Home Magazine Cartaceo I colori e i loro lati oscuri, un'introduzione

I colori e i loro lati oscuri, un’introduzione

«Le tonalità cromatiche, come quelle musicali, hanno un’essenza più sottile, danno emozioni più sottili, inesprimibili a parole. […] Per questo le parole sono e restano accenni, segni esteriori dei colori. Da questa osservazione ne deriva in particolare un’altra: uno stesso suono interiore può essere espresso contemporaneamente da varie arti, ognuna delle quali lo esprimerà secondo le proprie caratteristiche, aggiungendogli una ricchezza e una forza che una sola arte non potrebbe dargli».

(W.  Kandinsky, “Lo spirituale nell’arte”)

Ogni forma d’arte, per certi versi, si sviluppa a partire dal problema dell’inesprimibilità. A partire da un disagio e da una mancanza, come se al mondo ci dovesse essere un elemento in più, non ancora nato, non ancora pensato o pronunciato. E per quello che le parole non possono dire ci sono i colori, e sfumature ancora più sottili sono date dal suono.

L’artista vuole senza dubbio esprimere qualche cosa, anzi deve evidentemente farlo, guidato da necessità. Kandinksy chiama quel qualcosa “suono interiore”, e parla proprio di suono lì dove il suo discorso si rivolge, naturalmente, per lo più all’arte visiva: quasi a suggerirci un incrocio tra sensi percettivi diversi, tanto nell’atto artistico creativo quanto in quello ricettivo, di fruizione. Di fronte a un suo quadro, uno spettatore che dichiara di poter sentire una musica non verrà considerato pazzo, né lo sarebbe se parlasse di sinfonia di colori per descriverlo. E se qualcuno ci raccontasse la storia di un pittore che decide di tramutare una musica in visione all’indomani di un concerto di Schönberg, molti di noi deciderebbero di credere a questa storia.

Il problema dell’inesprimibilità avvertito dall’artista confina allora con il desiderio di andare oltre alcuni confini percettivi, esattamente come il fruitore che si è trovato a vivere attraverso l’arte l’attraversamento di quei confini tra i sensi e tra le diverse forme d’arte.

Un film, quando inteso come opera d’arte, può essere considerato a livello tecnico come l’unione di più forme d’arte, il suo punto di intersezione: lo scomponiamo e troviamo le nostre colonne sonore preferite a colonizzare playlist, o l’immagine di un particolare fotogramma appeso sui nostri letti, o le battute imparate a memoria come bagaglio comune e segno di segreta complicità tra noi e il nostro migliore amico. Ma per accedere alla dimensione della fruizione artistica bisogna forse valutare un film nella sua totalità, fermandoci un momento prima di compiere il gesto di scomposizione, e andando un momento oltre il semplice rapimento dovuto alla trama.

La più giovane delle arti nasceva nel segno della sperimentazione: quale eccitante sensazione, quale sogno allucinato deve essere stato per il primo che ha pensato a un film come a un’opera! In un film si può convogliare tutto, si può catturare l’attenzione di un grande pubblico, si può finalmente unire la parola all’immagine. E se tutto parte dal movimento, prima di esso ci deve essere l’immagine, la visione. Proprio come il colore di cui parla Kandinksy, che dilata lo spazio e giunge fino a noi.

Cosa è stato per i grandi cineasti lo studio dell’immagine, lo studio dell’armonia e del contrasto dei colori sullo schermo? Per quelli impegnati che hanno lasciato il segno nella storia del cinema, per Kubrick che ha concepito le pareti inondate di sangue, ma anche per chi ha sperimentato con il colore acceso del technicolor, anche per chi sceglie, nell’epoca elettrica del neon e dell’immagine-fuoco d’artificio, di girare in bianco e nero. L’inquietudine e la violenza che rimangono impresse sullo schermo ci vengono trasmesse attraverso un’immagine come se fosse il colore stesso a raccontare una storia.

Quali sono i significati simbolici e gli effetti morali di una particolare scelta o predilezione di colori? Negli articoli che seguono si è cercato di seguire il flusso suscitato dalla suggestione di queste domande, soffermandosi su alcuni dettagli cromatici chiave della storia del cinema.

Leggi anche: Black and white- Il cinema contemporaneo che sceglie il non colore

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