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After Life – Cosa succede quando moriamo

Cosa succede quando moriamo? Una domanda che infesta l’uomo dall’alba dei tempi: dai popoli sulle rive del Nilo agli antichi imperi orientali, dal cristianesimo all’ateismo; sempre i mortali, appunto, si interrogheranno sul loro destino finale.
Ricky Gervais propone una riflessione a riguardo nella sua serie After Life (2019), disponibile su Netflix. La trama segue le vicende di Tony, un uomo disperato che sviluppa manie suicide dopo la perdita della moglie, Lisa.

After life, che di norma si traduce con al di là, assume subito un significato più crudo e letterale: lo spettatore, infatti, osserva le vicende di un individuo dopo la vita della moglie, al di là del tempo e dei momenti vissuti insieme. Il protagonista non crede in una dimensione trascendente in cui la vita continua oltre la morte, nessun oltretomba, nessun’altra parte.

“Preferirei essere da nessun’altra parte con lei, piuttosto che con qualcuno da qualche parte.”

Tony

after life

La sceneggiatura di Gervais è emotiva, struggente e non priva di uno spassoso dark humor. Le punte più alte di dramma si mescolano a battute irresistibili in un caos di dolore, gioia, malinconia e sorrisi. Una storia sincera, profonda, sfumata e lacrimevole. Il personaggio di Tony è un vagabondo in una città come un’altra, quasi fosse un palcoscenico, dove si alternano incontri che lo porteranno a mettere in discussione se stesso, la propria infelicità e la possibilità di una redenzione.

Ogni giorno Tony guarda un po’ del filmato che Lisa ha registrato prima di morire, una guida per la vita dopo di lei, una specie di frammento di anima, per tenerla a sé il più possibile. Se non si è ancora tolto la vita è perché pensa al loro cane, che non sopravviverebbe senza un qualcuno che si prenda cura di lui. Allora, in fondo, verrebbe da chiedersi se non sia proprio il cane a prendersi cura del padrone, trattenendolo su questo piano dell’esistenza.

Nel video Tony può sentire il suo amore perduto che gli ricorda l’uomo che era una volta, la brava persona che era la più felice di tutte solo perché poteva tornare a casa la sera a guardare la tv. Tony sente quelle parole, ma non le ascolta, perché è ormai una vittima, prima del caso, poi di sé stesso. L’uomo che più aveva dato amore è anche quello cui è stata tolta ogni cosa, senza una ragione apparente.

Inizia così l’odissea di After Life, un viaggio oltre la vita, in cui delle figure del tempo, dell’amore e della morte dialogano con Tony, ognuna come fosse la scheggia di un trauma più vasto che è quello di esistere dopo un morire che non ci appartiene, ma che ci ha privato dell’amare.

And if you’re still breathing, you’re the lucky ones
‘Cause most of us are heaving through corrupted lungs 
Setting fire to our insides for fun
Collecting names of the lovers that went wrong
The lovers that went wrong

– Youth di Daughter (dalla colonna sonora di After Life)

 

La promessa di Tony non ha potuto arrivare lontano, e non è l’unica. Tra gli individui sul suo cammino, l’uomo afflitto incontra altri due vedovi, un barbone tossicodipendente e un cittadino qualunque che “semplicemente” tira avanti.
Farsi di eroina lo tenta, ormai non gli importa, qualunque cosa accada: la possibilità di determinare la propria morte per Tony è un super potere. Tuttavia, non gli riesce di autodistruggersi, anzi fa in modo di aiutare le due anime perse incrociate, che nel sacrificio e nell’abbandono vedono in Tony qualcuno che può ancora farcela, qualcuno che non si è arreso. Confuso, il protagonista continua la sua routine, il desolato girovagare sul palco del suo smarrimento.

Suo padre (David Bradley) è malato di Alzheimer; Tony ha difficoltà a credere che ci sia ancora la persona che lo ha cresciuto in quel corpo immemore. Insieme, però, vivranno uno dei momenti più alti e toccanti della serie, nonché uno dei più divertenti, nonostante ogni frase pronunciata da Tony sembri rotta da un continuo silenzioso pianto.

after life

Infine c’è lei, Anne, la vedova che parla con la lapide del marito. Una donna saggia e, per questo, rassegnata, che però capisce bene, forse meglio di chiunque altro, il vuoto di Tony. La sofferenza incolmabile, che solo il ritorno dell’amata Lisa potrebbe guarire. Tuttavia, dialogando con Anne, Tony ha modo di riflettere sull’amore trovato e l’amore perduto. Svela la menzogna di quel fregarsene, perché ormai non gli importava, o così credeva. Il dolore è la prova che la gioia che ha provato era reale, e che l’amore per sua moglie è ancora lì. Non può fregarsene di cose di cui si sta effettivamente preoccupando, poiché se sta soffrendo, sta ancora amando.

In questo vede una specie di seconda possibilità; non in una sorta di credenza paranormale per cui coloro che muoiono vivono in noi o in un posto migliore. Non vi è nulla di male nel crederlo, ma quello che è certo per Tony è che quando moriamo, mancheremo a coloro che ci amano. E nel dopo vita, per coloro cui è concesso esperirla, quell’amore può ancora non essere vano.

Questo, e anche di più, è After Life. Le parole potrebbero non bastare mai, una visione, invece, è l’unico modo di apprezzare la disarmate sincerità di questa sceneggiatura. Una serie dove i personaggi non hanno cognomi, solo nomi qualunque per gente qualunque che si ritrova in una situazione inevitabile. Persone comuni con i loro pregi e difetti si muovono su questo palcoscenico di malinconia. Ricky Gervais apre il suo cuore in queste sei puntate, rivelandoci tutto il suo cinismo, la sua brutalità e misantropia, ma anche tutta la sua tenerezza e il suo dolore.

La seconda stagione è in arrivo, Tony sembra aver finalmente ascoltato il video che sua moglie Lisa gli ha lasciato. È ancora innamorato.

And if you’re in love, then you are the lucky ones

– Youth di Daughter (dalla colonna sonora di After life)

 

Leggi anche: Albert Camus – Il mito di Sisifo e BoJack 

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