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Night Fishing – Il Corto di Park Chan-wook girato con l’iPhone 4

Il cinema è un’arte la cui longevità ne ha causato un calo evidente negli ultimi anni. Non per quanto riguarda la qualità delle opere prodotte, ma piuttosto per la scarsa varietà dei linguaggi con i quali tali opere vengono rappresentate. Per questo è necessario, ora più che mai, affidarsi al genio di quei registi che riescono in qualche modo a elaborare un proprio stile, che sia in grado di aggiungere sempre qualcosa alle migliaia di linguaggi diversi che si sono susseguiti nel corso della storia della settima arte. Uno di questi registi è sicuramente Park Chan-wook, autore di alcune tra le pellicole più interessanti degli ultimi anni, nonché del corto analizzato in questo articolo: Night Fishing (2011).

La caratteristica che risalta immediatamente del corto che il regista ha girato insieme al fratello Park Chan-kyong risiede sicuramente nella modalità di ripresa. Night Fishing è infatti il primo prodotto filmico distribuito nelle sale girato interamente con l’iPhone 4. Oltre a essere un’ottima strategia di marketing, che ha permesso al corto di essere menzionato su una moltitudine di riviste e blog, il fatto che le riprese vengano eseguite con uno strumento accessibile a tutti e non con attrezzatura professionale, pone degli interrogativi sullo stato del cinema dell’ultimo decennio.

Realizzare le riprese per un’opera così importante con un telefono vuol dire conferire più importanza all’aspetto concettuale rispetto a quello pratico, al pari di ciò che ha fatto tanta arte visiva post anni sessanta. In un mondo in cui gli strumenti per la creazione dell’arte sono accessibili a tutti, dobbiamo capire cosa è più importante fra la forma o il contenuto. Sebbene la risposta sembri scontata, è innegabile che il cinema sia un’arte che reputa fondamentale sia l’una che l’altra cosa. Anzi, non è raro vedere opere in cui il contenuto viene subordinato alla perfezione stilistica, perché il cinema è, ancora e prima di tutto, un’arte visiva.

night fishing

Eppure, è interessante notare come in Night Fishing, nonostante le immagini non abbiano una qualità eccelsa, e anzi le immagini risultino spesso sgranate e molto rumorose, il duo composto dai fratelli Park riesce a tenerci incollati allo schermo, meravigliati dagli eventi che accadono e dal modo in cui essi vengono presentati. Paradossalmente, anche la trama è semplice, e non risulta quindi il centro della pellicola come ci si aspetterebbe. Il vero contenuto artistico di Night Fishing risiede allora in quello che potremmo definire il regime emozionale del corto, da intendere come l’insieme di sensazioni provocate dalle immagini oniriche e da un comparto sonoro che punta molto sulla musicalità.

È proprio con una canzone che ha inizio il cortometraggio. Il gruppo che la esegue si chiama UhUhBoo, e ha composto la colonna sonora di Mr. Vendetta. E con un’altra litania, questa volta molto lunga, finisce l’opera. Nel mezzo, viene raccontata la storia di un uomo che, recatosi sulle sponde di uno specchio d’acqua per dedicarsi alla pesca notturna, cattura una giovane donna con il suo amo. Si scoprirà più in là che la donna è in realtà una sciamana, il cui compito è fare da tramite fra il mondo dei morti, in cui si trova il pescatore, e quello di vivi, in cui la madre e la figlia dell’uomo cercano di comunicare con lui.

Una trama piuttosto semplice, considerando che l’evento centrale si svolge circa a metà del corto, in cui si passa dal mondo dei defunti a quello dei vivi, dove si sta svolgendo il rituale sciamanico. Qui lo spettatore è ormai arrivato alla soluzione dell’enigma, eppure il corto prosegue senza altri sconvolgimenti della trama. Il lungo finale è dedicato, infatti, alla rappresentazione del rituale e ai dialoghi fra la sciamana, che parla a nome del pescatore, e i suoi familiari. La fascinazione generata dalla pratica eterea è grande, ed è in grado di reggere da sola il peso del finale di Night Fishing.

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Come anticipato in precedenza, è proprio il trasporto emotivo in cui si trova coinvolto lo spettatore a costituire il principale motivo d’interesse della pellicola, o meglio, ciò che genera la fascinazione filmica dell’opera. Il tutto coadiuvato da uno stile che, a prescindere dalla qualità delle immagini, è in grado di valorizzare l’opera anche da un punto di vista puramente estetico. L’esperimento compiuto dai fratelli Park con Night Fishing ha avuto come risultato la dimostrazione che nel cinema, e nell’arte in generale, non è così facile stabilire a priori l’importanza di una scelta piuttosto che un’altra.

Ancora più importante, la prova che non ci sia bisogno di avere attrezzatura molto costosa per realizzare un prodotto valido costituisce un passo in avanti per la settima arte, che non deve avere più paura di comprendere al suo interno linguaggi eterogenei che prescindono dalla qualità delle immagini. Il cinema è nato come arte popolare, e ha sempre mantenuto al suo interno un’anima popolare, almeno per quanto riguarda il suo pubblico. Night Fishing sembra dirci che è arrivato il momento che anche per gli autori si apra una prospettiva simile.

In un mondo in cui lo sviluppo di vari strumenti tecnologici ha permesso a tutti di avere accesso alla creazione dell’arte, non ha più senso un confronto tra forma e contenuto, ma occorre piuttosto saper distinguere alla radice la validità di una rappresentazione artistica rispetto a un’altra. Permettendo in ogni caso a chiunque di poter esprimere la propria vena artistica, a patto che ne abbia una.

Leggi anche: What Did Jack Do?- Il folle corto noir di David Lynch

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