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Sul Significato di Mulholland Drive – Tra Realtà e Finzione

David Lynch è un mentore del cinema. I suoi film sono famosi per riuscire a bucare quella parete che separa la realtà e la finzione. Pellicole come Eraserhead – La mente che cancella, Velluto Blu, Mulholland Drive, Fuoco Cammina con Me; o, tra tutte, la celebre serie I segreti di Twin Peaks, sono rimasti negli annali del mondo cinematografico e seriale. La sua poetica tende a esprimere quel senso di smarrimento del reale. Una sensazione di pura vertigine che porta lo spettatore a perdersi nell’irreale, nel subconscio, contrassegnato da sentimenti di inquietudine.

Mulholland Drive è un film del 2001. Qualora volessimo inserirlo in un genere, il film rientrerebbe nel thriller psicologico. Ma in realtà quanto è giusto classificare le opere di Lynch? Mulholland Drive, infatti, è la prova più matura del regista, in grado di portare la sua poetica a un passo davvero elevato, tanto da smarrire sia lo spettatore sia gli attori stessi. Noi de La Settima Arte, in questo articolo, cercheremo di ricostruire, passo dopo passo, la narrazione di un’opera maestosa.

L’opera fu presentata alla 54esima edizione del Festival di Cannes, ottenendo, inoltre, importati riconoscimenti come la candidatura agli Oscar. Purtroppo il successo non è stato appagato a livello commerciale, tanto che il pubblico, sebbene la critica sia stata positiva, ha deciso di non darvi molta importanza. Ma, purtroppo, è il destino di molti artisti!

Sul significato di Mulholland Drive: la trama

Quale recondito significato si nasconde dietro a Mulholland Drive, la pellicola più enigmatica del punk visionario David Lynch?
Mulholland Drive

Nella sua complessità, paradossalmente, il film di David Lynch possiede una trama lineare. Mulholland Drive è una strada di Hollywood, nella quale, a inizio film, avviene un terribile incidente automobilistico. La vittima è una donna (Laura Harring) che resta fortunatamente illesa, riportando però la perdita della memoria. In preda alla paura fugge e si rifugia all’interno di un’abitazione.

Sebbene il luogo sembri disabitato, all’interno di quella casa vive una donna, Betty Elms (Naomi Watts). Si tratta di un’aspirante attrice giunta a Los Angeles per lavoro. Quando scopre la donna ferita in casa, decide di aiutarla e ospitarla. Lei, purtroppo, non ricorda il suo nome, ma nonostante l’amnesia decide di farsi chiamare Rita. Le due protagoniste, pertanto, nel corso del film, cercano di capire quale sia l’origine di Rita, in modo da poter recuperare un briciolo di memoria e guarire dall’incidente.

Infatti, nel corso di Mulholland Drive, Rita comincia gradualmente a rammentare. In particolar modo un nome: Diane Selwyn. E come ogni film di Lynch che si rispetti, quell’intricato mistero inizia a dispiegarsi, mostrando ciò che si cela “realmente”. Quel nome inizia a prendere concretezza, così le due donne si recano a casa di Diane. Vi entrano di nascosto e ciò che trovano è il volto sfigurato di un cadavere adagiato sul letto.

Nel frattempo, Rita e Betty, tentando di andare in fondo e ricercando un briciolo di verità, diventano amanti. Finché una sera Rita chiede a Betty di accompagnarla al Club Silencio, uno strano teatro, dove il presentatore spiega che tutto è illusione. Betty trova nella sua borsetta una piccola scatola blu e capisce che per aprirla bisogna inserire una chiave dello stesso colore, precedentemente trovata da Rita. Aperta la scatola, la verità si svela.

Sul significato di Mulholland Drive – Realtà, sogno, illusione: dov’è il confine?

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Mulholland Drive

Tutto ciò che fino a quel momento vediamo in Mulholland Drive non è altro che frutto di un sogno fatto da Betty. Ella, infatti, è Diane Selwyn, la donna trovata sfigurata nel letto. Così facendo, David Lynch ci tesse attorno una ragnatela, la cui visione si perde in una duplice prospettiva: da un lato gli occhi della ragione, dall’altro quelli dell’inconscio. Dove non arriva uno, arriva l’altro. È una semplice storia contrassegnata da una labile linea di demarcazione tra realtà e finzione.

Forse, nella realizzazione di Mulholland Drive, David Lynch si sarà ispirato a di Fellini. Nulla da escludere, dal momento che anche quella storica pellicola si perde nel trittico realtà, sogno e finzione. E sebbene nel film di Fellini il confine è visibile, in Mulholland Drive lo spettatore arranca, come è giusto che sia.

