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Il fascino di Vlad – Tutti (o quasi) i Dracula della storia del cinema

Esistono miti che non cesseranno mai di essere; nella nostra memoria non mancano quei personaggi iconici che attraversano la letteratura, il cinema e qualsiasi altra forma di arte rappresentativa. Storie spesso ispirate a persone realmente esistite. Storie che mutano attraverso gli anni e vengono riproposte nei modi più disparati. Una delle figure certamente più conosciuta da tutti è quella del conte Dracula, il famoso vampiro assetato di sangue.

In principio fu Vlad III, il leggendario e crudele principe della Valacchia che ispirò nella letteratura Bram Stoker. Da allora la figura del vampiro ha indossato abiti diversi, incarnandosi di volta in volta nello spettrale Max Schreck di Nosferatu, nei volti iconici di Bela Lugosi e Christopher Lee, fino ad arrivare a figure più prestanti, come Jonathan Rhys Meyers e Luke Evans, senza dimenticare l’affascinante Gary Oldman.

Con il suo romanzo Stoker getta le basi di quella che sarà l’iconografia di Dracula nei secoli a venire. Il fascino del re dei vampiri non si è mai esaurito. È quasi un secolo che il cinema ne racconta le avventure e le disavventure in ogni possibile variante. Grande seduttore, grande condottiero, anti-eroe con il cuore spezzato. Il conte Vlad Tepes è stato tante cose in questi cento anni.

Il primo Dracula cinematografico ha il volto di Max Schreck ed è destinato a lasciare il segno nella storia del cinema, anche per l’alone di mistero che circonda la sua interpretazione. Il film muto che lo vede protagonista è Nosferatu (1922) di Murnau, un adattamento non autorizzato del romanzo; per questo motivo la vedova di Stoker non esitò a dargli battaglia in tribunale. La storia è infatti la stessa, trasportata in Germania, ma la figura del vampiro, un mostro scheletrico, rende questa versione indimenticabile. Nosferatu, che in rumeno significa non morto, si muove furtivamente e teme la luce del sole, che lo ucciderebbe. Non è un personaggio affascinante, eppure è diventato un’icona del cinema dell’orrore con il suo abito scuro, gli artigli, e i lineamenti che ricordano quelli di un pipistrello.

Soltanto nel 1931 possiamo apprezzare un nuovo adattamento dell’opera, dal titolo Dracula. Questo film contribuì in maniera massiccia all’iconografia di Dracula nell’immaginario popolare, sebbene differisca molto dal romanzo. Infatti, nel libro e nel film muto, l’aspetto di Dracula è quello di un essere repellente, mentre qui troviamo Bela Lugosi, che invece interpreta un Conte elegante, un uomo maturo di bell’aspetto, affascinante e aristocratico. Il suo sguardo è intenso e i suoi capelli sono laccati all’indietro. Prima evoluzione radicale del Conte, basata molto sull’aspetto e sull’estetica del film stesso.

La scia del conte elegante viene definitivamente consacrata con Dracula il vampiro (1958), impersonato da Christopher Lee, un vampiro in abito da sera, con tanto di mantello. Tra gli elementi che contribuiscono a delineare questa figura popolare, fa sorridere il fatto che per tenerlo a distanza si debba mostrargli un crocifisso (e pensare che in origine Vlad III era considerato un difensore del cristianesimo).

Diversamente appare invece la figura del vampiro ne Il conte dracula (1970), diretto da Jesús Franco, in cui, di nuovo, Christopher Lee veste i panni del vampiro, che si reca a Budapest anziché Londra, ma questa volta visibilmente invecchiato. Potrebbe trattarsi di un ritorno al Nosferatu, dato che la figura del conte non era di certo quella di un giovane di bell’aspetto. Per il resto, la trama riprende diversi elementi dal romanzo e ne modifica altri, troviamo comunque Van Helsing, Mina e Jonathan Harker.

Ma il più fedele e ambizioso adattamento del romanzo di Bram Stoker non poteva che essere diretto da un grande come Francis Ford Coppola. Una messa in scena lussuosa, un cast di primo ordine (Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves) per un horror d’autore che è anche un omaggio al cinema delle origini. Il dracula più mutevole, ma allo stesso tempo il più veritiero.

