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Maestro Gai – L’irriducibile

Maestro Gai

«Non importa quanto stretta sia la porta

Quanto impietosa sia la vita

Io sono il padrone del mio destino

Io sono il capitano della mia anima.»

(William E. Henley)

Era il 1888. William E. Henley, oppresso da un male fisico che lo costringeva ad una vita dolorosa, decise di scrivere una poesia per raccontare la sua condizione e lo fece urlando, attraverso la carta, più forte che poteva. Ogni anno vissuto all’ombra di quella malattia era a portata di tutti, impresso in quelle righe in cui lo strazio e la speranza si fondono, divenendo un inno all’invincibilità dell’animo umano.

I temi della lotta, della malattia e del “difetto” (inteso come privazione all’uomo di qualcosa di vitale e indispensabile) fanno parte dei “topoi” della letteratura mondiale fin dai suoi albori e, con una visione di più ampio respiro, essi possono essere rintracciati anche negli anime. Con un occhio puntato verso Naruto, queste tematiche si rendono evidenti quando si parla di Gai Maito, un uomo che ha dedicato la sua stessa esistenza alla lotta contro i propri limiti fisici e mentali.

Invictus – il “non vinto”

Fin dalla giovane età, Gai si troverà di fronte alla necessità di sopperire ad un enorme difetto: la propria mancanza di attitudine per le principali arti ninja, infatti, lo costringerà a praticare il solo ed unico taijutsu.

Figlio di Dai Maito, egli verrà battezzato alle arti marziali proprio da lui. A causa della scarsa predisposizione per i jutsu magici e illusori, sarà sempre un passo indietro rispetto ai suoi compagni, talentuosi e con un futuro nel mondo ninja più semplice e sicuro.

Gai ha sempre fatto affidamento solo sulla propria forza e disciplina, arrivando a superare limiti inviolabili che l'hanno reso un eroe.
Gai e suo padre

Questo suo stato lo porterà spesso ad essere bersaglio di scherno e prese in giro, un destino che almeno all’inizio condividerà con suo padre, anche lui limitato nell’uso delle arti ninja e anche per questo rimasto genin per tutta la vita. Nonostante ciò, grazie soprattutto agli insegnamenti morali di quest’ultimo, Gai riuscirà ad accrescere la sua forza di volontà e ad impegnarsi negli allenamenti, divenendo col tempo uno dei ninja più abili nelle arti marziali.

Tra filosofia e “Romanticismo”

Fondamentale per la crescita del personaggio sarà il concetto di “autoregola”. Per il ninja, un’autoregola è un patto non scritto con se stesso dal quale non si può venir meno. Un dogma che permetterà al giovane di incrementare la sua costanza nell’allenarsi, impedendogli di cedere anche quando il suo corpo sarà sul punto di crollare. Grazie a questa nozione, impartitagli sempre dal padre, Gai si rende superiore alle leggi fisiche e ai limiti che di norma frenano gli altri shinobi.

Il concetto stesso di “limite” può essere preso come simbolo per tracciare la caratterizzazione del personaggio di Gai. Da un punto di vista letterario, egli si può considerare un eroe romantico alla costante ricerca dell’assoluto e dell’illimitato.

Al contrario del tipico “romantico”, però, l’assoluto per il ninja coincide con il raggiungimento della perfezione nella sua arte e, proprio per questo, esso assume due differenti nature: la prima, immanente, coincide col concetto di autoregola che lo spinge già verso il compimento del suo ideale di perfezione tramite l’allenamento; la seconda, astratta, può essere spiegata attraverso l’analisi del concetto di “giovinezza”, un ulteriore cardine della filosofia del maestro.

Gai ha sempre fatto affidamento solo sulla propria forza e disciplina, arrivando a superare limiti inviolabili che l'hanno reso un eroe.
Gai

Se l’autoregola è ciò che permette a Gai di superare i propri limiti fisici, la giovinezza opera un processo diverso, rappresentandone però un’evoluzione.

Di fronte allo scorrere incessante del tempo, il corpo tende a perdere vigore e la mente subisce un inevitabile processo di invecchiamento. Prendendo atto di questo limite, attraverso un’autoregola egli se ne pone al di fuori, fermando il tempo in un punto preciso e astratto, entro il quale egli esiste all’infinito – in quanto luogo temporale – e al massimo delle sue potenzialità.

La “giovinezza” quindi corrisponde all’assoluto romantico in senso stretto, uno stato dove l’artista marziale raggiunge un’elevazione di se stesso fuori dalle limitazioni imposte dall’universo. Proprio la tensione verso il suo assoluto personale risulta essere alla base del suo costante allenamento.

Da Allievo a Maestro

La voglia implacabile di migliorarsi sarà più evidente nei momenti di maggior difficoltà della sua carriera da ninja. Durante le selezioni per accedere al livello chunin, il più basso nella gerarchia del mondo di Naruto, egli verrà eliminato da Kakashi Hatake. Un colpo duro al quale riuscirà a reagire soprattutto grazie alla forza morale datagli dal padre. Il rapporto di Gai col compagno dopo questo episodio evolverà, divenendo col tempo una sincera amicizia e una genuina rivalità.