Cercando, però, di offrire delle risposte, possiamo dire che l’opera del regista statunitense si biforca in due direzioni. Per circa novanta minuti noi assistiamo al sogno della protagonista, Betty/Diane, mentre gli ultimi trenta minuti ci raccontano i fatti come sono realmente accaduti. Betty/Diane è una ragazza dell’Ontario che vuole lavorare nel mondo cinematografico. Durante i primi cast incontra una donna: Camilla Rhodes, la nostra Rita.

Entrambe diventano strette amiche, fino a essere addirittura amanti. Camilla aiuta Diane a ottenere piccoli ruoli nei suoi film. Fino a quando la stessa Camilla si innamora del regista di un suo lavoro, Adam. I due decideranno di sposarsi, scatenando l’ira funesta di Diane. La donna, accecata dalla pura gelosia, commissiona l’omicidio dell’ex amante.

Mulholland Drive

La chiave blu, che fino a quel momento aveva destato problemi di decifrazione, è il segnale di come l’omicidio sia avvenuto. Diane trova la chiave nel suo appartamento, ma ben presto, come una tragedia greca, sarà colpita dai rimorsi, al tal punto da volersi rifugiare in un sogno, reinventando la storia d’amore con Camilla.

È a questo punto che ci ritroviamo con la parte iniziale del film. Diane è Betty, un’attrice in carriera che conosce e si innamora di Rita, una donna in preda all’amnesia. Ma quando quest’ultima inizia a ricordare, l’intera struttura del sogno vacilla. E sarà il Club Silencio a svelare l’intero apparato, dove tutto è solo un’illusione. Tornati nella realtà, Diane non è più in grado di gestire il rimorso e con un folle gesto decide di togliersi la vita.

Mulholland Drive: proiezione onirica

L’elemento che complica la visione di Mulholland Drive è la contrapposizione onirica, la quale rende oscura l’intera trama. Nel sogno noi possiamo osservare un vero e proprio sdoppiamento: Rita, a conti fatti, è la proiezione di Betty e l’intera impalcatura è ricca di immagini metaforiche, rimandi simbolici. In questo modo, David Lynch crea un vero e proprio universo narrativo. Molti personaggi sembrano bizzarri, ma perché sono frutto dell’esperienza inconscia della protagonista.

Mulholland Drive

Mulholland Drive non è solo il racconto di un sogno, bensì della sua logica. Il regista cerca di dare un senso alla visione onirica della protagonista, adottando i suoi strumenti, i suoi linguaggi. E ogni elemento rimanda sempre a quella proiezione: dai personaggi agli spazi, dai colori alla musica. Lynch costruisce nel dettaglio un’intera impalcatura architettonica che ha un suo senso e un suo significato, lasciando, inoltre, una serie di indizi che dobbiamo cogliere.

La trama ha una importanza relativa. Ciò che conta è capire cosa sta al di là della vera storia, perché ogni elemento ha un suo messaggio su cui lo spettatore deve riflettere. David Lynch è come il mago del Club Silencio, il prestigiatore che sa ingannare mediante le sue doti. E non è un caso che proprio qui la trama prenda una piega diversa.

Non basta molto a comprendere come tutto sia ingannevole. La cantante, ad esempio, canta in modo così energico da suscitare forti emozioni nelle due protagoniste, le quali piangono. Finché non si scopre che la cantante è in playback. Le due donne, pertanto, piangono per un qualcosa di fittizio, di finto, di illusorio. Ma il tutto serve per ricordare allo spettatore che il regista può manipolare come meglio crede la realtà e giocare con i suoi sentimenti. In altre parole, il Club Silencio è un paradosso, un intrattenimento irreale, un artefatto del film.

Conclusione

Su Mulholland Drive ci sarebbe tanto altro da dire. Di certo, è importante avere i giusti atteggiamenti e strumenti per l’osservazione diretta della pellicola, dal momento che contiene simbolismi, astrazioni e tanto altro. Per Lynch la soluzione è semplice, ma sono gli spettatori che devono cercare il giusto mezzo per osservare il tutto.

Quello che vediamo, per quanto irrazionale sia, per quanto illogico possa apparire, possiede una linearità. Per il regista di Twin Peaks tutto quel mondo che si trova al di là del mondo fisico è stratificato, è complesso; e stratificati e complessi sono i mezzi a nostra disposizione per comprendere il significato ultimo. Mulholland Drive è un film realizzato su idee che nel suo dispiegarsi prendono forme e vita. Sono idee che riescono a mantenere un equilibrio, in cui la coscienza è cosciente e l’inconscio è un teatro surreale.

Mulholland Drive

 

Leggi anche: What Did Jack Do?- Il folle corto noir di David Lynch

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