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Dottor House e Asclepio – Pavese e il mito del primo medico

Dottor House e Pavese.

“Ma che cosa significhi che il buon medico Asclepio esca da un mondo di divine metamorfosi bestiali, vale invece la pena di dirlo.”

(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 1947)

L’immortale Cesare Pavese è ricordato, tra le altre cose, per aver creduto che la sfera mitica e il culto dei morti non fossero solo inutili sciocchezze fiabesche. Ha cercato in loro il segreto di qualcosa che tutti ricordano, una memoria collettiva, l’emozione poetica del ricordare l’immemoriale. Un’infanzia di bestie, sesso, sangue e morte, un’era in cui vivevano centauri, dei e poi uomini. Questi ultimi furono condannati, senza perfidia, ad una legge, un destino deciso dagli olimpici. Ché la nostra presenza su questa terra, si sa, non è eterna, eppure nacque la figura che permise agli esseri umani di prolungare la propria esistenza. Ma a quale scopo? “Cosa sono i mortali se non ombre anzitempo?” (Pavese).

asclepio

In altre parole, sacche di cellule con una data di scadenza, questo è il significato insito nel termine mortale, riferito all’umano, almeno secondo il dottor Gregory House. Nulla di quello che facciamo ha un senso o un fine ultimo, siamo animali sperduti che grazie alla logica possono sperare in qualcosa di più della mera malvagità. Il medico più famoso della tv, comunque, nonostante la sua misantropia e genialità, non si tira mai indietro dal salvare una vita, che sia del soggetto più idiota o del criminale più spietato. Tanto a lui, arrogante antieroe, non importa: è il puzzle che la malattia rappresenta a stimolarlo, almeno a suo dire. Sembra non accorgersi, però, che ogni volta sfida la sorte che gli dei decisero per gli uomini, sfida le divinità stesse, che per noi scelsero la morte infine.

Non è stato il primo, tuttavia. House ha un antico antenato, il primo dottore, la cui storia e mito rappresentano l’inesorabilità dell’uomo, la sua ineluttabile infelicità, il suo vivere in un eterno possibile.

Narra la leggenda che Asclepio fosse il figlio di Apollo, il radioso dio del sole, e Coronide, della stirpe dei Lapiti, genealogia parente dei Centauri. Secondo il mito, il semidio Asclepio ricevette dalla dea Atena il dono di cambiare il suo sangue con quello di Medusa. Da allora il sangue che sgorgava dalle vene del suo fianco sinistro era velenoso e portatore di sventure, ma quello del fianco destro aveva il potere di guarire qualsiasi malattia e persino di fare risorgere i morti. Ciò fece adirare sia Zeus sia Ade, poiché l’afflusso dei morti nell’oltretomba diminuiva.

Statua in bronzo del semidio Asclepio, in una posa simile a quella di un altro celebre dottore.

Nella versione di Pavese, però, si segue la variante mitologica per cui Asclepio, alla morte della madre, fu portato da Ermes al centauro Chirone, così che lo istruisse nell’arte medica. Nato dalla luce, condannato dalla sua parziale umanità, Asclepio avrebbe svelato i segreti del mondo e del corpo, dell’uomo, della vita e della morte. Ma nulla di buono gli sarebbe venuto da questa conoscenza.

Bimbetto, […] tu non hai nulla di tua madre se non la triste forma umana. Tu sei figliolo di una luce abbacinante ma crudele, e dovrai vivere in un mondo di ombra esangue e angosciosa, di carne corrotta, di sospiri e di febbri – tutto ti viene dal Radioso. La stessa luce che ti ha fatto frugherà il mondo, implacabile, e dappertutto ti mostrerà la tristezza, la piaga, la viltà delle cose. Su di te veglieranno i serpenti (simbolo di sapienza e immortalità nell’antica Grecia).”

(Chirone nei Dialoghi con Leucò, Cesare Pavese, 1947)

Fu Cameron a dire ad House “chi non sa è felice”. Infatti, la condanna del dottor House è sempre stata la sua dote più eccezionale: la razionalità. Quella logica che trasforma un qualsiasi problema emotivo in uno meccanico, che annienta ogni fede o speranza che le persone possano essere migliori, poiché per natura sempre fuggiranno dalle responsabilità, tradiranno e inganneranno per il proprio bene stare.

Dottor Gregory House: Tutti mentono, l’unica variabile è su cosa” 

Ma se l’egoismo umano è inesorabile, ancor più lo è il suo destino, del tutto irrazionale. Una fine che nemmeno il migliore dei medici potrebbe evitare.

Dottor Gregory House (1×01): “È inutile sperarlo. Il nostro corpo va in rovina, a volte a 90 anni, a volte nasce difettoso, ma è il nostro destino, e non c’è dignità in tutto questo. Non importa che uno veda o cammini, la morte è sempre orrenda. Sempre. Si può vivere con dignità, ma non morire.”

