Home Cinebattiamo In the Mood for Dance – Wong Kar-wai e Murakami Haruki

In the Mood for Dance – Wong Kar-wai e Murakami Haruki

“Ho amato una donna, ma lei mi ha lasciato. Speravo che fosse nel 2046 e quindi sono andato a cercarla lì, ma non c’era. Da allora non riesco a smettere di chiedermi se mi abbia mai amato. La risposta è un segreto che nessuno conoscerà mai. I ricordi sono sempre bagnati di lacrime”. (inizio di 2046, di Wong Kar-wai)

“Verso l’alba, mentre guardavo da solo la luna, pensai: prima o poi incontrerò da qualche parte una donna, ci sentiremo spinti l’uno verso l’altra come due pianeti nello spazio. Poi aspetteremo inutilmente un miracolo, passeremo del tempo insieme, ci consumeremo dentro, e ci separeremo. Fino a quando continuerà così?” (primo capitolo di Dance Dance Dance, di Murakami Haruki)

Wong Kar wai Murakami
2046 – Wong Kar-wai

Wong Kar wai e Murakami Haruki. Narratori per i quali fumo di sigaretta e livello del bicchiere di whisky sono gli unici indicatori del tempo. La compagnia di donne che non sono né saranno mai, Lei.
Lei, quella che entrambi vanno a cercare: uno dopo un viaggio in Cambogia, l’altro dopo aver trovato una pecora dai poteri magici.
2046 è un luogo di un romanzo, un anno della vita, ma per uno di loro è il numero di una camera d’albergo dove c’è stato, eterno eppure mai realizzato, l’amore. Per l’altro c’è, anzi c’era, il Dolphin Hotel, dove ora si trova un altro albergo iper-moderno in cui lei, ovviamente, non ha mai soggiornato.
Entrambi vagano nel Mondo, ma più ancora nel loro stesso Io alla ricerca dei pezzi di cuore che si sono sparsi dopo essere caduti ed essersi infranti. Ma “quanta forza può avere, in realtà, un cuore che si è smarrito?” (Murakami)

Dittici unici

Nella coppia di film In the Mood for Love e 2046 di Wong Kar-wai, un uomo e una donna scoprono che i rispettivi coniugi sono amanti. Si legano, si attraggono, ma l’amore non si consuma. Lei non lo segue. Lui, anni dopo, giornalista, scrive un romanzo intitolato 2046, in ricordo di quella camera in cui si trovava con lei per scrivere insieme. È un donnaiolo, ma cerca senza sosta lei che, forse, non troverà mai più.

Ne Nel Segno della Pecora e Dance Dance Dance di Murakami, un uomo viene lasciato dalla moglie che lo trova “noioso” e, mentre si lega a un’altra donna con delle bellissime orecchie dai poteri soprannaturali, riceve un incarico strano. Deve trovare una pecora che aveva messo su un manifesto pubblicitario per conto di un potente politico. Partiti dal Dolphin Hotel e trovata la pecora, la ragazza si allontana. Anni dopo, l’Hotel non c’è più. Lui è un giornalista donnaiolo, ma cerca senza sosta lei che, forse, non troverà mai più.

Amanti inconsapevoli

“Se ormai è successo, che importa chi ha incominciato?” (In the Mood for Love)

Nelle due opere iniziali, entrambi i nostri protagonisti non si interrogano sul valore della bontà d’animo. Semplicemente, loro la incarnano. Innocenti, innamorati, ma delusi, trovano un nuovo motivo per ricominciare a vivere.
La loro missione è differente. Per uno, un romanzo. Per l’altro, una pecora magica.
Il divenire dell’Io è una catarsi che può compiersi con l’aiuto dell’Altro, che ti mostra i tuoi difetti e ti aiuta a trovare le parole o che, con l’aiuto delle sue orecchie, ti fa trovare la Via e l’ora esatte.
Il supporto emotivo e la complicità divengono attrazione gravitazionale la cui forza centripeta proietta tutto al centro dell’Amore, dove ci sono le mani di Lei che, irrimediabilmente, trattengono un pezzo di cuore.
La Vita, tuttavia, deve chiedere un conto che non è solo quello della camera d’albergo e, si sa, la Vita ha infiniti modi per chiederlo.
Per qualcuno la richiesta arriva attraverso la paura. Un viaggio lontano diventa la prova finale che uno riesce a superare, mentre l’altra, come una Euridice che stavolta pare decidere da sola, fa marcia indietro per tornare per sempre nel regno del non-essere.
Per qualcun altro sono le circostanze. Un incontro surreale con un uomo-pecora avverte di un rischio troppo grande e di un fantasma del passato da affrontare per forza da soli. Così, lei si allontana per salvarsi, conscia del fatto che lui tornerà a cercarla.

