrata che lo porterà, nonostante la dipartita, a sollevare le coscienze e ad avere un cospicuo numero di adepti, che grazie alle sue gesta potranno ritrovare la libertà perduta. Ma da chi, James McTeigue, ha trovato spunto per strutturare la sua storia?  Qual è la vera storia che sta dietro la maschera di Guy Fawkes indossata da V? 

Guy Fawkes, l’uomo dietro la maschera

Guy Fawkes nasce nel 1570 a Stonande, nello Yorkshire; secondo di quattro figli di Edward Fawkes, un avvocato al tribunale di York, e della moglie Edith. Nel 1579 Guy diviene orfano di padre. Terminati gli studi scolastici,nell’ottobre 1591 Fawkes dissipa il patrimonio terriero ereditato dal padre, vendendo la tenuta di Clifton. Viaggiò poi per il continente per combattere la guerra degli ottant’anni al fianco dell’Impero spagnolo contro il Regno di Francia e le Province Unite.

Sotto la direzione di Sir William Stanley, Fawkes prese parte con la qualifica di alférez (funzionario di grado inferiore) all’assedio di Calais nel 1596, e nel 1603 – divenuto capitano – viaggiò in Spagna per raccogliere consensi per una ribellione cattolica in Inghilterra: fu in quell’occasione che adottò la versione italiana del proprio nome, Guido, e che descrisse re Giacomo I come «un eretico» che voleva «scacciare la setta papale fuori dall’Inghilterra». Nonostante il tentativo, Fawkes non riesce a convincere la corte spagnola a perorare la sua causa nell’isola britannica.

 

Nel 1604 Fawkes entrò a far parte di un piccolo gruppo di cattolici inglesi, capeggiato da Robert Catesby, che intendeva assassinare il re protestante Giacomo I, colpevole di aver tradito le aspettative del popolo cattolico dopo esser succeduto a Elisabetta I. L’intento è sostituirlo con la sua figlia, la principessa Elizabeth, intraprendendo la strada verso monarchia assoluta, ma questa volta cattolica e sul modello francese e spagnolo.

La congiura delle polveri

Il primo incontro tra i cinque cospiratori principali della congiura ha luogo in una locanda nell’elegante quartiere londinese dello Strand, la domenica del 20 maggio 1604.

Catesby, in un incontro precedente, aveva già esplicitato le proprie intenzioni di uccidere il Re e il suo governo facendo esplodere «la Camera del Parlamento con la polvere da sparo». Wintour, che all’inizio disapprovò categoricamente il piano, venne poi convinto da Catesby a viaggiare nel continente per cercare aderenti e simpatizzanti alla causa.

Per intercessione di un tal Hugh Owen, Wintour conosce ben presto Fawkes, e gli suggerisce di «fare qualcosa in Inghilterra nel caso la pace con la Spagna non ci avesse aiutato». Questa collaborazione non riuscì al fine voluto, tanto che Catesby non fu affatto sorpreso dal loro fallimento, siccome già prima sospettava che non avrebbero ricevuto supporto da nessuno.

La macchinazione

Nel giugno 1604 uno dei cospiratori, Thomas Percy, riesce grazie ad una promozione ad accedere in una casa confinante col palazzo del Parlamento. L’edificio di proprietà di John Whynniard, custode del Guardaroba Regio. Fawkes viene successivamente ingaggiato come portinaio dell’abitazione, e fu a partire da quel momento che adottò lo pseudonimo John Johnson.

Secondo alcune fonti coeve alla congiura, i cospiratori avrebbero scavato una galleria tra la casa di Whynniard e il Parlamento. Pare, tuttavia, che questa si tratti di una montatura propagandistica del governo, siccome non vi è evidenza dell’effettiva esistenza dell’anzidetto tunnel.

Finalmente i congiurati riuscirono ad affittare una piccola cantina (pure appartenente a Whynniard) ubicata al di sotto dell’aula del Parlamento; trattandosi di un luogo sudicio e inutilizzato, era un nascondiglio perfetto per la polvere da sparo.

Dopo aver lasciato l’Inghilterra, alla ricerca di ulteriori simpatizzanti alla congiura, Fawkes vi fa ritorno nell’agosto 1605; in una serie di incontri tenuti ad ottobre, inoltre, si decide che sarebbe toccato proprio a lui dare fuoco alla miccia per far saltare in aria il Parlamento.

guy fawkes

L’esito finale

Il piano, tuttavia, fatica a restare segreto,  Lord Monteagle recapita una lettera anonima che lo informa dell’imminente pericolo. Ben presto la cosa viene alla luce,ma i parlamentari inaugurano comunque la seduta alla mezzanotte del 4 novembre del 1605. Quando Fawkes si reca nella cantina di Whynniard con un innesco e un orologio da tasca, la congiura è pronta per essere perpetrata. Prima che però egli potesse accendere l’esplosivo, nella stanza irrompono le guardie reali, che lo colgono praticamente sul fatto.

John Johnson viene quindi condotto dalle guardie reali nella camera da letto del re per essere sottoposto all’interrogatorio. Fiero e sprezzante, Fawkes mantiene un atteggiamento di aperta sfida, senza nascondere le sue intenzioni.

La condanna

Egli si palesa come un cattolico di 36 anni nativo dello Yorkshire, e prontamente riferisce il proprio piano di voler uccidere Giacomo I mediante lo scoppio di polvere da sparo, ed esprime rimpianto per non esserci riuscito. Il suo atteggiamento risoluto si guadagna la stima di re Giacomo, che gli attribuisce da subito la prontezza e l’energia di un antico Romano.

Dopo un processo sommario, però, Guy Fawkes viene condannato a morte, in quanto colpevole di alto tradimento. La sentenza della corte è la seguente: i condannati dopo l’impiccagione saranno sottoposti alla recisione dei genitali, alla decapitazione e alla rimozione dell’intestino e del cuore, e infine alla dispersione dei resti.

 

Leggi anche: V per Vendetta – Il simbolo fra narcisismo e speranza

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