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Lady Vendetta – L’incipit del film di Park Chan-wook

Lady Vendetta è il capitolo conclusivo della “trilogia della vendetta” del Maestro sudcoreano Park Chan-wook. La pellicola è stata presentata nel 2005 alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Leoncino d’oro.
In questo approfondimento vogliamo indagare l’interessante presentazione della protagonista, Geum-ja.

Momenti di attesa

Dopo i bellissimi titoli di testa, la prima inquadratura del film ci mostra un gruppo di persone, uomini e donne, tutti vestiti da Babbo Natale e armati di strumenti musicali. Un leggero nevischio portato dal vento li fa tremolare.
“Ma è davvero un angelo come dicono?” si domanda una delle donne presenti. “In prigione la chiamano tutti la dolce Geum-ja” è la risposta che ella riceve, prima che la macchina da presa si sposti con un carrello indietro, mostrandoci il fautore dell’avvenimento che sta per accadere. L’uomo, con un particolare taglio di capelli e il viso dolce ed innocuo, si volta senza proferire parola verso i musicisti che subito gettano a terra i bicchierini da caffè, mettendosi in posizione con gli strumenti.
Si intona un canto gioioso, e un campo lungo ci mostra il gruppo di musicanti contrapposto ad altri gruppetti di persone in attesa. Alcune donne escono dalla porta del carcere, riabbracciando i loro cari.

La fine della sofferenza

Solo una di esse rimane in disparte. È sullo fondo dell’inquadratura, ma è lei la prima che notiamo. I suoi vestiti e, soprattutto, la sua carnagione sono più chiari rispetto a quelli degli altri presenti nell’inquadratura. Il suo viso è deciso, si volta verso di noi che la aspettiamo.
La sua camminata ci raggiunge fino ad un mezzo primo piano, trasportandoci in un flusso in cui indietreggiamo con lei che continua una camminata che, unita al coro festoso, sa di trionfo.
Geum-ja si ferma in primo piano. Lo sguardo è fisso e deciso, ma non fa trasparire alcuna emozione.
La canzone finisce e l’uomo la interroga su dove siano i vestiti invernali che le aveva mandato. Non ottenendo risposta, ripiega su un regalo simbolico: una torta bianca, candida come la neve e come lei, come la dolce Geum-ja che esce di carcere dopo 13 anni e mezzo. Con un carrello “emotional” scopriamo bene l’emozionato sorriso dell’uomo che si dice fiero della ragazza.

Flashback

13 anni e mezzo prima, la stessa persona guarda la tv, dove al servizio del telegiornale si chiarisce il motivo della presenza di Geum-ja in carcere. Si innesta una voce narrante a completare il quadro: la ragazza, all’epoca solo ventenne, ha ucciso un bambino di soli sei anni perché piangeva troppo.
Ciò che colpì l’opinione pubblica, ci viene raccontato, è lo sguardo dolce e innocuo della ragazza, all’apparenza incapace di un crimine tanto efferato. Si dice che un regista volesse fare un film su questa storia. L’uomo davanti alla tv si inginocchia, prega per lei a mani giunte.
Finalmente lui e la ragazza si conoscono. Ora sappiamo che lui è un prete. Dietro lo sguardo di lei, egli crede si celi la presenza di un angelo. Ora è la voce di Geum-ja che, in Voice Over, si domanda come ciò sia possibile.

Lady Vendetta

La donna angelo

Da questo momento, il montaggio si fa più veloce, quasi convulso dietro al suo filtro sgranato e ricco di tinte dorate. I carrelli volano velocissimi tra i tavoli, i crane planano verso le residenti mentre passeggiano nel cortile, mostrando quello che sarà lo stile di molte scene di Lady Vendetta.
La vita di Geum-ja in carcere è costellata di altruismo, aiuto, risate con le altre detenute e cucina, ma anche di dubbi sull’angelo in lei. Riflette costantemente fuori campo, poi comprende: l’angelo si manifesta quando è lei a chiamarlo.
Eccola allora mentre, in un attimo di distensione della regia, lo chiama guardando verso l’alto da cui noi la fissiamo. “Vieni allora. Io sono qui”.
In pochi secondi, scopriamo che il suo discorso è rivolto ad un pubblico cui confessa di avere imparato a pregare, poiché la prigione è il posto ideale per farlo. Gli applausi non si contano, la standing ovation parte dal suo salvatore spirituale e si estende a tutti decretando la nuova vita della nostra donna-angelo.

La donna diavolo

Il flashback finisce e la camera ci porta a pochissima distanza dalla torta. Assistiamo alla scena stando di lato, con i due protagonisti che ci danno il profilo mentre si fissano. “Mangiare del tofu così bianco aiuta a non cadere più nel peccato”. L’augurio del pastore è sincero e carico di speranza ma è proprio qui che avviene la svolta. Conosciamo Geum-ja attraverso un gesto a suo modo estremo, che ne mostra le ombre e ne completa l’essenza fatta di luci ma, soprattutto, di ombre. La ragazza, con un gesto delicatissimo che fa da contraltare ad uno sguardo che ora si rivela truce, fa cadere la torta per terra. Lo sgomento della banda si mostra nei loro volti e con la caduta di un piatto.
Il prete è sgomento, vuole piangere e si rifiuta evidentemente di credere a ciò che ha davanti. Non sa ancora che, di lì a poco, la sua prediletta distruggerà del tutto ogni sua speranza.

Lady Vendetta
Geum-ja non è mai stata pura e il suo volto, sottolineato da un ultimo carrello che ci conduce al suo primissimo piano, pronuncia la sua sentenza: “vai a farti fottere”.
Indossa degli occhiali e se ne va. La “Lady Vendetta” inizia il suo vero percorso di catarsi e redenzione.

Cortocircuito

Attraverso un calibro millimetrico di regia e sceneggiatura, Park Chan-wook ci inserisce perfettamente non solo nel tono del film, ma anche nell’indole della sua protagonista. Ricalcando la sua psicologia, Lady Vendetta mostra un mondo fatto di luci sferzate continuamente da ombre improvvise, coadiuvate da una scrittura che sovrappone continuamente i piani temporali attraverso monologhi e immagini non sempre aderenti ad essi.
Una coerenza narrativa invidiabile per quello che è un altro capolavoro del sudcoreano, a soli due anni di distanza da Oldboy.

Leggi anche: Oldboy – Il mostro libero della Verità

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