Home News e Animali Notturni Tonya – La vera storia della turbolenta pattinatrice Tonya Harding

Tonya – La vera storia della turbolenta pattinatrice Tonya Harding

Una rigida disciplina, la capacità di controllare il proprio corpo e la propria mente e la lealtà nei confronti dell’avversario sono caratteristiche essenziali per ogni atleta che si rispetti. Se siete d’accordo con questa affermazione, allora la vicenda che stiamo per raccontarvi non vi piacerà affatto

Al centro del racconto di oggi c’è infatti Tonya Harding, pattinatrice americana salita alla ribalta all’inizio degli anni ’90 non solo per i suoi meriti sportivi, ma anche per un’accusa di sabotaggio ai danni di una sua rivale. Nel 2017 la Harding è tornata nuovamente sulla bocca di tutti grazie a Tonya (ne parliamo qui), pellicola diretta da Craig Gillespie con protagonista Margot Robbie. Il film è stato un grande successo soprattutto grazie alla performance dell’attrice australiana e alla capacità dello sceneggiatore Steven Rogers di raccontare un bruttissimo capitolo nella storia del pattinaggio con la giusta dose di sarcasmo.

Se quindi volete saperne di più su questo controverso personaggio, ecco la vera storia di Tonya Harding.

Tonya

L’infanzia di Tonya

Tonya Harding nacque nel 1970 a Portland. Il pattinaggio entrò nella sua vita prestissimo, tanto che ad appena tre anni, spinta dalla madre, iniziò a muovere i primi passi sulla pista. L’infanzia non fu però fra le più felici. In famiglia c’erano spesso problemi economici e la tensione fra i suoi genitori era crescente. Nel 1987 i coniugi Harding divorziarono e la giovane Tonya restò a vivere con la madre LaVona. La donna era molto severa nei confronti della figlia e, secondo quanto dichiarato dalla stessa pattinatrice, usava spesso contro di lei violenza psicologica e fisica. La giovane Tonya passò poi dalla padella alla brace quando sposò Jeff Gillooly, un uomo violento che non le riservò un trattamento migliore di quello della madre.

Tonya Harding, gli albori e il successo

Se in casa le cose non andavano affatto bene, almeno i sacrifici sulla pista iniziavano a dare i loro frutti. Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Tonya riuscì a ottenere non poche soddisfazioni; vinse diverse medaglie ai campionati nazionali statunitensi e nel 1991 riuscì persino a salire sul secondo gradino del podio ai mondiali di pattinaggio di figura. Il suo più grande merito sportivo fu però il triplo axel. Tonya Harding fu la seconda donna al mondo nonché la prima pattinatrice americana a eseguire il difficilissimo salto.

tonya

L’aggressione contro Nancy Kerrigan

La felicità di Tonya Harding non durò però a lungo. Non solo dal 92 iniziò a collezionare una serie di delusioni sportive, ma si ritrovò anche coinvolta in una terribile vicenda. Era il 6 gennaio del 1994 quando la pattinatrice Nancy Kerrigan, principale rivale di Tonya, fu aggredita da uno sconosciuto dopo un allenamento. L’uomo aveva colpito con un manganello il ginocchio destro della ragazza e aveva messo così a repentaglio la sua partecipazione alle Olimpiadi. Le indagini svolte dall’FBI inchiodarono Jeff Gillooly e il suo amico Shawn Eckardt, rei di aver ingaggiato un uomo per colpire la Kerrigan. Ma non è tutto, perché le forze dell’ordine riuscirono a scoprire che anche la Harding era coinvolta nell’aggressione. Tonya inizialmente cercò di discolparsi dicendo che non aveva nulla a che fare con l’attacco alla collega, poi però fu messa alle strette e dovette ammettere di essere stata a conoscenza del piano architettato da quello che nel frattempo era diventato il suo ex marito.

La fine di un sogno

Dopo il terribile incidente ai danni della sua rivale, l’atleta minacciò di querelare la federazione statunitense di pattinaggio se non l’avesse riammessa nella squadra olimpionica da cui era stata esclusa. Riuscì così a partecipare alle Olimpiadi ma fu penalizzata dai giudici, mentre Nancy Kerrigan, ripresasi in tempo per la competizione, ottenne la medaglia d’argento. La fine definitiva della sua carriera arrivò però poco dopo. Alla fine del marzo del 94 fu bandita dalle competizioni di pattinaggio e le venne revocato il titolo nazionale che aveva vinto alcuni mesi prima. Fu così che terminò, nel peggiore dei modi, la fiaba di una pattinatrice dalle grandi potenzialità, che a causa delle pessime decisioni prese, del suo cattivo temperamento e dell’influenza negativa di chi le stava vicino, dovette dire addio troppo presto alla sua più grande passione.

 

Leggi anche: La vera storia di Charles Manson, il killer di C’era una volta… a Hollywood

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