Sebbene non sia stato promosso all’esame per diventare chunin, all’inizio dell’anime stesso verrà mostrato che Gai, con la volontà e il sacrificio, riuscirà in un secondo momento a conseguire tale titolo e, andando persino oltre, a superare l’esame per il grado successivo di jonin, divenendo quindi un maestro.

Durante la prima parte della storia di Naruto, egli sarà il mentore e l’insegnante del trio di ninja formato da Neji Hyuga, Tenten, e dal suo pupillo, nonché “erede spirituale”, Rock Lee. Presosi carico delle sorti della squadra, arriverà, quindi, anche per loro il momento di mettersi in gioco nell’esame chunin, durante il quale solo Neji riuscirà a competere per la finale.

Gai ha sempre fatto affidamento solo sulla propria forza e disciplina, arrivando a superare limiti inviolabili che l'hanno reso un eroe.
Rock Lee e il maestro Gai

In questa fase dell’opera, il tema della malattia acquisterà un ruolo di primo piano, vedendo infatti Rock Lee alle prese con un infortunio che minerà la sua carriera da ninja, dalla quale verrà separato per un delicato intervento medico. I rischi di tale operazione sono però alti, con il giovane messo di fronte all’eventualità di perdere la vita. Lo scontro con Gaara, durante l’esame, è costato a Lee molto più di una sconfitta, a causa della spietata e dannosa modalità con cui il ragazzo della sabbia gliel’ha impartita. Soltanto il tempestivo intervento di Gai ha permesso di scongiurare il peggio, salvando il suo allievo da una morte certa.

L’apice della “giovinezza”

Successivamente a questa fase, la figura carismatica di Gai si affievolisce davanti alla crescita esponenziale del protagonista dell’opera.

La sua presenza, rimasta in secondo piano per logici motivi di trama, si manifesterà però in occasione di numerosi combattimenti. Tra i vari, possiamo citare lo scontro con Kisame, lo spadaccino possessore della temuta spada Samehada, un combattimento duro e che spingerà Gai al limite del suo potenziale.

La forza e irriducibilità del nukenin della Nebbia costringono il maestro a ricorrere alla tecnica di sblocco delle porte del chakra, arrivando all’apertura di sette porte prima di arrecare danni sostanziali all’avversario.

Questa tecnica, in grado di potenziare l’utilizzatore in proporzione al numero delle aperture effettuate, risulta essere, a discapito di ciò, un’arma a doppio taglio. Il corpo viene infatti sottoposto ad una quantità di forza superiore a quella che normalmente potrebbe sopportare, facendo della tecnica una risorsa a cui attingere solo in caso di estrema necessità. Durante il sopracitato scontro, i danni riportati da Gai a causa delle aperture sono stati infatti superiori persino a quelli inferti dall’avversario.

Va però specificato che esiste un preciso limite entro il quale l’organismo riesce a reggere tale stress fisico. Come già intuibile dal nome, le otto porte difensive del corpo hanno il compito di controllare e limitare il flusso interno del chakra, impedendo alla persona di andare oltre le proprie capacità fisiche e mentali. Agendo contro natura e sbloccando i limitatori, il destino ultimo dell’utilizzatore sarà quello di andare verso una morte certa nel momento in cui decidesse di utilizzare l’ottavo e ultimo di essi: l’apertura del cuore.

In giovinezza, Gai ha visto il proprio padre morire nel tentativo di salvarlo proprio superando la settima porta. Oltre all’insegnamento della tecnica, Dai Maito gli ha tramandato anche un’importante verità: l’apertura dell’ottava porta è un processo irreversibile e, per questo, essa rappresenta una carta da giocare solo quando sussiste una ragione che vale la perdita della propria vita.

Durante la Quarta grande guerra ninja, Gai riprende un ruolo di primaria importanza essendo sempre in prima fila, insieme al suo compagno Kakashi, negli scontri. Nella fase più delicata della battaglia, che vedrà la caduta di Obito e l’ascesa di un nuovo e potente Madara, egli non si tirerà indietro, dimostrando ancora una volta il suo valore di fronte ad un nemico ritenuto da tutti imbattibile.

Gai ha sempre fatto affidamento solo sulla propria forza e disciplina, arrivando a superare limiti inviolabili che l'hanno reso un eroe.
Gai contro Madara Uchiha

Dopo essere risorto e tornato in possesso di entrambi i suoi Rinnegan, Madara Uchiha acquisirà anche il potere delle sei vie, raggiungendo un livello che lo renderà invulnerabile alle arti magiche e a quelle illusorie. L’unica strada per cercare di arginare il suo potere dunque si dimostrerà essere il taijutsu.

Dopo anni di allenamenti e di sofferenze, era arrivato il suo momento. Gai lo sapeva e ogni cellula del suo corpo lo chiamava alla battaglia, ma quell’avversario si trovava ad un livello troppo alto rispetto a lui. In quel momento le parole del padre ritornarono alla sua mente e Gai decise che, se qualcuno sarebbe dovuto morire, avrebbe accettato volentieri che questa sorte fosse spettata a lui pur di difendere ciò che di più caro aveva: i suoi compagni. L’ottava porta fu quindi aperta. Accompagnato dalla giovinezza, la sua fiamma avrebbe arso in quel luogo in eterno. Lui era padrone del suo destino e capitano, indiscusso, della propria anima.

Leggi anche: Kakashi Hatake e il Rimorso

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