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Oscar 2020: alla scoperta dei cortometraggi in gara

Spesso ci si dimentica che a Los Angeles non verranno premiati solo i migliori lungometraggi in diverse categorie, ma anche il Miglior Cortometraggio.

È una categoria che, anche se spesso eclissata dalle altre, esiste già dal 1937 e presenta diversi aspetti interessanti.

Un corto può arrivare agli Oscar principalmente in due modi: dopo esser stato proiettato nei cinema di Los Angeles per più di tre giorni (il motivo per cui Pixar e Disney inseriscono i loro corti all’inizio dei loro film di animazione).
In alternativa, come accade più spesso, un corto può esser preso in considerazione perché vincitore di un premio nazionale o internazionale che l’Academy ritiene particolarmente importante.

È quindi una grande opportunità di conoscere artisti emergenti che provengono da ogni parte del mondo. Basti pensare a Two cars, one night, cortometraggio del 2004 di Taika Waititi, regista neozelandese fino a quel momento poco noto al grande pubblico e oggi in corsa con Jojo Rabbit in sei categorie, Miglior Film incluso.

Tuttavia, è anche un modo di avvicinare storie e culture che altrimenti con tutta probabilità non sarebbero entrate in contatto: chissà cosa deve aver pensato la giuria guardando Senza parole, corto italiano candidato nel 1996 in cui Rocco Papaleo interpreta un uomo che cerca di fingersi muto per nascondere un marcato accento barese.

Altro aspetto interessante è che in questa categoria e in quella dei cortometraggi animati avere a disposizione un budget elevato è utile ma non indispensabile. Almeno non quanto avere un’idea vincente. Può capitare infatti, come successo nel 2014, di vedere nella stessa short list Feral, un corto di uno studente di desing all’università del Rhode Island, e Get a horse!, corto prodotto dalla Disney, giocarsela allo stesso livello.

Non resta quindi che dare un’occhiata ai corti candidati di questi Oscar 2020, così da arrivare alla cerimonia preparati. Molti dei lavori sono visibili online e non hanno una durata proibitiva, quindi ve ne consigliamo caldamente la visione.

The Neighbors’ Window – USA

A New York, una coppia sposata vive in un appartamento con i suoi due figli.
La finestra del loro salotto affaccia sull’appartamento di un’altra coppia, più giovane, più libera e apparentemente più felice di loro. Osservarli all’inizio è un semplice passatempo, dopo diventa un vero e proprio modo di evadere dalla routine delle proprie vite, tornando alla spensieratezza di anni passati.

Nel gioco di prospettive che mette in scena Marshall Curry (già candidato agli Oscar in passato nella categoria Miglior Documentario), il messaggio è evidente: nel guardare sempre gli altri, ci si scorda quanto di buono già si ha.
Il modo in cui questo messaggio arriva alla fine del cortometraggio, però, è un bel colpo al cuore.

Se la gioca per la vittoria finale. Dura circa venti minuti ed è disponibile su Youtube.

A Sister (Une soeur) – Belgio

Il più “thriller” dei cinque. La regista Delphine Girard gira un corto ad alta tensione in cui una donna rapita cerca di mettersi in contatto con la polizia fingendo di chiamare sua sorella per non destare sospetti. Ne viene fuori una conversazione a prima vista surreale, nella quale sarà la capacità di leggere tra le righe dell’operatrice dall’altra parte della cornetta a determinare la salvezza o meno della protagonista.

Apprezzabile tecnicamente nella sua capacità di creare suspense con poche inquadrature. Sedici minuti che passano in un fiato. Disponibile su Youtube.

Brotherhood (Ikhwène) – Canada/Tunisia

La vita di una famiglia tunisina viene stravolta quando il figlio maggiore, Malek, torna dalla Siria dopo diversi anni di combattimento nell’Isis. Insieme a lui, una ragazza siriana coperta da un burqa che il ragazzo presenta come sua moglie.

I fratelli e la madre sono entusiasti del ritorno di Malek, mentre il padre non riesce a perdonargli l’aver abbandonato la famiglia per così tanto tempo. Questo rancore si proietta anche sulla nuora, con tragiche conseguenze.

Brotherhood parte con i favori del pronostico, visti i numerosi premi già conseguiti. Tuttavia, nonostante una fotografia curata ed una regia che dimostra un uso sapiente dell’ambientazione, sembra mancare di quella intensità emotiva che ci si aspetta dal finale.

È il più lungo dei corti in gara con i suoi 25 minuti, ed è disponibile su Youtube.

Saria – USA

Probabilmente il cortometraggio più impegnato politicamente.
Secondo la sinossi, la storia riguarda due bambine che cercano di fuggire da un orfanotrofio abusivo in Guatemala, prendendo spunto da fatti realmente accaduti. Purtroppo, non è ancora disponibile direttamente online.

Il regista è Bryan Buckley, già nominato in questa categoria nel 2013 con Asad, noto negli Stati Uniti per aver diretto diversi spot pubblicitari mandati in onda durante il Super Bowl.

Nefta Football Club – Tunisia/Francia

A Nefta, uno sperduto villaggio al confine tra Tunisia e Algeria, una giovane coppia di fratelli entra casualmente in possesso di un carico di droga. Il maggiore intuisce subito l’importanza di questo ritrovamento, mentre il più piccolo ne è del tutto all’oscuro. La sua ingenuità e la passione per il calcio spingeranno gli eventi verso un finale a sorpresa.

Per questo cortometraggio, inaspettatamente leggero e divertente viste le premesse tematiche, il registra francese Yves Piat ha già vinto diversi premi a livello internazionale.
Lungo circa 16 minuti, è disponibile su Youtube.

In linea con i lavori premiati in passato, anche quest’anno sono stati selezionati corti che riguardano problemi e contesti reali, sfruttando i pochi minuti a disposizione per coprire comunque un grande ventaglio di esperienze e situazioni.

In quella che sarà forse ricordata come una delle edizioni con le pellicole più lunghe mai premiate, i cortometraggi ci ricordano che è possibile emozionare e coinvolgere anche in pochi minuti, ritagliandosi il loro meritato spazio nella notte degli Oscar.

Omaggio

Gli organizzatori hanno annunciato che quest’anno sarà reso omaggio a Kobe Bryant, premiato nel 2018 nella categoria miglior cortometraggio d’animazione per Dear Basketball, corto basato su alcune lettere nelle quali il giocatore annunciava il suo ritiro dalla pallacanestro.

Da recuperare assolutamente per la carica emotiva che trasmette questa toccante dichiarazione d’amore per lo sport.

Leggi anche: Oscar 2020 – Ecco tutte le nomination!

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