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Scene da Oscar 2020: Jojo Rabbit

Il percorso intrapreso dal piccolo Jojo è uno, confusionario e difficile. Si ritrova essenzialmente a crescere, a rivedere le proprie convinzioni alla radice e a rivalutare il suo migliore amico.
Una classica coming of age story, se non per il suo setting, nella Germania nazista del 1945.


Jojo, fortemente influenzato dall’estetica e dalla metanarritiva propagandistica del movimento, si ritrova suo malgrado complice della madre nel nascondere una ragazza ebrea, Elsa. Ciò crea in Jojo un grande disturbo, che si riflette nel suo amico immaginario… un bislacco e goffo Adolf Hitler, interpretato dallo stesso regista Taika Waititi.

Attraverso gli eventi del film, i valori tanto importanti per Jojo si erodono gradualmente, attraverso l’evoluzione dei suoi rapporti con gli altri soldati, con il Capitano K, con Elsa e con la sua cara madre, interpretata da una dolcissima Scarlett Johannson.
Jojo, tanto rigido nelle sue convinzioni, non ha mai condiviso la sua visione, di un mondo libero, dove ballare spensieratamente è possibile.

Passano settimane intere, scandite da una crescente incredulità nei confronti della macchina di propaganda a cui è stato esposto. I soldati sembrano sempre più infantili e ridicoli, il suo miglior amico Hitler sempre più arrogante e la causa dei traditori della patria sempre più nobile.

Il libro che intendeva scrivere sulla natura della piaga degli ebrei si riempie invece di lettere d’amore per Elsa, firmate da Nathan, uno pseudonimo che dissocia il piccolo Jojo dalla sua ideologia nazista.
I suoi sentimenti per Elsa crescono insieme alla sua presa di coscienza, alimentata anche dalla morte della madre, scoperta improvvisamente impiccata in piazza, traditrice della patria e menestrella della libertà.

Rimangono soli, Jojo e Elsa, mentre la guerra termina e i Nazisti perdono, sconfitta che però Jojo non riesce ad ammettere a Elsa.
Hitler torna dal bambino, foro di proiettile alla tempia, chiedendo ancora pateticamente sostegno. Jojo invece lo rifiuta definitivamente, calciandolo fuori dai suoi pensieri. Jojo è libero, la Germania è libera, Elsa è libera.
Escono di casa, osservando i soldati americani sventolare la bandiera a stelle e strisce. Elsa è incredula, convinta che il regime non fosse caduto, si volta e tira una meritata sberla sulla guancia di Jojo.

Jojo Rabbit è un film basato sulla crescita del suo protagonista, al di là del suo ambiente e delle sue circostanze. Realizzare che accettarsi per quel che si è, e rifiutare il mondo per come ci viene presentato è di vitale importanza. Jojo accetta quindi di essere il rabbit, il coniglio docile, ma gioioso, completamente alieno alla macchina nazista, sempre più fragile e fallibile. Così, anche un coniglio può essere un eroe.

Quindi, Elsa e Jojo sono liberi, e si chiedono cosa facciamo ora?”
Scappare in Francia? Scrivere un libro? Cercare il padre di Jojo?
Il loro mondo, il loro futuro, si è aperto esponenzialmente, possono fare quello che vogliono.
I due iniziano timidamente a ondeggiare, piedi piantati fortemente a terra. Un quartetto d’archi fa lentamente capolino, per poi essere accompagnato da una chitarra elettrica distorta che intona una melodia familiare.

Poi Jojo schiocca le dita, e la melodia prende il sopravvento con prepotenza. Elsa inizia a schioccare anche le sue e i due iniziano a ballare. Come due sciocchi, come due ragazzini sorridenti, come due eroi, due persone libere. Buio, sipario, la voce di Bowie intona in tedesco Helden e sullo schermo appare un brano di Rainer Maria Rilke, l’autore preferito di Elsa:

“Let everything happen to you
Beauty and terror
Just keep going
No feeling is final”

Il finale di Jojo Rabbit è assolutamente dolce e spiritoso, ultimo in una grande tradizione di film che mirano a strappare un sorriso dalla più grande tragedia della storia. Dopo Chaplin e dopo Brooks, Jojo balla allo stesso modo sulla tomba di Hitler, sul suo orrendo idealismo e sul terrore che ha seminato. Perché finché non ci si arrende a tutto ciò, finché saremo fieri di essere chi siamo, potremo ballare come persone libere. Nur für einen Tag.

LEGGI ANCHE: Jojo Rabbit – Be The Rabbit

Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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