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BoJack Horseman, stagione 6 pt.1 – o l’insostenibile sobrietà di BoJack

Bojack Horseman.

“Ricordo tutto, sono sobrio ora!” 

Già, queste parole provengono dal nitrito umano, troppo umano, di BoJack Horseman. Chi avrebbe mai immaginato che il nostro amato cavallo cinico e depresso, eternamente impossessato dal vortice creato da alcool e droga, fosse in grado di redimersi e raggiungere un’autentica sobrietà? Eppure è successo. Colui che ha distrutto tutte le persone che gli sono state vicino, sembra essere divenuto l’amico al quale chiedere aiuto.

Tuttavia, l’esser-sobrio sembra essere un tratto costitutivo insostenibile per BoJack; un personaggio che ha intrapreso il decadente viaggio nei meandri dell’alcool durante l’infanzia, facendo tappa nell’età adolescenziale e perdendosi nei suoi abissi durante il tempo degli adulti.

La sua sobrietà si rivela insostenibile poiché BoJack, nascondendosi dietro la maschera della propria immortale immagine di star televisiva, si era convinto di essere qualcosa che non potesse cambiare, condannandosi così ad odiare sé stesso. Il protagonista, ricercando un antidoto per l’apparente futilità dell’esistenza, si rifugia nel rassicurante ma fasullo mondo delle sostanze stupefacenti, con l’(in)consapevole finalità di fuggire da se stesso e dalle proprie responsabilità, annegando così nella superficie profonda di un mare di alcool.

Nonostante ciò, le persone, così come i cavalli antropomorfi, non cambiano quando decidono di farlo, ma quando, rivelandosi a sé stesse, devono cambiare. Alla sesta stagione BoJack Horseman, esprimendo un’urgente necessità di ritrovare quel Sé smarrito, decide di togliersi la maschera di celebrità per guardarsi per la prima volta allo specchio dopo lungo tempo. La sincerità con la quale racconta a sé la propria storia gli permette di scoprirsi e, forse, di comprendersi; poiché è solo accettando se stesso che diviene in grado di poter cambiare.

bojack horseman

Il “nuovo” BoJack, infatti, decide di tornare alla sua vita con una nuova consapevolezza e, finalmente, di assumersi le responsabilità per le proprie azioni passate, presenti e future. La sobrietà di BoJack si mostra quindi necessaria e insostenibile al medesimo tempo.

Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma questa volta non di alcool. BoJack, avendo paura di ritrovarsi gettato ancora in quello stesso mondo e di essere perseguitato dalla sua stessa ombra, fugge ancora dalla propria casa a Los Angeles tormentata dai demoni del passato, ma questa volta per recarsi da un autentico luogo rassicurante: i suoi amici.

“in questo mondo terrificante, ci restano solo i legami che creiamo” – BoJack 3×04

Così BoJack decide di far visite alle persone a lui care rimaste e, come il buon Todd, dorme sul divano degli altri. Il protagonista, disinteressandosi dei suoi possibili fini personali, lascia andare Diane a Chicago e, situandosi allo stesso livello dell’Altro, le rivela il suo profondo sentimento di amicizia; convince Princess Carolyn a trovare un equilibrio tra lavoro e famiglia; aiuta Todd nella ricerca di qualcuno con cui possa condividere la sua asessualità; assume il ruolo di fratello maggiore per Hollyhock; e, soprattutto, porta a piangere dalla gioia il sempre sorridente Mr. Peanutbutter, realizzando il tanto agognato episodio crossover.

BoJack, incarnando la necessità di una sobrietà insostenibile, corre in direzione ostinata e contraria rispetto alla sua indole e smette di bere. Il finale della prima parte della ultima stagione mostra come BoJack sia riuscito a redimersi poiché, smettendo dopo vent’anni di tingersi i capelli, dimostra di aver accettato sé stesso; e, recandosi nella città equina di Old Town Horseberg, affronta e supera l’odio viscerale verso i cavalli, verso chi gli ricordava sé stesso.

Tuttavia, l’ultimo episodio della stagione, riecheggiando il nome Shakespeare, mostra che per quanto noi possiamo chiudere con il passato, è il passato a non chiudere con noi.

 

Leggi anche: Dialogo Immaginario tra BoJack Horseman e Jean-Paul Sartre

Tommaso Paris
“-Dio è morto, Marx è morto, e io mi sento poco bene- (Woody Allen). 23 anni, studio filosofia a Bologna, ma provengo dai monti. Filosofia e Cinema, essenzialmente le due ragioni per cui mi alzo la mattina.”

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