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Conversazione con Umberto Contarello- Il film che vorrei girare con Paolo Sorrentino

 

A ScrittuRa Festival, festival letterario della città di Ravenna, ho incontrato Umberto Contarello, scrittore e sceneggiatore, celebre per aver scritto film indimenticabili come This Must be the place, La Grande Bellezza e Loro, venuti alla luce grazie alla collaborazione con Paolo Sorrentino. Non appena inizia a parlare Umberto mi incanta con la sua voce profonda in un attimo mi lascio trasportare dalle sue parole.

Di cosa le piace scrivere?

Io scrivo sempre e solo di me. Non credo nel vero. Nella mia vita la verità non ha avuto nessuna collocazione. Ogni elemento di verità è stato trasfigurato da un elemento più potente di racconto esistenziale. Io passo il mio tempo a immaginare delle cose che non ci sono. Quindi “il vero” non mi appartiene.

Quindi secondo lei scrivere può essere terapeutico?

Non conoscendo la distinzione fra sano e ammalato, non posso dirti se le parole mi hanno curato…

Allora come si racconta una storia?

Come è nata Venezia? Come hanno fatto delle isole popolate da figure che si confondevano nella nebbia a comunicare fra loro. Hanno costruito dei ponti. E cos’è raccontare una storia se non costruire dei ponti? Quando ero giovane ero bravissimo a connettere le cose, renderle plausibili, anzi, raccontavo le cose come se fossero ineluttabili. Ma ora non ne posso più di costruire ponti! Il racconto è tossico!Umberto Contarello

Perché è tossico?

Perché serve a illudere le persone che la vita abbia un senso! Io ho raccontato che la vita è un tempo internamente collegato, poi, a un certo punto, sono crollato su uno di quei ponti che avevo costruito. Io potrei rendere plausibili avvenimenti lontanissimi fra loro e legarli plausibilmente attraverso rapporti di causa effetto, ma la vita, il mondo, la nostra esistenza non sono legati da rapporti di causa ed effetto. Quindi sono episodici!!

Come si possono connettere questi elementi?

Io metto in sequenza, in successione. Penso che i fatti abbiano una relazione fra loro non più di causa ed effetto, ma di assonanza. Quindi io non devo più scrivere storie, ma poesie! La narrazione è finita egregiamente in televisione. Al cinema abbiamo un angolino stretto, piccolo e i film non sono più storie, non possono essere storie, perché le storie non durano un’ora e venti! Le poesie invece sì! Ogni elemento si aggancia all’altro per qualcosa che non sappiamo, ma che sentiamo che non può che agganciarsi all’altro. Non chiedetemi più storie, ma poesie. Io voglio essere solo lirico!

Qual è la differenza fra narrazione e poesia?

Il passaggio epocale fra narrazione classica del film e il film lirico è che la lirica non chiede, spiega. Io non voglio sapere niente di più di quello che sapete voi del film che vedrete. Mi dimetto ufficialmente dal ruolo di narratore onnisciente! Non me ne frega niente di sapere cosa succede fra una scena e l’altra!Umberto Contarello

Ma anche nella poesia ci sono dei legami!

Essere lirici non vuol dire essere pretestuosi o accostare pretestuosamente elementi, ma significa alludere. Questo rappresenta un terremoto nel mondo delle parole perché io metto in discussione il dogma della precisione. Io uso parole che alludono, che non sono giudicabili dal tribunale della precisione: un sottile filo anche non chiarissimo che lega fra loro delle poesie che sono scene in un film. Siccome non sono un poeta, cerco, invece che scrivere delle poesie, di scrivere delle scene che sono poesie!

Questa scelta di delineare scene poetiche come si rapporta con i personaggi?

Il mio sogno professionale che ho con Paolo (Sorrentino) è quello di fare un film girando tutte le scene su una persona, solo ed esclusivamente legate da quello che si chiama ispirazione. Il sogno è: non sapere niente del personaggio e guardandolo chiedersi chi è e che fa!

Rispetto all’ispirazione, qual è il rapporto fra scrittore e regista?

Ti do una bellissima notizia: speriamo sempre che ci siano delle regole, ma nella vita non ci sono regole. Una volta chiamai Paolo (Sorrentino) e gli dissi: “facciamo un ultimo Fantozzi, vecchio come Oblomov!” (era ancora vivo Paolo Villaggio) e lui mi disse: “Geniale!”. Chiamai Villaggio e lo andammo a trovare. Non capiva che noi volevamo proporgli di fare Fantozzi sostanzialmente immobile. Volevamo filmare la fatica che faceva nel raggiungere il frigorifero!  Questo era per noi il nocciolo drammaturgico del film e ci credevamo. Lui ci ha detto: “se proprio volete…”. Poi però ci siamo detti: “forse è un po’ forzata come idea….”.Umberto Contarello

Che consiglio daresti a chi ha iniziato a scrivere?

Consiglierei di vivere dissennatamente. Non si scrive mentre si vive, ma un po’ dopo. Attualmente sei giovane e so cosa vuol dire. Mentre si vive dissennatamente, non si parla di sé, ci si elimina e si parla solo di chi si vorrebbe essere. Scrivi di chi vorresti essere, poi un giorno scriverai di chi sei diventato.

Un’ ultima domanda: quanto le piace Fellini?

Mi devasta, da morire, al limite da non poterlo guardare…

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