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Kushina e Minato – L’amore di una madre, la speranza di un padre

L’amore di un genitore – in particolare quello di una madre – verso il proprio figlio è con ogni probabilità la forma più pura di ciò che, più di ogni altro sentimento, nobilita l’umanità. Non si tratta solo di genetica e di natura umana, perché il legame che si crea trascende la dimensione strettamente biologica: il figlio è l’estensione dell’anima di chi gli dona la vita. In tal senso, Kushina e Minato lasceranno – letteralmente – una parte di loro stessi in Naruto, il figlio del destino.

kushina: Naruto non fare il difficile. Mangia molto e diventa forte. Assicurati di lavarti ogni giorno e non prendere freddo. E poi non restare sveglio fino a tardi, avrai bisogno di dormire tanto. E fatti degli amici. Non serve che siano tanti. Gente di cui ti puoi fidare ciecamente. Alcuni bastano. La tua mamma non è stata brava, ma tieniti al passo con lo studio e impegnati con i ninjutsu. […] Oh, e una cosa importante, Riguarda i Tre Divieti degli shinobi: fai attenzione a prestare e ricevere soldi in prestito; […] non bere alcolici prima dei vent’anni. Se bevi troppo puoi rovinarti la salute, quindi usa moderazione; un altro punto dei divieti riguarda le donne. […] È più che naturale provare interesse verso le ragazze, ma non farti prendere dalle cattive ragazze. Trovatene una proprio come me. Tra l’altro, a proposito dei Tre Divieti, guardati da Jiraiya-sensei.

Difficilmente si riescono a trattenere le emozioni durante la scena del sacrificio di Kushina e Minato, che si immolano a frapporsi tra l’artiglio della Volpe a Nove Code e l’appena nato Naruto. Quel mezzo sorriso che affiora sui loro volti oscilla fra la dolce consapevolezza di aver protetto loro figlio e l’amara e istantanea presa di coscienza di non poterlo più fare d’ora in avanti.

L’esistenza scivola via dalle proprie mani, minuto dopo minuto, ma non è più importante ormai, perché è Naruto ad aver ricevuto in dono gli strumenti per rimanere aggrappato alla vita, compito ultimo di ogni genitore. Amore e speranza accompagnano l’ultima carezza che scende lieve sul viso delicato del piccolo, trasformando in dolcezza la nostalgia di un sentimento che nessuno dei tre potrà vivere.

Il sacrificio di Kushina e Minato si colora dell'amore verso Naruto e, contemporanemente, della nostalgia di non poter vivere quell'amore.
Il sacrificio di Kushina e Minato

Facendo un veloce passo indietro, nelle parole sussurrate da Kushina, intenta a far completamente proprio il sacrificio per il figlio, si ode l’eco di quell’amore così fluido e avvolgente da riscaldare intimamente sia Minato che Naruto. La consapevolezza di salvare entrambi rimargina velocemente le ferite del rammarico di non poter continuare a donare se stessa alle persone più importanti della propria vita.

Kushina: Minato non guardarmi così. Non sai quanto sono felice perché mi hai amata. E oggi è il giorno in cui è nato il nostro bambino. Se dovessi immaginare di sopravvivere, il nostro futuro insieme, noi tre come una famiglia, l’unica cosa che riesco a pensare è a quanto saremmo stati felici. Ecco, se mi concedi solo un rimpianto, non vedrò crescere Naruto. Come vorrei poterci essere.

Il Quarto Hokage ha però altri piani per il loro bambino, che ha il diritto di conoscere sua madre, anche se questo non lo ripagherà dell’amore perduto. Così il sentimento di Minato accompagnerà quello di Kushina anche nella drammaticità di una scena che ci rende partecipi in egual modo di quella sofferenza dolce-amara. Qui, tra sigilli e sacrifici, tra amore e speranza, prende forma l’esistenza di colui che sopporterà il peso del destino, volgendolo con fatica a suo favore.

kushina: Naruto d’ora in poi affronterai molto dolore e difficoltà. Sii sempre te stesso. Porta con te un sogno e abbi la forza di far sì che questo sogno diventi realtà. Ci sono così tante cose, così tante, tante, così tante altre cose che vorrei essere in grado di trasmetterti. Vorrei poter restare di più con te. Ti voglio bene.

Il sacrificio di Kushina e Minato si colora dell'amore verso Naruto e, contemporanemente, della nostalgia di non poter vivere quell'amore.

La speranza e l’amore, seppur così illimitati, vengono seppelliti dentro Naruto, sigillati insieme al Demone a Nove Code negli abissi della psiche. In quelle profondità inconsce risiederanno a lungo, lasciando il giovane ninja esposto a una banalità del male vestita di paura e pregiudizio. Questo tormento, dettato dal sentirsi invisibili, lascerà ferite viscerali che solo il tempo saprà rimarginare.

Non c’è una sofferenza più grande di quella che deriva da un vuoto incapace di trattenere anche le ragioni di quel dolore insopportabile. Osservando la realtà con gli occhi da bambino del protagonista, si fa fatica a comprendere il perché di quella solitudine molteplice, attributo di una condanna che sembra essere sentenziata sia dall’umanità in generale che da coloro che più di tutti avrebbero dovuto proteggerlo da tutto questo. Una condanna scaturita da una colpa senza altri colpevoli se non il destino, unico carnefice, invisibile ma ineluttabile.