Wong Kar wai Murakami

Amanti perduti

 “Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andare via con il resto”. (Dance Dance Dance)

Non si conoscono, i due protagonisti di queste opere, ma di sicuro sentono risuonare nel loro petto esattamente queste parole.
Così, quando la loro Lei va via, non riescono più a riconnettersi del tutto alla realtà. I giorni, gli anni, passano scivolando apatici sotto i loro piedi che camminano in un girotondo di nostalgie e volano col fumo delle sigarette che avidamente consumano.
L’amore ora è l’eco di una riflessione su ciò che non ha una forma, non ha colori o dimensioni, poteri o gesti, ma che lascia i segni sulla pelle. Il loro pensare all’amore è il pensare al loro stesso Essere che è rimasto da qualche parte nel per sempre immutabile.

“Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc, riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta”. (Dance Dance Dance)

“Nella vita il vero amore si può mancare, se lo si incontra troppo presto o troppo tardi. In un’altra epoca, in un altro luogo, la nostra storia sarebbe stata diversa”. (2046)

Tornare nei luoghi che furono non riporta niente degli eventi che avvennero e, spesso, gli stessi posti non sono più come erano per poterci aiutare nell’improba impresa di riavvolgere il Tempo, di dominarlo e sottometterlo al finale che desideriamo.

“È spaventoso come il tempo scorra ininterrotto. Noi abbiamo l’abitudine di dividerlo in fasi per ridurlo alla nostra dimensione, e ci illudiamo che lo sia, ma in realtà è un’unica entità continua.” (Nel segno della Pecora)

La stanza 2046 non è quella dell’albergo, ma quella di un condominio accanto alla quale il signor Chow si trasferisce, incontrando diverse donne cui, in modi completamente diversi, si legherà.
Il Dolphin Hotel non è più il Dolphin Hotel. Ha venduto, è stato distrutto e sostituito da quello di una grande catena e l’ignoto protagonista ci va per riflettere, incontrando due donne cui, in modi completamente diversi, si legherà.
Entrambi sono luoghi, ma sono prima di tutto tempi. Tempi andati, tempi destinati a non volare mai via del tutto, ma nemmeno a tornare da noi. Sono uccelli in una gabbia appesa al cielo, esposti ora alla pioggia, ora al sole caldo della primavera.
Se cantano, i ricordi si librano in volo e tentano in tutti i modi di ricongiungersi a essi, sfiorandosi attraverso le sbarre, mai toccandosi del tutto.

Wong Kar wai Murakami

Decisione o rassegnazione?

Il destino lascia strane tracce del passaggio delle persone nel Mondo. Una scintilla, un fotogramma di un film, un briciolo della personalità di qualcuno in un altro corpo, sono tracce oggettive. Sta a chi le vede decidere. Rinunciare alla passività e allo scorrere inesorabile del tempo che, come un’onda, cancellerà segreti confessati ai tronchi degli alberi; oppure danzare, seguire il presagio onirico e metaforico di sei scheletri in una casa sperando che, tra la loro eterna immobilità, non ci sia anche lei. Danzare finché c’è musica, fino a lasciare tutti senza fiato.
Così, qualcuno in quel mondo che non è il 2046 dove si cercano i ricordi, ma il mondo reale, decide di lasciare la sua impresa, perché niente cambia. Non si può tornare indietro e quel non detto, quel non compiuto, quel non amato fino in fondo, rimangono dei quadri immobili eternamente sospesi nell’attimo prima del loro compimento. Un giorno sbiadiranno, pur rimanendo intatti nella loro essenza. L’attesa è il loro essere, ma il loro contraddittorio ed eterno non essere.
Qualcun altro, dal canto suo, decide di svoltare. La donna che ha davanti non è lei, ma ora, in quel momento, è la lei che deve esserci. Non se lo sa spiegare, perché l’abbia raggiunta al termine del suo turno di lavoro per farci l’amore, sa solo che accadrà perché è giusto così. Non sa perché la inseguirà in un sogno da cui si sveglierà con la paura di essere ripiombato nel passato, ma lo farà e avrà come premio il risveglio più bello della sua vita.
Il treno diretto a 2046 viaggia eternamente. Non si sa come sia là, perché nessuno è mai tornato. I sei scheletri ricordano il loro monito alla carne mortale, ma nel frattempo, tutti siamo obbligati a danzare, evidentemente a ritmi e desideri diversi.

Wong Kar-wai Murakami
In the mood for love – Wong Kar-wai

“– Danzare è la tua unica possibilità, – continuò. – Devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finché c’è musica, devi danzare!” (Dance Dance Dance)

Leggi anche: In the Mood for 2046

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

The Wrestler e l’ideale dell’ostrica

L’incontro verte ormai al termine. L’Ayatollah è a terra, aspetta solo di essere “schiantato” dalla Ram Jam, la mossa finale con cui il campione...

Chi è la famiglia Silente? – Ariana e Aberforth

Il mondo di Harry Potter è un mondo magico, che ha accompagnato quanti di voi staranno leggendo, magari ormai adulti, da quando erano solo...

L’adolescenza nella commedia sentimentale: Lady Bird e Notte prima degli esami

Spesso e per fortuna, sia la letteratura che il Cinema ci regalano – e spuntano come fiori di primavera – racconti, poesie e frammenti...

Il Cinema Giudiziario – Racconti di Giustizia Umana

Poche persone amano la Legge e tutto il contorto mondo che gira attorno a essa; un complesso universo fatto di ingenti codici, polverosi tribunali,...