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La Sceneggiatura di Carlito’s Way – Fra paura ed empatia

Ogni critico ha un suo punto debole. Ogni critico è innamorato di un film che ritiene inattaccabile e che difenderebbe con le unghie e con i denti. Per me quel film è Carlito’s way di Brian de Palma. Film cult di un regista cult, Carlito’s way è il malinconico canto del cigno di Carlito Brigante, gangster di New York, che una volta uscito di prigione tenta in tutti i modi di abbandonare la vita del crimine organizzato, finendo però immischiato in un brutale omicidio. Questo incidente metterà la sua integrità a dura prova e lo porterà a fare una scelta radicale per salvare la sua compagna.

Ci sono alcuni film che fanno davvero fatica a essere criticati e Carlito’s way è uno di quelli. Regia impeccabile, un montaggio che toglie il respiro, movimenti di macchina che sono magia e attori in stato di grazia. Eppure, il punto di forza del film è un altro: la sceneggiatura. In che senso? Nel senso che Carlito’s way è un perfetto mix di dolcezza e brutalità, paura ed empatia, il tutto perfettamente bilanciato in modo da tenere sempre lo spettatore col fiato sospeso.

Questa dicotomia fra due sentimenti opposti si attiva grazie a due meccanismi molto difficili da bilanciare, che alla fine dell’intreccio provocano un cortocircuito talmente forte da lasciare senza fiato. Lo sceneggiatore David Koepp riesce a scrivere questa sceneggiatura perfetta proprio grazie alla coesistenza di prolessi e immedesimazione. In cosa consistono questi due meccanismi? Lo scopriamo subito.

Carlito's way

La Prolessi o l’antispoiler

La prolessi è uno strumento narrativo antico come l’Iliade. Penserete che sia una battuta, invece è proprio così. La prolessi è stata ampiamente usata da Omero nell’Iliade con efficace successo. Ma in cosa consiste questo escamotage? Consiste nell’anticipare un evento che cronologicamente accade nel futuro della narrazione.

Nell’Iliade in particolare si fa sempre riferimento al fatto che Troia verrà distrutta per volere del fato: lo dice Omero, lo dicono gli dei, lo dicono i personaggi. I personaggi dell’Iliade letteralmente spoilerano l’andamento della trama, ma nessun lettore se ne preoccupa. Perché? Cioè, se sappiamo già la fine, perché dovremmo continuare a leggere? Ed è qui che scopriamo il principale effetto della prolessi: generare angoscia.

Il lettore/spettatore, sapendo già l’andamento degli eventi, non vuole vedere cosa succede, ma come succede, e la sua mente è perennemente in ansia sapendo già in che direzione si spinge la vicenda. Perciò la prolessi è ancora più efficace se preannuncia un esito tragico della vicenda. E in Carlito’s way è così: fin dai primi minuti sappiamo che Carlito morirà per un colpo di pistola. Non sappiamo chi lo ucciderà, non sappiamo quando, non sappiamo perché, ma sappiamo benissimo come tutto andrà a finire. E siamo in ansia. Ma poi? Come si evolve la cosa?

Carlito's way

L’immedesimazione – Un meccanismo visivo

Il cinema ha un grande potere. Più di qualsiasi altro media è in grado di farci immedesimare nei personaggi e negli eventi narrati. È psicologicamente provato come il cinema sia capace di stimolare l’empatia dello spettatore. Infatti, nel nostro sistema nervoso è presente e agisce un particolare tipo di neuroni chiamati neuroni specchio.

I neuroni specchio si attivano quando un soggetto compie un’azione e vede compiere la medesima azione da altri soggetti. Dunque, vedere un’azione compiuta da altri soggetti porta a emulare quelle azioni e a immedesimarsi nei comportamenti e nei sentimenti degli altri. Questi neuroni sono alla base dell’apprendimento cognitivo e stimolano i ragazzi a imparare nuovi comportamenti. In più, sono direttamente collegati alla vista e agiscono per immagini; quindi quale migliore medium per stimolarli se non il cinema?

Il cinema parla per immagini e dunque non è un caso se proprio al cinema siamo più portati a provare empatia e attaccamento verso alcuni personaggi, piuttosto che quando leggiamo un libro: infatti, il linguaggio cinematografico è sensoriale e fa leva sulle nostre sensazioni, sia visive che uditive. 

Carlito's way

Il Personaggio di Carlito Brigante

In Carlito’s way è impossibile non affezionarsi al protagonista. Carlito Brigante è un criminale che non sceglie di essere tale, ma che lo diventa a causa dell’andamento degli eventi. Gli viene affidato un locale, gli viene dato un nuovo lavoro, eppure lui non è mosso dall’ambizione, ma piuttosto dalla volontà di cambiare vita una volta per tutte. Eppure, trascinato da una serie di sfortunati eventi, finisce per essere coinvolto in una spirale di violenza dalla quale non ci sarà ritorno.