Nel 1992 Gary Oldman interpreta il vampiro in Dracula di Bram Stocker, con un look completamente diverso da quello più “identificativo” che si era visto fino ad allora. I costumi infatti, sono uno degli aspetti che hanno fatto di questo film una pellicola rivoluzionaria, almeno per quanto riguarda l’iconografia della creatura ideata da Stoker. Stiamo parlando di un film-fenomeno, capace di influenzare la moda di quel periodo e di condizionare l’approccio al romanzo. Oldman indossa l’armatura dell’Ordine del Drago, ma lo vediamo anche ultracentenario e decrepito, diversi secoli dopo, avvolto in un abito rosso e in un’acconciatura imponente, grottesca. Quando sceglie di mostrarsi a Mina ha un altro aspetto, più affascinante e aristocratico, e lo sguardo nascosto dagli occhiali scuri. È un Dracula più umano e intenso, un uomo tormentato e segnato dalla morte della sua Elisabeta, non solo un predatore notturno in smoking.

Il film di Coppola riaccende l’interesse sulla figura di Dracula, soprattutto sulle sue origini storiche e letterarie. Dal momento in cui esce nelle sale, l’iconografia del vampiro e la sua mitologia sono destinati a cambiare. Ci troviamo di fronte a un Dracula più umano, capace di provare sentimenti, come quello di un amore estremo, simboleggiato forse dal mantello di un rosso scintillante, tonalità dell’amore. Il mantello infatti rappresenta la chiave del cambiamento in questo film, un’evoluzione estetica, visiva e introspettiva, fedele al romanzo, ma ancora mai vista prima sul grande schermo.

E di nuovo arriva la svolta, nell’anno 2000, con l’uscita di Dracula’s Legacy, dove una gang di ladri super tecnologici irrompe in un sotterraneo alla ricerca di opere d’arte dal valore inestimabile. Con loro sorpresa, tuttavia, nel sotterraneo è custodita una bara ben protetta, mai aperta negli ultimi cento anni. Finalmente liberato dopo oltre un secolo di prigionia, Dracula si ritrova alle prese con le tentazioni e il caos del nostro tempo. La sua prima tappa sono gli Stati Uniti, più precisamente New Orleans, dove vive l’unica persona sulla terra con la quale il vampiro condivide il suo oscuro retaggio. Un vampiro bello e impossibile, con delle note gotiche che hanno però una sensibilità post-moderna. Un adattamento contemporaneo che stravolge l’originale ideografia stockeriana.

E ancora, tra le moderne interpretazioni troviamo il Dracula 3D (2012) di Dario Argento, dove domina lo splatter, il sangue e una lieve atmosfera cupa, e Dracula untold del 2014. L’ultimo Dracula del cinema prende a piene mani dai film di supereroi e pigia il pedale sul lato anti-eroe romantico del Conte Vlad Tepes. Qui, interpretato da Luke Evans, Vlad è infatti rappresentato come un sovrano costretto a diventare un mostro pur di fermare l’avanzata dei Turchi e proteggere la sua famiglia.

Dalla storia del vampiro assetato di sangue che abita nel suo tetro castello in Transilvania è stata tratta, quindi, una grande quantità di adattamenti che hanno contribuito ad accrescere la popolarità di uno dei “mostri” più terrificanti dell’immaginario collettivo. Inoltre non mancano remake, parodie, produzioni indipendenti o semplicemente pellicole in cui compare il conte Dracula pur non essendone il protagonista.

In ultimo, la recente serie Draculatargata Netflix, riassume tutto il cambiamento, proponendo un cocktail di diversi elementi associati al mito del personaggio. Tre episodi nei quali la natura epistolare del libro di Stoker è apertamente omaggiata, e il conte, il cui look si rifà a quello classico di Bela Lugosi, pronuncia la celebre frase “Io non bevo… vino”. Troviamo inoltre un senso dell’umorismo che a tratti richiama la produzione Hammer, e ovviamente non manca il gusto del postmoderno, evidente soprattutto nella reinvenzione molto intrigante del personaggio di Renfield. Insomma un vampiro per le nuove generazioni, che sta al passo con i tempi moderni, ben lontani dal muto Nosferatu dalle sembianze scheletriche.

In questi quasi cento anni quindi, si è verificata una vera e propria evoluzione del personaggio, ma ciò che accomuna tutti i film, che siano essi muti, bianchi e neri, a colori o splatter, è il mistero del vampiro, che non è nel sangue, bensì nel suo essere il non morto che non può vivere alla luce del sole. Che non può amare se non procura morte all’amata, che si porta addosso la condanna alla vita eterna. Dracula è la summa delle contraddizioni filosofiche: bene e male, amore e repulsione, buono e cattivo, giusto e ingiusto, vita e morte.

Leggi anche:Il caso poetico di Penny Dreadful – Alchemiche corrispondenze orrifico-letterarie

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