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Nolan e Zimmer – I Custodi del Divenire

C’è un fiume che si palesa dinnanzi a noi, l’acqua scorre incurante della nostra presenza. Quel corso azzurro decidiamo di attraversarlo e, una volta immersi nelle acque del divenire, prendiamo coscienza del perpetuo cambiamento che accompagna la nostra esistenza. Sia l’uomo che ne interrompe il corso sia il fiume che gli si infrange contro non rimangono mai uguali a loro stessi. L’insegnamento filosofico di Eraclito – panta rei – diviene narrazione, diviene musica. Nolan e Zimmer ne mostrano la fugace essenza.

Quando si dice che quello di Christopher Nolan e Hans Zimmer è un legame che poggia sul tempo, il senso letterario abbraccia il senso metaforico. Il tempo, in tale concezione, è contemporaneamente tela e colori nel dipinto delle loro collaborazioni, nonché della loro amicizia. Esattamente come quel fiume, il regista britannico e il compositore tedesco incanalano l’inesorabile divenire dell’universo e di tutto ciò che lo abita.

Batman Begins (2005) non apre solamente la trilogia – già cult – dell’uomo-pipistrello, ma anche l’idillio fra Nolan e Zimmer. Da quel momento, i due lavoreranno insieme anche sugli altri due capitoli, The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012), su Inception (2010), su Interstellar (2014) e, infine, su Dunkirk (2017).

Nolan e Zimmer
Zimmer e Nolan

In ogni pellicola si nota una sinergia che lega il tempo della narrazione al tempo della sinfonia, quasi come se la musica districasse, illuminandola, una realtà cupa e, contemporaneamente, quest’ultima fornisse alla prima la propria raison d’être. Il flusso temporale viene scandito in modo olistico e lo spettatore si trova immerso in soavi sonorità che accompagnano criptici fotogrammi, lungo un’esperienza multisensoriale nella quale si mescolano ermetismo e teatralità.

Nolan e Zimmer imbrigliano il divenire e ci intrappolano nel paradosso del tempo. Lo spettatore si riscopre a navigare in quel mare di note restando immobile, nonostante la sua mente percepisca sia il mutamento che il movimento. Tutto rimane fermo, eccezione fatta per la musica: una successione di suoni che non attraversano solo lo spazio, ma anche il tempo, esattamente come in Interstellar.

Un incanto addormenta la razionalità e risveglia lo spirito assopito. La sintesi delle arti, la poesia dell’assoluto.

Capita che certe compagini di suoni inducano nello spettatore – e ascoltatore – nostalgia di una vita mai vissuta, empatia verso una sofferenza mai provata, speranza in un’armonia mai desiderata. Dunque la sonorità non scandisce solo la narrazione e il tempo, ma anche le emozioni provate da chi scruta in quell’abisso luminoso. Un caos che mette ordine fra i nostri pensieri.

I toni gravi ed eroici delle composizioni di Zimmer sembrano accompagnare, ad esempio, il percorso fatto di oscurità, colpa e redenzione del Cavaliere oscuro durante l’intera trilogia. Il richiamo musicale, con una ripetuta e alternata scala ascendente-discendente, amplifica la lettura dell’esistenza come di un pendolo che oscilla – parafrasando Schopenhauer – tra ciò che si è e ciò che si vuole essere.

Similmente, le sinfonie che danno vita musicale a Dunkirk trasportano lo spettatore in un altro luogo, rendono reale quell’esperienza così lontana dalla sala cinematografica o dal divano di casa. Musica e narrazione si intrecciano su più livelli, quasi a voler nascondere agli occhi dello spettatore il divenire che avidamente custodiscono, come il più artistico dei prestigi.

Tra tutti gli inganni del regista britannico, affiora con meno impeto quello che lega non solo al tempo narrativo, ma anche a quello fisico pellicole distanti fra loro: Inception e Interstellar. Il compositore tedesco, suo complice, mette in musica questo scherzo del divenire. Insieme danno in pasto ai loro famelici spettatori un fittizio costrutto, immagine sfuocata del tempo, ma allo stesso tempo vivida, tanto da indurre quest’ultimi a cibarsene golosamente.

Nolan e Zimmer

La relatività di Einstein sfiora, con maggiore o minore forza, entrambe le pellicole. Il tempo rallenta nei sogni in cui viaggiano Cobb e compagni e, specularmente, aumenta sul pianeta in cui la squadra di Cooper atterra durante la spedizione nello spazio. Ancora una volta, la sinfonia di Zimmer riempie ogni istante regalatoci dal tempo, di modo che, rallentandone la percezione, lo spettatore possa goderne pienamente.

In Inception questa caratteristica è ancor più accentuata, poiché, danzando fra le note di Time (2010), lo spettatore ha la possibilità di vivere un’esperienza mistica nella quale il tempo si dilata e si contrae continuamente, sia quello del film sia quello di colui che vi assiste. Titolo della canzone, cornice indefinita delle vicende e strumento dialettico, il tempo scherza con la nostra sbiadita percezione di esso. I suoi custodi assistono divertiti.

Poco importa che nel film con Di Caprio sia la realtà a contrarsi su se stessa e in quello con McConaughey sia il tempo a rendersi protagonista di questa contrazione. Perché, in ogni caso, il divenire ci scivola fra le mani e non possiamo far altro che restituirlo a coloro che lo custodiscono senza brama, con la speranza, un giorno, di poterne godere ancora.

Il tempo sembra afferrarci con mani invisibili, usando i suoi arti come a volerci svegliare da un sogno e ricordarci la miseria della condizione umana. Ma riusciamo a divincolarci da quella presa ineluttabile grazie ai custodi del tempo, i quali ci ricordano a loro volta che la condizione umana è e sarà sempre Arte.

Gli arti del tempo e il tempo delle arti vestono della stessa necessità.

Leggi anche: Nolan, Aristotele e l’Amore come Motore Immobile

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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