Sostanzialmente questo cattivo scherzo del destino – con l’aiuto di una società insofferente – obbliga il futuro Settimo Hokage, già privato di ogni affetto, a un’infanzia di solitudine e tristezza. Abbandonato a se stesso e in continua ricerca di attenzioni, Naruto inizia a scrivere, senza ancora saperlo, la storia della propria esistenza, guidato unicamente dal tratto della propria volontà. Quel credo ninja spezzerà un destino che avrebbe potuto seguire la direzione di quello di Nagato-Pain o di Obito.

Dopo aver ricevuto l’aiuto di Minato contro Pain, adesso è la volta di sua madre Kushina, che si manifesta per aiutare il figlio nella lotta intrapsichica con il Kyuubi per il controllo del chakra. Il Quarto aveva infatti sigillato, insieme alla Volpe, una parte del proprio chakra e una parte di quello della sua amata, sicuro che un giorno Naruto ne avrebbe avuto bisogno. Così l’ormai già Eroe della Foglia, completamente accettato da tutti, conosce sua madre e la storia di quel tragico sacrificio, colmo di amore e speranza.

Il sacrificio di Kushina e Minato si colora dell'amore verso Naruto e, contemporanemente, della nostalgia di non poter vivere quell'amore.

Dalle ultime battute che si scambiano Naruto e Kushina emergono emozioni assopite che lo spettatore non sapeva di ospitare, cullate dalle note dolci e nostalgiche della colonna sonora, uno dei massimi punti di forza dell’anime Naruto.

Kushina: Mi dispiace averti reso il recipiente del Kyuubi. Aver scaricato il nostro fardello su di te. Non essere stata in grado di vivere con te, non averti potuto ricoprire d’affetto.

Naruto: Non ti devi scusare. Sì, ho passato tempi difficili proprio perché ero Jinchuuriki. Ma non ne ho mai fatto una colpa a te o a papà. Lo ammetto, non sapevo bene cosa fosse l’amore di un genitore. Dopotutto tu e papà non c’eravate. Avevo solo un’idea. Ma ora so che tu e papà avete dato la vostra vita solo per me, E mi rendo conto che più che del Kyuubi, io sono il recipiente del vostro amore! E quindi sono felice. Sono contento di essere vostro figlio!

Kushina: Minato l’hai sentito? Le nostre speranze sono arrivate fino a nostro figlio! Naruto grazie per avermi lasciato essere tua madre. Grazie per aver lasciato Minato essere tuo padre. Per essere nato da noi. Per essere nostro figlio. Per tutto questo… Grazie.

Naruto aveva già colmato quel vuoto – fardello dei Jinchuuriki – con forti legami, con l’affetto degli amici, dei compagni, dei maestri e anche quello dell’intero Villaggio. Un’oasi di serenità che ora si arricchirà dell’amore incondizionato di una madre. La speranza di Minato è diventata realtà attraverso suo figlio e lui stesso potrà rendersene conto una volta risuscitato da Orochimaru con l’Edo Tensei.

Ma il figlio della profezia non si accontenterà di questo: mostrerà prima ad Obito e poi a Sasuke come riempire quel vuoto, condizione di un’esistenza logorante. Dopo quella della solitudine, il futuro Settimo Hokage distruggerà anche la maledizione degli Uchiha.

Il sacrificio di Kushina e Minato si colora dell'amore verso Naruto e, contemporanemente, della nostalgia di non poter vivere quell'amore.

Un simile lieto fine, ben lontano dall’oscurare il sacrificio di Kushina e Minato, esalta la luminosità di un amore a lungo incatenato in quel limbo psichico. Naruto, privato completamente di ogni appiglio di odio, potrà muoversi con ancor più leggerezza; raccoglierà il pesante odio del Kyuubi trasformandolo in una rustica complicità. Nessuno si merita di essere divorato dall’odio, nemmeno chi è causa della morte dei propri genitori.

Dopo aver combattuto a fianco del padre, Naruto dovrà dirgli addio, ancora una volta, consapevole di aver poco tempo a disposizione. In un poetico e commovente scambio di ruoli e di parole, sarà Naruto a lasciare un messaggio alla madre, tramite Minato. Stavolta gli affetti non scivolano via dalle dita, perché ormai è il proprio spirito ad averli afferrati, complici di un destino scritto prima da Jiraiya-sensei nel libro della profezia e poi reso indelebile da Naruto stesso.

Naruto: Dille di non preoccuparsi. Che sto mangiando bene! Non faccio il permaloso e mangio di tutto. […] Cerco di lavarmi tutti i giorni. […] Mi sono fatto un sacco di amici! E sono tutti dei bravi ragazzi! Ero davvero una schiappa a scuola, ma non mi sono mai buttato giù. E questo perché ho sempre creduto in me stesso più di tutti! Ovviamente ho sempre dato retta al Terzo Hokage e al maestro Kakashi. Li rispetto entrambi. […] Ah, e poi hai presente i Tre Divieti dei ninja? Mentre ero con l’Eremita Porcello ci ho avuto parecchio a che fare! Lui non rispettava nessuno dei tre, ma era uno dei Tre Ninja Leggendari e io lo rispettavo più di chiunque altro! Ho appena compiuto 17 anni quindi non ne so molto di alcol e di donne. So che mamma vorrebbe che trovassi una come lei. Però, ecco, non va tutto bene come diceva la mamma, ma faccio del mio meglio! Ho anche un sogno: diventerò un Hokage migliore persino di te, papà! Giuro che ci riuscirò! Quindi, quando vedrai la mamma di là, diglielo! Dille che non ha proprio motivo di preoccuparsi per me! Che ce la sto mettendo tutta!

Leggi anche: Naruto e Kurama – Il significato psicoanalitico della Volpe a Nove Code

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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