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Tommaso Buscetta: Tradito o Traditore?

Un vecchio Robin Hood. Chi è veramente “Il Traditore”? Il film, uscito nelle sale lo scorso maggio, offre agli spettatori un affascinante ritratto dell’antieroe Tommaso Buscetta.

Tommaso Buscetta, nacque a Palermo nel 1928 da un famiglia poverissima: madre casalinga e padre vetraio, ultimo di 17 figli. Spinto ben presto dalla povertà, fin da giovane si immischiò in una serie di attività illegali, fino a diventare un nome noto nella malavita, già durante il ventennio fascista. Dopo aver tentato una dubbia vita pulita in Argentina e in Brasile, tornò in Italia, ormai membro conosciuto e affiliato a Cosa Nostra. Fino agli anni ’80 fu un mafioso attivo, entrando e uscendo di prigione. La sua figura vide il declino con l’avvento in Cosa Nostra dei Corleonesi, guidati da Riina, che gli uccisero amici e parenti e lo costrinsero a un esilio volontario in Sud America. Fu arrestato nel 1983.

L’anno successivo Giovanni Falcone si recò da lui per invitarlo a collaborare e, dopo un primo rifiuto, sappiamo tutti che Tommaso Buscetta divenne il primo pentito della storia della Mafia.

Cosa Nostra, come la maggior parte delle associazioni mafiose, ha una struttura piramidale, con ai vertici il capo e la sua famiglia, i cui sottoposti sono, in genere, legati da vincoli familiari. La cosa interessante è che Tommaso Buscetta non occupò mai un posto di rilievo in questa piramide. Grazie alla sua personalità fortemente carismatica, era diventato un uomo particolarmente influente. Così tanto che, pur restando sempre nelle retrovie, il suo parere era di forte influenza in cima alla piramide di Cosa Nostra; non a caso, durante la cosiddetta seconda guerra di mafia, i Riina vollero subito sbarazzarsi di lui, nonostante tutti gli anni di servizio.

Tommaso Buscetta

E infatti, ci viene descritto come sicuro di sé, ai limiti dell’arroganza, vanitoso, carismatico, ammaliatore e ormai certo che, grazie alla sua conoscenza del mondo e del suo spirito forte e sempre pronto, aveva nella Mafia un ruolo maggiore di quello che gli spettava su “carta”.

Tommaso Buscetta: un uomo dalle mille risorse

È da questa personalità brillante, piena di valori, se pur moralmente criticabili, che si apre la visione del regista Marco Bellocchio (qui cerchiamo di raccontarvi il film). Inutile negare che il film di Bellocchio vuole portare alla luce, per quanto possibile, gli aspetti più umani di uno dei più grandi criminali di Cosa Nostra. Il dipinto, così ritratto dal regista, vuole mostrare un Uomo. Aldilà delle sue azioni criminali, un film come questo spinge lo spettatore a domandarsi chi siano gli uomini di Mafia. Nell’eterno limbo tra dove finisce il bene e inizia il male, essi sono considerabili semplici uomini come noi.

Gli uomini della Mafia, soprattutto della “vecchia Mafia”, erano uomini che nascevano nei quartieri poveri, che si erano ritrovati a fare affari o compiere azioni amorali per cause di forza maggiore, come sfamare la propria famiglia, se non loro stessi. A loro modo avevano un codice d’onore che andava rispettato. La domanda da porsi è: non abbiamo tutti un lato oscuro dentro di noi? Vogliamo sentirci così superiori da “scagliare la prima pietra”, perché ci sentiamo puliti e privi di errori? La Mafia è sbagliata, ma la vera domanda che dobbiamo porci è: perché esiste? Siamo davvero sicuri che i sicari di Cosa Nostra, come quelli della ‘ndrangheta, come quelli della Banda della Magliana, siano più criminali di molti politici che ci rappresentano o ci hanno rappresentato? Sono più “sporchi” loro di tanti manager che vestono abiti lussuosi in rispettati uffici? Siamo così sicuri che il male abbia solo il volto della Mafia?

Il bene e il male

Non inganniamoci dietro falsi moralismi, non innalziamo un muro di ipocrisia. Ognuno vive la sua vita e si trova costretto a compiere delle scelte, scegliere il Bene anziché il Male, è una scelta quotidiana e siamo tutti peccatori nei nostri inferni personali.

Scaviamo più a fondo e capiamo il perché uomini qualunque si ritrovano a essere un Buscetta del momento. Quest’ultimo ha iniziato per fame e povertà e, ritrovandosi sull’onda del potere, si è macchiato dei peggiori crimini che un uomo possa commettere. Dietro quegli sbagli, dietro l’orrore, si nasconde un uomo d’altri tempi che credeva nella Mafia. Nato e cresciuto in una Sicilia povera e arretrata, all’alba del fascismo, Buscetta credeva davvero che la Mafia potesse fare del bene. Come un vecchio Robin Hood aveva questa idea intrinseca di un forte decadentismo romantico, ossia che un’associazione malavitosa come Cosa Nostra potesse rubare e uccidere i “ricchi” per dare ai “poveri”.

Inutile dire che il film alla fine costringe, veramente, a interrogare lo spettatore: Tommaso Buscetta ha tradito o è stato tradito?

Ricordiamoci che a parlare è un uomo che ha visto sterminare la propria famiglia, i propri affetti, paradossalmente da coloro che riteneva essere i propri amici.

“Io sono e resto un uomo d’onore. Sono loro che hanno tradito gli ideali di Cosa Nostra. Per questo io non mi considero un pentito”.

Tommaso Buscetta

Un discorso a parte merita il grandissimo e indiscusso attore italiano del momento: Pierfrancesco Favino, ormai protagonista della scena italiana. Verso una carriera tutta in ascesa, l’attore ci sta regalando interpretazioni magistrali, come la recente prova in “Hammamet”.
Un film denso, che mostra l’altra faccia del Male, che invita a riflettere su questioni sempre così dolenti per il nostro bel paese e che ci aiuta a interessarci, a capire, a mettere in discussione una parte così buia, e, purtroppo così attuale, della storia italiana.

Leggi anche: Il Traditore – La vera storia di Buscetta, boss dei due mondi

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