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Amore e Odio – La maledizione degli Uchiha

Amore e Odio muovono il mondo da prima che l’uomo potesse prenderne coscienza e parlarne. Forze ancestrali che, al pari del Tempo, scandiscono l’evoluzione della civiltà, da sempre. È difficile comprendere cosa definisca la loro natura, ma la maledizione degli Uchiha potrebbe essere una splendida metafora per sfiorare quell’essenza così opaca.

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Quando un membro degli Uchiha conosce l’amore, gli emergono tutte quelle emozioni precedentemente soppresse. […] Risvegliano un potere incredibile [che] porta alla possibilità di perdere il controllo. Quando un Uchiha che ha conosciuto l’amore lo perde, esso viene sostituito da un odio ancora più profondo che lo cambia radicalmente”. – Tobirama

Un destino che schiaccerà sotto di sé prima Madara, poi Obito e infine Sasuke. È la maledizione di chi ama così intensamente che, una volta perduta la fonte di quel sentimento, si lascia divorare da un odio senza eguali. Un odio famelico che strappa brandelli di umanità dalle proprie vittime.

Cambia il modo di vedere quel mondo impietoso, cambiano gli occhi che lo scrutano, affiora dall’oscurità il Mangekyō Sharingan. Quel nuovo sguardo si nutre del dolore della perdita al fine di creare fiamme nere di odio, armature immuni a sentimenti pericolosi come l’amore e illusioni in cui relegare quella sofferenza insopportabile.

Uchiha

È così facile scivolare fra questi due sentimenti fuori dal tempo, tanto da non accorgersi neppure che il vuoto lasciato dall’uno viene riempito dall’altro. Una voragine prende forma sotto i propri piedi, condannandoci ad un immobilismo patologicamente razionale. L’odio è troppo opprimente per riuscire ad essere elaborato, non si può guardare avanti, ma neanche tornare indietro. Si può solo starsene fermi e lasciarsi consumare da quel fuoco gelido.

Quello amore-odio è un dualismo che ripercorre la storia della nostra civiltà e che si rivela tanto nella tradizione occidentale quanto in quella orientale. La complementarità di questi poli opposti diventa ora nutrimento del metafisico rapporto tra yin e yang, ora forza cosmica di empedoclea memoria, che crea, dissolve e ricrea eternamente un universo dal sapore decisamente nietzschiano.

In un certo senso, amore e odio trascendono il piano morale, in quanto slegati dai concetti di bene e male. L’odio provato da Sasuke verso il fratello è ontologicamente prioritario rispetto al (dis)valore etico al quale poi si lega, ha una sua forma ed è plasmato dal dolore. Il male, dunque, è piuttosto un effetto collaterale nel raggiungimento di quell’obiettivo a-morale. L’odio di Madara e di Obito verso la realtà si veste degli stessi abiti, cuciti troppo tempo addietro per ricordarne le sensazioni al tatto.

 

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Dopo che l’amore incondizionato viene sostituito da un odio cieco condizionato dalla disperazione, scivolare nell’oscurità è la risposta più semplice a quella domanda che ti frantuma l’anima: perché?”. Elaborare la perdita richiederebbe l’ulteriore sacrificio di accettare il dolore, al fine di comprenderne la natura. Ma la necessità di trasformarlo in odio, nel caso degli Uchiha, vince facilmente se persino l’amore era stato represso internamente, o semplicemente inespresso, o addirittura inelaborato.

Ancora più inevitabile cedere alle tenebre quando ciò comporta la creazione di un nuovo legame, che sostituisce quello appena perso. Nasce il dualismo odio-potere e la sua presenza è così totalizzante da non lasciar alcuno spazio libero nell’animo che lo ospita e nel quale si manifesta.

Sei debole. Perché sei debole? Perché non provi abbastanza odio”. – Itachi

Il potere degli Uchiha ha origine dal loro odio, il quale altro non è che la cenere di un amore la cui fiamma ha consumato l’unica bolla di ossigeno in quella distesa sterminata di fitte tenebre. Ora si fa fatica a respirare. La luce si spegne nell’oscurità. Si accende un odio che si alimenta con il dolore e che striscia verso il potere.

Uchiha
Madara, Sasuke, Indra

Quel nuovo fuoco non brucia ossigeno, ma la propria umanità e, più che offrirlo, si nutre del calore dell’anima. Sul fuoco d’odio di Obito soffierà Madara e su quello di Sasuke lo faranno prima Orochimaru e poi lo stesso Obito. La maledizione degli Uchiha ritorna eternamente, alimentata dalla versione corrotta di loro stessi. Il passato soffoca il futuro, affinché il presente non sia più desiderabile. Affinché sia preferibile sognare un perpetuo presente. Senza tempo, senza dolore, senza odio.

Oltre a Shisui, soltanto Itachi riesce a spezzare parzialmente le catene della maledizione, esattamente come spezzerà poi l’Edo Tensei di Kabuto. Il suo dolore, quella notte, è infinitamente più grande di quello degli altri Uchiha, ma il giovane talento non lo incanalerà nell’odio. Dentro di lui brucia sempre l’inestinguibile fiamma dell’amore per il fratellino e non può permettersi di cedere la propria umanità. Solo così potrà proteggerlo.

Sarà Naruto, tuttavia, a rompere completamente la maledizione degli Uchiha, prima con Obito, poi con Sasuke. Non è sufficiente mostrare che c’è un’alternativa all’odio. È necessario donare se stessi per accecare le tenebre nascoste nell’animo di chi si è perduto, anche a costo di esserne risucchiati per sempre.

Naruto si appesantisce dell’odio particolare e restituisce, mostrandolo, l’amore universale. Obito e Sasuke non avranno scelta.

 

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Leggi anche: Naruto e Kurama – Il significato psicoanalitico della Volpe a Nove Code

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Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
- Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere - Aspirante giornalista - Nerd da prima che diventasse una moda

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