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La vera storia dell’inchiesta che ha ispirato Il caso Spotlight

Verità celate, Spotlight accende sorde urla.

È risaputo ormai che la Chiesa è uno dei “Poteri Forti” del mondo. Il suo operato ha ben poco a che fare con gli insegnamenti spirituali, ma molto di più con dinamiche politiche corrotte. In Italia è tabù. Tutti tacciono, ma non in America, l’America è il Paese delle opportunità per antonomasia ed un’opportunità è stata data: Il caso Spotlight esce nelle sale nel 2015, portando sullo schermo il lavoro del team Spotlight.

Chi è il team Spotlight?

Timothy Leland, giornalista del Boston Globe, nel 1970 ebbe l’idea di creare una sezione che si occupasse a tempo pieno di giornalismo d’inchiesta, il direttore dell’epoca Tom Winship approvò e così nacque la sezione Spotlight.

Martin Baron (Liev Schreiber nel film) arrivò nel Boston Globe nel 2001, presentò il caso al team, convinto che avessero materiale sufficiente per un’inchiesta. Tutti sapevano che se avessero accettato, la strada sarebbe stata lunga e difficile. Tutto inizia da padre John Geoghan, accusato di avere molestato sessualmente decine di bambini tra il 1962 e il 1993. Iniziano così mesi di ricerche, interviste fino al Gennaio 2002, quando il team Spotlight esce con il primo vero articolo. Da qui a catena iniziano denunce, telefonate, racconti, qualcosa che ha dell’incredibile, finalmente storie segrete trovano uno spazio per denunciare.

SpotlightQuando il giornalismo è vero. Quando i giornalisti credono nel loro lavoro. Quando lo scopo della stampa è diffondere verità celate: questo è stato Spotlight.

Tra le vittorie del team si ricorda la ritirata del buon Don Abbondio: Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984, incapace di denunciare pubblicamente fatti ed eventi di cui era a conoscenza. L’arcidiocesi pagò 85 milioni di dollari alle vittime, come se i soldi potessero restituire infanzie cancellati e sensi di colpa innestati. La vittoria più grande è stata sicuramente l’apertura di un vaso di pandora, molto buio e molto profondo, con la speranza che non si fermi più questa battaglia.

La sezione del Boston Globe ricevette nel 2003 il premio Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza nazionale per il giornalismo per i servizi resi al pubblico.

Cosa c’è di falso, cosa c’è di vero.

In realtà il film è particolarmente fedele a tutti gli eventi accaduti. Tutti i file sono archiviati, ma esistenti. Perfino l’arrivo di Baron, come ci racconta lui stesso, è particolarmente veritiero. L’indecisione se partire o meno con le indagini, la difficoltà nel togliere sigilli ad alcuni documenti. Di “falso”, se così possiamo definirlo, ci sono alcuni nomi delle vittime, alcune storie, ma che importanza ha? I nomi potrebbero benissimo essere assenti, le storie, purtroppo, sono storie di vita quotidiana per molti.

Vero è il nome di Patrick McSorley, il primo ex bambino abusato, ormai adulto spezzato, da padre Geoghan, che ha acconsentito ad usare il suo nome vero e la sua storia originale.

Tutto è vero, vere le storie, vere le lacrime, vero l’orrore, vero il senso di sentirsi sbagliati delle vittime, veri i silenzi ai quali sono stati rinchiusi, vero c’è il potere forte della Chiesa, che dietro i suoi sfavillanti vessilli, nasconde gli abissi del male.Spotlight

249 sacerdoti, 1500 vittime

Mai premio Oscar al miglior film fu più meritato. Un premio Oscar al coraggio, alle voci, quelle buone. Quando Hollywood incontra le storie vere, quando il cinema, insieme alla Stampa, diventa un mezzo nobile, quando una super potenza permette di far uscire la verità. Questo è stato Il Caso Spotlight.

Un ringraziamento

“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”   (O. Fallaci)Spotlight

Ringraziamo un grande cast che vede tra i protagonisti: Mark Ruffalo (l’apprezzato Hulk in Avengers),Michael Keaton (il Birdman dell’anno precedente), Rachel McAdams, Liev Schreiber, Stanley Tucci, rispettivamente nei panni del team di Spotlight: Michael Rezendes, Walter ‘Robby’ Robinson, Sacha Pfeiffer, Marty Baron, Mitchell Garabedian, il regista Tom McCarthy e tutta l’equipe del film che hanno permesso la realizzazione ed averci regalato questo grande capitolo di giornalismo.

 

Se ti è piaciuto particolarmente il film, ti consigliamo di leggere anche la nostra recensione!

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