È interessante notare che Carlito non è un personaggio attivo nella storia, ma è passivamente trascinato da ciò che gli succede: narrativamente parlando quindi svolge il ruolo di vittima, nonostante a un certo punto, sia costretto a difendersi impugnando la pistola. E il suo essere vittima degli eventi ci spinge a provare pietà nei suoi confronti.

In più, per permetterci ancora meglio di comprendere la sua sofferenza, tutto il film viene costruito attraverso la sua focalizzazione. Tutta la narrazione poggia su un gangster che ci racconta ogni evento dal suo punto di vista. L’intera storia è narrata attraverso il sistema del voice over, che ci permette di immergerci ancora di più nella mente di Carlito. Quindi grazie a questa focalizzazione così diretta verso un unico personaggio, ci immedesimiamo completamente in lui. Ma come agiscono insieme questi due meccanismi?

Carlito's way

Paura ed Empatia

La prolessi agisce fin dal primo momento: sappiamo che Carlito deve morire, quindi sappiamo già quello che succederà, resta solo da capire come succederà. Effetto: siamo angosciati. Ci viene poi presentato il personaggio di Carlito: è un gangster, ma è buono e sta tentando di redimersi. Iniziamo a provare empatia per lui. Ci affezioniamo, ci piace questo personaggio, perché non è un gangster sanguinario, ma un antieroe che vuole cambiare vita e che ama tanto la sua compagna.

Poi lentamente la narrazione prende il volo. Le cose iniziano ad andare bene: Carlito prende in gestione un bel locale, in cui investe denaro anche il suo avvocato e amico David, e ritrova Gail, sua ex fidanzata, lasciata poco prima di entrare in carcere. Carlito tocca quindi il suo apice e tutto sembra andare per il meglio, finché le cose iniziano a incrinarsi. Carlito, per riconoscenza, decide di aiutare l’amico David nel salvataggio del boss Tony Taglialucci, ma rimane coinvolto nel duplice omicidio del boss e del figlio, per mano dello stesso David.

A questo punto tutto precipita: David viene ucciso dal secondo figlio del boss Taglialucci e Carlito, ritenuto colpevole, viene braccato sia dalla polizia che dai membri della famiglia. Carlito allora dà appuntamento a Gail in stazione, mentre tenta di depistare gli altri gangster. Viene raggiunto in stazione e poi inseguito da Vincent e da altri uomini del clan. Il caos prende il controllo.

Carlito è costretto a difendersi. Impugna la pistola e inizia a uccidere tutti i nemici, uno a uno, senza pietà. Intanto Gail lo sta aspettando al binario. Il Treno sta per partire. Gail è angosciata. Tutto sembra perduto, ma finalmente Carlito uccide l’ultimo inseguitore. La narrazione allora si distende: Carlito arriva al binario, bacia Gail e prende il denaro da Panchaga, il suo braccio destro. Ci rilassiamo. Per un attimo l’angoscia sparisce e pensiamo effettivamente che tutto possa andare per il meglio… Davvero?

Carlito's way

L’Amaro finale

La narrazione finora ha avuto un andamento parabolico: Carlito ha avuto la classica rise and fall del gangster americano, ma, contrariamente alle aspettative, è sopravvissuto ed è riuscito a salvarsi. Quindi l’empatia che provavamo per il personaggio prevale sulla paura e ci rallegriamo già per il lieto fine imminente. Ma non per molto! La narrazione prende una svolta inaspettata, con un colpo di scena imprevedibile. Poco prima di salire sul treno, Carlito incontra anche Benny Blanco del clan nemico, che con un colpo secco di pistola lo uccide.

Gridiamo. Non possiamo crederci. Non possiamo credere che quel personaggio tanto amato sia morto. Paura e immedesimazione coincidono e l’unico sentimento che resta è il dolore. In un ultimo sforzo Carlito riesce però a dare a Gail la somma di denaro necessaria affinché lei e il suo futuro figlio possano vivere serenamente. Alla fine il film ha un finale in parte lieto, ma perché ci sia uno spiraglio di speranza è necessario un sacrificio.

È necessario che Carlito muoia. E per quante volte si possa vedere questo finale e sperare in un esito differente, la cruda tragedia prende sempre il sopravvento. Per questi motivi Carlito’s way è, e rimane, un gioiello di sceneggiatura difficilmente eguagliabile, arricchito dalla regia di un genio come Brian de Palma, questo film è destinato a fare la storia del cinema.

Leggi anche: È solo la fine del mondo: il dramma sta nell’assenza

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