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L’amica geniale – Storia di una donna che ama se stessa

Si conclude il secondo capitolo de L’amica geniale di Elena Ferrante. Napoli continua a fare da sfondo ad un’amicizia dualistica di stima e odio fra le due protagoniste Elena e Lila

Nella vita è estremamente complesso conoscersi in maniera autonoma. Le vicissitudini che si susseguono, navigando da una riva all’altra, non riescono mai a farci realizzare che cosa significhi davvero capirsi fino in fondoSi conclude la seconda parte della serie L'amica geniale di Elena Ferrante. Le due amiche tornano nel rione amato e odiato al tempo stesso

È solo attraverso la socialità, croce e delizia di qualsiasi essere umano, che si inizia a fare i conti con la propria esistenza, il proprio credo, il proprio Dio. Ed è esattamente questo quello che accade a Elena, giovane adolescente di una Napoli fratturata, emarginata e ignobile. Esasperazione di un amore non corrisposto con il resto d’Italia, il rione napoletano in cui abita sembra vivere come lei dietro le quinte della propria vita senza rendersi conto di quello che c’è oltre la vecchia Ferrovia. 

 È proprio con la voce fuori campo di Elena che si apre e si chiude il secondo capitolo della tetralogia scritta dalla misteriosa Elena Ferrante, autrice capace di prendere per mano qualsiasi lettore, trasportandolo nei suoi pensieri così attenti, vigili e rigorosi, ma non privi di una forte carica emotiva. Insieme ad Elena, ritorna anche Lila, difficile da definire anche per se stessa perché non vede mai in nessuno dei contorni netti, i margini tendono a sformarsi fino a modificare le proprie sembianze, come in un sortilegio la sentiamo «spezzarsi per necessità d’odio, per urgenza di vendetta o di giustizia».

Il dualismo,così fortemente evidenziato fra le due protagoniste, le rende contemporaneamente amiche e nemiche: quello che ottiene una, lo vuole l’altra; quello che tolgono alla prima, lo danno alla seconda.

Elena è l’amica geniale di Lila o Lila l’amica geniale di Elena? In questa amicizia di mezzo, come fuoco vivo, c’è una cosa sola: la cultura. La cultura è antropomorfizzata successivamente dentro i falsi connotati di un uomo: Nino Sarratore, figlio del Poeta.

Una volta sposata con Stefano, Lila capisce fin da subito lo sbaglio che ha fatto. Visto come ancora di salvezza per allontanarsi dalla misera violenza e lo sporco del Rione, l’esasperante storia di questo matrimonio inizia con una violenza fisica e finisce con una violenza psicologica.

Il sesso diventa dispiacere, si fa spazio nella testa di Lila come una causa di ricatto per ottenere ciò che vuole, concedendo in cambio il proprio corpo. Stefano non potrà mai essere all’altezza della sua sposa, le dirà di essere pazza perché non riuscirà mai a capirla. 

Si conclude la seconda parte della serie L'amica geniale di Elena Ferrante. Le due amiche tornano nel rione amato e odiato al tempo stessoNessun uomo in realtà sarà capace di farlo. I tratteggi di questo personaggio femminile così anticonformista anche nel modo di ribellarsi, denotano a suo sfavore una forte indole al litigio, contrariamente ad Elena, sempre pacata nei modi. Chi delle due, allora, ha più forza? 

«Si fermò ad aspettarmi e quando la raggiunsi mi diede la manoQuesto gesto cambiò tutto tra noi per sempre»

(Elena Ferrante, L’amica geniale)

La prima stagione si era conclusa con il pianto delle protagoniste di fronte alla realizzazione della propria condizione di inferiorità rispetto alla società al di fuori delle Mura del Rione. «La plebe siamo noi» pensa Elena. La plebe che combatte per pochi spicci, si affaccenda per ogni questione, crede a rituali magici e superstizioni, impazzisce e picchia forte. I Miserabili di Hugo ma senza Dio, sempre un passo indietro. Come uscirne? Scegliendo sempre se stessi, investendo nella propria persona e nella propria fatica, senza fidarsi, senza contare su altri. La scelta di se stessi come primo motore per cambiare lo Stato della Natura. «L’essere umano è l’unico che può farlo», scriveva Kierkegaard.

Alla Ferrante non basta sottolineare quanto gli ultimi siano e vogliano rimanere ultimi, aggiunge qualcosa in più: l’inettitudine e la falsa modestia della classe intellettuale italiana. Perché sì, è facile stare seduti ad un tavolo a parlare della ribellione. Ma poi, effettivamente, chi la fa questa Rivoluzione?

Anche in Nino Sarratore, oggetto di contesa fra le due amiche, non sembra spiccare una particolare intelligenza ma soltanto la becera retorica di chi non sa di cosa sta parla e si adegua all’opinione comune, non riuscendo a pensare con la propria testa.

Al contrario, Elena riesce a tirarsi fuori da tutto ciò con sottigliezza, senza urlare, studiando e continuando a farlo. Allora è lei l’amica geniale? Che sia proprio il dubbio un sintomo della genialità?

Si conclude la seconda parte della serie L'amica geniale di Elena Ferrante. Le due amiche tornano nel rione amato e odiato al tempo stesso

“A dottoress” la soprannomina il padre al ritorno da Pisa, città dove ha scelto di portare a termine i propri studi: sarà l’unica del Rione che riuscirà a laurearsi. 

Mentre la sua amica è all’università, la vita di LiIa prende una nuova svolta, sceglie infatti di abbandonare la casa di Stefano per andare a vivere con suo figlio Rino ed Enzo Scanno in provincia di Napoli. In questa paziente attesa di Enzo, l’universo maschile si affaccia ad un nuovo “status mentis”, quasi sconosciuto al Rione: la donna come soggetto e non più come oggetto. E questo Lila lo sa bene.

Basterebbe questa decisione a farci capire quanto la materialità per lei non conti niente. La materia dei vestiti, dei gioielli e del corpo viene lasciata andare per fare spazio ad una nuova tipologia di miseria, quella che però si prepara a diventare una splendida rinascita.

Leggi anche: Cristian Giroso – Essere attori a Napoli al giorno d’oggi

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