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Kylo Ren – La paura di essere il Buono

Yoda ne La Minaccia Fantasma: “La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza.”

 

La saga di Star Wars non è mai stata caratterizzata da una particolare complessità negli antagonisti, neanche per quelli più iconici. Se infatti la trilogia prequel ha regalato una maggiore profondità a personaggi come Darth Vader e Palpatine, il modo in cui questi sono stati presentati nella trilogia originale è del tutto diverso. Entrambi, infatti, nei primi film che li introducono sono personaggi del tutto piatti, rappresentando più delle funzioni narrative che altro.

Darth Vader nel primo Guerre Stellari è essenzialmente un enorme spauracchio, capace di bucare lo schermo in relativamente pochi minuti di presenza nel film, anche grazie all’aspetto fisico immediatamente divenuto iconico. La profondità dell’imperatore, poi, deriva essenzialmente dalla trilogia prequel, in cui Palpatine appare come un abilissimo manipolatore capace di tenere sotto scacco il senato. Ne Il ritorno dello Jedi però egli è l’essenza del villain manicheo, un’incarnazione del male assoluto senza motivazioni complesse.

Kylo Ren, in questo senso, è un villain senza precedenti nella saga. Fin dall’inizio di episodio VII non viene mostrato come un antagonista inscalfibile, ma come un cattivo in formazione. È evidente fin da subito come in lui non ci sia la risolutezza di un Vader. In Kylo Ren vediamo una perfetta sintesi dei sentimenti che portano al Lato Oscuro della Forza: la paura di non essere all’altezza di quella figura idealizzata che fu suo nonno; gli attacchi di ira che lo caratterizzano sin dal primo momento, e poi ogni volta che le cose non andranno secondo i piani; l’odio verso il padre, Han Solo, e verso lo zio, Luke Skywalker, che vorrebbe annientare; la sofferenza che chiaramente contraddistingue un personaggio in perenne conflitto.

Kylo Ren, o Ben Solo, che dir si voglia, è inoltre un personaggio unico e complesso all’interno dell’epopea creata da George Lucas per un ulteriore motivo: l’intera saga è sempre stata caratterizzata dall’idea di un Lato Oscuro della Forza tentatore nei confronti degli Jedi, che hanno bisogno di una volontà ferrea e di un lungo addestramento per imparare a controllare i loro poteri e a non cedere. Allo stesso tempo, una volta caduti nella perdizione di tenebra, la discesa agli inferi è quasi sempre stata definitiva, per via di un Lato Oscuro che consuma i suoi adepti trascinandoli sempre più in basso. È per questo, d’altronde, che la redenzione di Anakin Skywalker nel finale de Il ritorno dello Jedi è un momento così importante  nella saga.

La situazione risulta essere del tutto ribaltata con il personaggio di Kylo Ren. Lui è un Jedi caduto nel corso del suo addestramento, però non lo vediamo privo di possibilità di redenzione. Come lui stesso ammette, sente il richiamo della luce, di quella parte del suo essere che risponde al nome di Ben Solo. L’intero arco di Kylo Ren in Episodio VII è basato sulla sua discesa nel Lato Oscuro. Questa però non va intesa come un Jedi che lentamente cade in tentazione, ma come un aspirante Sith che cerca con tutto se stesso di spegnere quel po’ di luce che è ancora in lui. Eppure, anche dopo aver compiuto quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo passo, il conflitto interiore non sembra essersi risolto.

La ragione è semplice: quella di schierarsi con il Primo Ordine e di cedere al Lato Oscuro è una decisione che Ben Solo si forza a prendere. La sua non è una caduta tragica come quella del nonno. Prende questa decisione per rabbia nei confronti di coloro da cui si è sentito tradito. Prima di tutto suo padre, genitore assente che lo ha deluso, facendogli provare un senso di abbandono traumatico. In seconda battuta lo zio Luke Skywalker, che spaventato dalla sua impulsività lo ha quasi ucciso.

Ne Gli ultimi Jedi Kylo Ren appare certamente più consapevole e maturo. Ha abbandonato la maschera, di cui non ha fisicamente bisogno, che indossava per richiamare Darth Vader. Sta cercando di affermarsi in quanto Kylo Ren. Si rivela più ambizioso che mai, uccidendo Snoke e mettendosi così a capo del Primo Ordine. Lo fa come affermazione di sé stesso, dopo che il Leader Supremo lo aveva deriso appunto per il suo continuo voler emulare il nonno.
Eppure è evidente come non sia ancora in grado di controllare la rabbia che lo muove; dopo averla indirizzata nei confronti del padre, ora è tutta verso lo zio, come si vede nella sequenza ambientata su Crait.

Kylo Ren è, in fondo, un ragazzo insicuro con un enorme potere. Ciò lo rende l’incarnazione perfetta della celebre frase del maestro Yoda in Episodio I. Buona parte del merito per la credibilità del personaggio va poi attribuito alla recitazione di Adam Driver, uno degli attori più talentuosi della sua generazione. Ne viene fuori un antagonista instabile, complesso fin dalla sua introduzione ne Il risveglio della forza. Si è rivelato un villain in continua evoluzione, con un percorso lineare e coerente nel corso dei primi due film della nuova trilogia. Pur non essendo il più iconico dell’intera saga, le sue sfaccettature non possono che renderlo non solo il miglior personaggio di questi sequel, ma anche l’antagonista più interessante.

Leggi anche: Anakin Skywalker – Perché la paura?

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