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N. W. Refn e Ryan Gosling – La poetica del silenzio dell’antieroe

C’è stato un periodo che ha segnato lo spartiacque per la carriera di Nicolas Winding Refn, ovvero quello della realizzazione di Drive. Non solo perché quello del 2011 rimane ancora oggi, non solo per il pubblico ma soprattutto secondo la critica, il capolavoro del cineasta danese, ma perché lo stile di Refn è cambiato da quel momento in poi in modo apparentemente irreversibile.

Drive (N. W. Refn, 2011)

La prima parte della filmografia di Refn è costituita da thriller rapidi e intensi, un genere che ha raggiunto la sua perfetta espressione nel film che chiude il suo primo ciclo: il folle e magnetico Bronson. Da Valhalla Rising qualcosa ha cominciato a cambiare, i movimenti di macchina sono diventati più morbidi, il montaggio è rallentato, i colori hanno iniziato a creare più contrasti, le parole si sono dimezzate e le metafore sono raddoppiate. Ma mentre lo splendido One-Eye di Mads Mikkelsen non parla perché è muto, il pilota di Drive parla poco per scelta, e non di Refn.

Infatti, nella sceneggiatura del film erano contenuti molti più dialoghi di quelli presenti nel prodotto finale, ma Ryan Gosling e Carey Mulligan hanno scelto di non parlare, e quei lunghi silenzi hanno cambiato notevolmente la natura del loro rapporto. In combinazione con la regia più riflessiva del nuovo Refn, questo ha contribuito a trasformare Drive da un thriller puro a un neo-noir. È stato l’incontro con Ryan Gosling, un attore che fa dell’interiorizzazione e dell’underacting la propria cifra stilistica, a far definitivamente svoltare la carriera del regista danese. Ecco perché la scelta del protagonista del film successivo, lo splendido e ancora poco considerato Solo Dio Perdona, non poteva che ricadere ancora su di lui. Il problematico Julian di Gosling è ancora più silenzioso e inespressivo del Pilota di Drivele parole che pronuncia non sono più di 50 (nel film precedente erano poco più di 100) e vive in un regime di passività costante.

Solo Dio Perdona (Only God Forgives, N. W. Refn, 2013)

Nonostante le somiglianze nei comportamenti, il Pilota e Julian presentano qualche differenza perché sono incastonati in due trame diverse. Da una parte Drive è una storia di vendetta che si compie, un film crudo e asciutto che mostra il lato più sporco di Los Angeles, contornato da una storia d’amore atipica, che per affermarsi passa dalla sua stessa negazione; dall’altra Solo Dio Perdona parla di una vendetta che non si compie, di una Bangkok caotica e criminale, non descrive relazioni d’amore, ma approfondisce il rapporto morboso tra il protagonista e la madre, sottendendo l’obiettivo di mostrare un breve compendio della teoria psicanalitica freudiana, toccando temi come Es, Io e Super-io, castrazione e sindrome di Edipo.

Il Pilota e Julian, però, hanno anche tanto in comune. Il loro silenzio e le loro scelte fanno sì che siano dei veri e propri antieroi. Il protagonista di Drive, nonostante inizi a provare qualcosa per la sua vicina Irene, decide di aiutare il marito Standard a compiere una rapina, entrando nel vortice senza uscita della criminalità losangelina. Il protagonista di Solo Dio Perdona è totalmente succube della madre e non riesce nemmeno a toccare la donna con cui ha una relazione. I due personaggi di Gosling ribaltano la mascolinità tossica che talvolta ha pervaso le pellicole thriller e d’azione, dove il protagonista è un uomo dalle mille capacità e la donna è relegata a oggetto della sua azione.

Quella virilità non è presente nel Pilota e in Julian, ma è sostituita da scelte scriteriate, dalla passività, dalla repressione dei propri desideri, dal sacrificio che porta all’autodistruzione. Cambiando stile, Refn prova a cambiare i paradigmi del proprio genere, spalancando le porte a un nuovo thriller noir aperto a interpretazioni e disseminato di messaggi nascosti. Questo modo di fare cinema è rimasto immutato anche nelle sue opere successive, l’horror The Neon Demon e la miniserie Too Old To Die Young, che segna un ritorno alle atmosfere di Drive. L’eredità di Ryan Gosling è stata sapientemente raccolta da Elle Fanning e Miles Teller, anche loro silenziosi antieroi in un contesto che li fagocita.

Solo Dio Perdona (Only God Forgives, N. W. Refn, 2013)

È chiaro, insomma, come sia il silenzio l’intuizione vincente del cinema di Refn da Gosling in poi, la quiete che prevale sul rumore, la stasi che domina sull’azione e la lentezza che sovrasta la rapidità. Il silenzio è un’arma che vuole ampliare la narrazione anziché limitarla, lasciandola costantemente aperta e in bilico, perché spesso nel Cinema non enunciare equivale a non scegliere e a non costruire il proprio Io; in questo caso, quello di un antieroe in un mondo che sarà sempre più spietato di lui.

Leggi anche: Mulholland Drive – Enigmi da non risolvere: il Diner Winkie’s e il Club Silencio come possibili “luoghi della verità”

Matteo Melis
"Il segno è qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos'altro, sotto certi aspetti o capacità" (C. Sanders Peirce)

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