La tristezza, la piaga, la viltà delle cose di cui parlava Chirone sono ciò cui vennero condannati i dottori, dell’animo o del corpo, perché in questa vita “le persone non hanno quello che si meritano, hanno quello che hanno… e nessuno può farci niente” (Gregory House). Queste verità vengono scovate dalla luce della ragione, il cui motto è riassumibile nella canzone che fa da sfondo alla prima puntata di House M.D., quella del filosofo Mick Jagger: you can’t always get what you want. L’universo o gli dei dovrebbero pareggiare i conti, ma non lo fanno e non lo faranno mai. Forse perché nulla è mai dipeso da loro, ma solo dal caso.

House, infatti, non ha fede né in Dio né in qualunque altra cosa che sia irrazionale, e cerca sempre di “salvare” i credenti dalla cecità, di consegnare agli altri le realtà che ha scoperto. Che sia per un perverso piacere di bruciare i mondi altrui, per smascherare gli ipocriti o per un’accettazione più serena del reale è difficile a dirsi.

Furono queste doti da guaritore che, in un tempo che forse mai fu, spaventarono Zeus. Il particolare potere che Asclepio condivideva con gli umani avrebbe potuto minacciare la fede negli dei, annullando di fatto la sostanziale differenza fra divinità e uomini, ovvero l’immortalità. Asclepio, tuttavia, come House, scoprirà presto che tutti muoiono. Persino lui.
Zeus, infatti, uccise il figlio di Apollo, salvo poi annoverarlo come divinità minore per scongiurare l’ira del padre radioso.

Wilson – “Se l’universo è governato da leggi meccaniche, tu le impari e ti metti al sicuro. Ma se esiste un essere onnipotente, ti schiaccia quando vuole.”

House – “Sa dove trovarmi.”

(Dialogo tra House e Wilson tratto dalla puntata House e Dio 2×19)

L’uomo, dunque, può sfidare il divino? Può combattere l’ultraterreno? Invero, quando giunse Asclepio, gli dei iniziarono ad avere paura, poiché sono tanto eroi quanto temibili coloro che possono rimandare il fato prestabilito, zoppicare tra la vita e la morte. Il destino di costoro, tuttavia, è una saggia rassegnazione, un sorriso di cronica infelicità, di chi sa di poter eccellere nel suo genio e di fallire nondimeno.

 

Ma è proprio indispensabile che genialità e consapevolezza abbiano come fine unico e ultimo la sofferenza? Sono condannati all’infelicità dal loro talento, oppure sono eccezionali proprio perché infelici?

“Ti ho già detto la sorte che attende costui nelle case mortali. Sarà Asclepio, il signore dei corpi, un uomo-dio. Vivrà tra la carne corrotta e i sospiri. A lui guarderanno gli uomini per sfuggire il destino, per ritardare di una notte, di un istante, l’agonia. Passerà, questo bimbetto, tra la vita e la morte.”

(Chirone nei Dialoghi con Leucò) 

Curioso che Pavese scriva di un bimbetto e che House nella serie venga definito infantile a più riprese. In effetti, nel paradosso più assoluto, la maniera più logica di essere emotivi è di esserlo nella maniera più pura, senza avere paura della propria umanità. Gregory House ha fuggito sempre l’abbandono all’irrazionale e per questo i suoi sentimenti, così primordiali, hanno un che di fanciullesco.

Bambini, di conseguenza, così prossimi alla nascita e già messi in relazione dialettica con la morte. La propria o quella altrui.

Come Asclepio, d’altronde, anche House “muore” nel suo finale, in quell’episodio che si intitola, non a caso, Tutti Muoiono. Muore perché non c’è posto per lui in questo mondo, confinato in quel suo corpo mortale e storpio, condannato da un handicap come lo era la metà umana di Asclepio. Quest’ultimo divenne un dio minore, che scoprì persino come resuscitare i morti; Gregory House, invece, accetta la sua umanità, il suo dolore, senza nascondersi, e godendosi sé stesso finché è ancora in tempo. Accetta che non tutto ciò che è reale è razionale.

Asclepio e House, a loro modo, esperiscono un apoteosi, forse proprio grazie alla morte. Dopo aver attraversato l’inferno, dopo aver perso più di quanto avessero mai ricevuto, diventano mito.

Dunque, forse, quando gli dei decisero per gli uomini la morte, decisero il cambiamento, una metamorfosi bestiale. Persino per coloro che nacquero rotti dal principio, vissero spezzati, in un mondo di viltà, ma sorrisero alla fine.

Gregory House: “La morte cambia ogni cosa.”

 

Leggi anche: Dottor House – L’onestà e la superstizione del dolore

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