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Pacchetto quarantena: la Fiaba e il suo Cantore – le favole nere di Garrone

Fu realmente Pinocchio l’unica favola popolare rielaborata da Matteo Garrone, escludendo il mare magnum del Racconto dei racconti?

Una delle più diffuse osservazioni all’uscita dell’adattamento della storia del burattino di legno, poco meno di tre mesi fa, fu proprio il chiedersi dove fosse l’oscurità, il macabro, il pennello dell’autore che in Garrone ridipinge la narrazione, tratteggiandola spesso con orrore, degenerazione, “fiabesco squallore”.

Primo articolo del pacchetto la Fiaba e il suo Cantore, nel quale poniamo in parallelo i film di Garrone con le più popolari fiabe europee.

Pinocchio, seppur riuscitissimo a livello tecnico e fotografico, perde molti dei tratti che hanno distinto il raccontare del regista romano, poiché limitato al solo adattamento formale della fiaba di Carlo Collodi. E il raffronto è possibile proprio perché non si tratta della prima favola da lui riadattata; in questa serie di articoli esploreremo come alcuni dei film più importanti del cineasta romano posseggano la struttura e lo svolgimento di alcune delle più conosciute fiabe europee.

D’altronde, cosa c’è meglio della fiaba, seppur nera, per colorare lanonima monotonia di un necessario isolamento?

Pacchetto la Fiaba e il suo Cantore: le favole nere di Garrone
Parte 1

Il film:

L’imbalsamatore

Dialogo tra cineasta e mondo fiabesco che ha inizio nel 2002, con L’imbalsamatore, quarto film del regista e probabilmente quello che impresse il suo nome nel panorama dei nuovi autori italiani. Ispirato dal fatto di cronaca del “nano di Termini” del 1990, L’imbalsamatore racconta del perverso rapporto instauratosi tra un ragazzo alto e bello, Valerio, e un nano tassidermista che lo accoglie a lavorare insieme a lui, Peppino o profeta.

Primo articolo del pacchetto la Fiaba e il suo Cantore, nel quale poniamo in parallelo i film di Garrone con le più popolari fiabe europee.

Molti elementi del film lo accomunano al ben più recente Dogman: oltre alla netta contrapposizione fisica tra i due protagonisti, Garrone ambienta entrambi i film in contesti selvaggi, quasi sospesi nella loro desolazione. Scenografia dunque che avvolge l’evolversi del relazionarsi tra i personaggi, tratteggiando tutta la vicenda con toni profondamente dark.

L’oscura attrazione che Peppino prova nei confronti del giovane consegna all’intero film l’aura di una fiaba nera: più scorrono i minuti, più controverso appare il suo tentare di ingabbiare la bellezza di Valerio, tenerla sotto scacco, inseguirla, arrivando a intimidire a più riprese la graziosa Deborah, terzo elemento del degenerato triangolo che andrà a formarsi.
Fino a quando tutto sfocerà in un finale tragico.

La fiaba:

Tremotino

Numerosi sono gli elementi che già da L’imbalsamatore ricollegano il narrare di Garrone al raccontare fiabesco: l’immettersi in realtà e mondi che non si conoscono, il lasciarsi guidare da creature fisicamente particolari in universi a tratti irreali; e la sospensione, la magia evocata dagli stessi protagonisti che contrasta il macabro della rappresentazione.

Peppino: Questa qua c’ha i poteri magici, fa sparire la gente.
(puntando una pistola contro Valerio e Deborah)

Peppino o profeta, nel fisico, nella voce, nella crudeltà, nelle intenzioni, è un moderno Tremotino. Colui che, per chi non ricordasse la trama della fiaba dei fratelli Grimm, aiutò una fanciulla a trasformare la paglia in oro, ottenendo in cambio dapprima la collana della fanciulla, poi un anello, infine la promessa che gli venga consegnato il suo futuro primogenito.

Primo articolo del pacchetto la Fiaba e il suo Cantore, nel quale poniamo in parallelo i film di Garrone con le più popolari fiabe europee.

La stessa ossessione, dunque, scorre nelle vene dei due minuscoli personaggi, entrambi ciecamente attratti da una bellezza che intendono rapire ad ogni costo, come se imbrigliarla equivalesse, magicamente, a impossessarsene: Peppino nel giovane Valerio, Tremotino nell’innocenza di quel primogenito che attenderà pazientemente per un anno.

E al vedersi negata la possibilità di rapire tale bellezza, al veder allontanarsi l’oggetto delle rispettive ossessioni, entrambi reagiranno con rabbia e cieca escandescenza.

La bevanda con cui accompagnarsi:

Il Nero d’Avola

L’immergersi nel mondo oscuramente magico di Garrone e delle sue fiabe nere necessita di un accompagnamento rigorosamente adatto: nel buio delle solitarie dimore di Peppino e Tremotino viene sorseggiato con avidità del vino rosso, corposo e dal forte retrogusto di rancore e desiderio.

La redazione consiglia il Nero d’Avola, il cui nome si accosta perfettamente alla poetica dark che lega il regista romano al sotto-testo della fiaba di Tremotino.

In tempi normali un calice potrebbe bastare, ma in questi giorni dalle particolarità che noi tutti conosciamo, il consiglio più prezioso è quello di affidarsi alla bottiglia.

E che Tremotino l’imbalsamatore brindi con noi.

Leggi anche: #Andrà tutto bene – 10 imperdibili classici sulla speranza

 

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