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Once Upon A Time In… Hollywood – Il film porno di Tarantino

Sì, avete letto bene, il nono film di Quentin Tarantino, Once Upon A Time In… Hollywoodè paragonabile a un vero e proprio film porno: questo è quello che ho pensato quando sono uscito dal cinema dopo l’anteprima vista in lingua originale, e fra poco vi dirò perché.

La favola di Tarantino

Ho pensato che quando sarò grande anche io racconterò una storia ai miei figli, alla maniera di Quentin e di Sergio Leone prima di lui – a proposito, fatevi un regalo, andate entro il 3 maggio a vedere la mostra C’era una volta Sergio Leone al Museo dell’Ara Pacis di Roma. Citare Leone era d’obbligo: colui che fu in grado di trasportarci nel mondo favolistico, nel tempo del C’era una volta… prima di Tarantino; colui che fu il vero Maestro per il cineasta di Knoxville, che lo omaggiò rivoluzionando il cinema western con opere come Django Unchained e The Hateful Eight

Ma torniamo a noi: dirò ai miei figli: «C’era una volta…» e gli parlerò proprio di Tarantino. Della sua favola. La favola di un uomo che ha preso il Cinema, lo ha rivoltato come un calzino, lo ha stravolto, lo ha omaggiato, lo ha citato, lo ha violentato, lo ha scritto, lo ha diretto, e lo ha cambiato per sempre. Come ha fatto? Vedendo tanti, troppi film, cibandosi di essi, riuscendo grazie a questa sterminata cultura cinematografica a crearne una propria e unica, attraverso una commistione di linguaggi che spaziano dallo spaghetti western al film storico (rivisitato, si intende), dal neorealismo al film di arti marziali. Tarantino riesce anche a mescolare questi linguaggi diversi e lontani nello stesso film, narrando il tutto in modo perfettamente amalgamato e coerente, generando così un autentico e rivoluzionario linguaggio cinematografico.

Racconterò ai miei figli la favola di un uomo che ci ha abituato non solo a una regia sopraffina, ma anche a una scrittura eccelsa, realizzando sceneggiature in grado di smuovere anche lo spettatore più passivo. Il buon Quentin, in virtù di tutto questo, può permettersi di fare ciò che vuole.

Ed è esattamente quello che Tarantino fa nel suo nono film: quello che vuole. Sacrifica la sceneggiatura regalandoci la sua migliore regia, poetizzando una dichiarazione d’amore verso il Cinema, quel Cinema che lo ha influenzato e ispirato, e il suo, omaggiando e omaggiandosi, citando e citandosi. Tarantino si permette persino di prendere in giro i film di arti marziali e quelli italiani, ridicolizzando proprio le pellicole che più lo hanno ispirato.

E in questa cornice meravigliosa, in questa favola metacinematografica, inserisce comunque due personaggi magnifici: Rick Dalton e Cliff Booth (quel Brad Pitt diretto da Tarantino nella scena al ranch come Eastwood diretto da Leone), aggiungendo camei ad alto livello di auto-citazionismo come quello di Kurt Russell e alcuni dialoghi davvero d’autore.

Il finale da film porno

Per poi chiudere il cerchio, il buon vecchio Quentin Tarantino, dicendo (ed è per questo, finalmente ci siamo arrivati, che paragono Once Upon A Time In… Hollywood a un film porno): «Tranquilli ragazzi, sono sempre io, mi sono fatto una sega meravigliosa durata più di due ore, ma lo so perfettamente che quello che volete, come quando guardate un porno, è l’orgasmo, copioso, violento. Andate tutti avanti veloce fino a lì, vi annoiate durante l’amplesso, per quanto bello e fantasioso esso sia. Beh, eccolo qui il mio orgasmo artistico, con tanto di lanciafiamme»

Sì, proprio un lanciafiamme. Che ci fa vedere prima, come insegna Hitchcock quando dice che se una pistola è in scena all’inizio, alla fine dovrà sparare. E fosse solo il lanciafiamme: il Pitbull di Cliff, paradossalmente uno dei personaggi più caratterizzati, ha una scena tutta per sé, in cui ci viene presentato famelico, che sbava, pronto a divorare il pasto preparato sapientemente dal padrone. Il padrone del cane, invece, è protagonista di una scena in cui tutto lascia presagire il peggio – quella al ranch sopracitata – che invece sfocia in una grossa risata. E alla fine il lanciafiamme spara, il cane sbrana, Brad Pitt picchia. Tutto è studiato, preparato, per dare allo spettatore tarantiniano medio quello che si dà ad un utente medio di PornHub: il gran finale, l’eiaculazione esagerata, aspettata, desiderata, bramata.

Tenere per quasi tre ore un utente medio di PornHub davanti a uno schermo, ergo lo spettatore fermo a Pulp Fiction, ci vuole maestria. E Quentin Tarantino è un Maestro, una sorta di Rocco Siffredi del Cinema.

La favola e il lieto fine

Ma con «C’era una volta…» iniziano le favole, lo abbiamo detto, giusto? Non stiamo guardando un porno, ma una favola, e dopo l’orgasmo di sangue e fiamme e urla abbiamo bisogno del nostro lieto fine. Ed è così che si chiude Once Upon A Time In… Hollywood: come una favola, in cui non importa se la Storia non è andata così, non importa se la narrazione è inverosimile. In una favola, infatti, vogliamo il lieto fine, ci sono i buoni e i cattivi, e noi vogliamo che i buoni vincano. Ed è per questo che nonostante l’adrenalina degli ultimi minuti, nonostante le risate, nonostante il pensiero: «Questo è un pazzo scatenato!», alla fine la lacrimuccia è scesa. Grazie alla favola raccontata dal Maestro.

Un altro Maestro, del Teatro questa volta, che di nome fa Peter Brook, scrisse una cosa meravigliosa alla fine del suo The Empty Space, che tradotta suona più o meno così:

«[…] Il Teatro ha una speciale caratteristica. È sempre possibile ricominciare da capo. Nella vita questo è un mito; noi non possiamo mai tornare indietro, in nessuna occasione. […] non possiamo mai avere una seconda chance. Nel Teatro la lavagna viene ripulita ogni volta»


E Tarantino fa proprio questo, per la seconda volta dopo Bastardi senza gloria: ripulisce la lavagna. Dona alla Storia un’altra chance grazie al potere e alla magia del Cinema, e la rende migliore.
Quindi grazie Quentin, grazie.
Ma vogliamo tornare a citarti ogni giorno della nostra vita, quindi torna a scrivere sceneggiature con dialoghi da paura.

Con amore,
Claudio

Leggi anche: Bastardi senza gloria – Tarantino e la sala cinematografica

Claudio Pellerito
Nato a Palermo nel ‘93, sono un attore diplomato alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano nel 2017.

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