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Albus Silente – Le ombre della purezza

La misura di ogni azione umana non è mai soltanto il suo esito, ma anche le intenzioni che la guidano. Lo stesso vale per personaggi che umani non sono, come Albus Silente, potentissimo stregone, eccentrico preside e memorabile eroe di Hogwarts.

Aderire a un ideale machiavellico, il cinismo del fine che giustifica i mezzi, è affascinante certo, ma per ogni valore che aspiri a essere davvero etico, le formazioni d’appoggio devono necessariamente essere altre, inter-soggettive, altruistiche e radicalmente umane.

Ecco allora che anche la più magica delle narrazioni richiede di trarre la forza di cui ha bisogno, per superare le imperfezioni tipiche, da archetipi non magici.

Harry Potter è un giovane prescelto, un orfano che ha bisogno di una guida per prepararsi alle dure sfide della vita, ed ecco che allora il ruolo del mentore buono, ironico e caloroso si rivela essenziale per la saga del maghetto.

Origini simili, distanza di anni centenaria, stima ed enigmi colorano il rapporto tra il protagonista e Silente: precisamente quando e perché ciò che il Preside nasconde diventa così importante ai fini della storia di Harry?

Quello che avviene negli ultimi due volumi della saga è di dominio pubblico, e maratona dopo maratona anche i film rivelano i segreti in maniera più trasparente, ma ciò che Albus Silente rappresenta sarà mai veramente sviscerato del tutto?

Il simbolo dietro a un Mantello

Albus Silente, il mago, la saggezza, gli errori: quale magia si cela dietro le imperfezioni così umane del Preside di Hogwarts?
Albus Silente

Albus Silente: «L’uomo più felice della terra guarderebbe nello specchio e vedrebbe solo se stesso, esattamente com’è».

Il riferimento di Silente allo specchio delle brame richiede la contestualizzazione del personaggio negli avvenimenti della prima avventura di Harry: quest’ultimo, scoperta la sua vera natura grazie a Hagrid, abbandona improvvisamente l’unico mondo a lui noto per catapultarsi nella magia di Hogwarts.

Platone e il mito della caverna, si direbbe: il passaggio dal reale all’ideale, una pericolosa transizione soggettiva nella quale Harry perde facilmente il timone.

Voldemort, i genitori e gli zii: il vortice del passato travolge la matricola di Grifondoro, che per resistere si aggrappa a Ron e Hermione; professore dopo professore e sfida dopo sfida, diventa subito lampante il fatto che Albus Silente sia per Harry più di un semplice superiore.

Questa figura di riferimento frantuma il vetro delle formalità regalando anonimamente a Harry quel Mantello dell’Invisibilità che era stato proprietà di suo padre, James.

Il centenario Preside di Hogwarts si fa notare poco: a parte il Banchetto e la Cerimonia di Smistamento a inizio anno, nel corso dei primi film e libri, entra nella narrazione soprattutto quando la resa dei conti finale impegna Harry e gli altri contro le Forze Oscure.

Ciò che è interessante è che il suo intervento diventa di anno in anno più drastico, per raggiungere l’apice nel quinto episodio, l’Ordine della Fenice: in quell’occasione iniziamo a capire la portata del suo ruolo e quanto sia necessario nell’universo della Rowling.

È durante il confronto con Harry, che Silente inizia ad ammettere il primo errore commesso: ritenendo il maghetto troppo giovane per le verità nascoste dietro al suo rapporto con Voldemort, lo ha preservato mantenendole per sé.

La decisione dello stregone ha ripercussioni che vanno oltre ogni immaginazione.

La profezia, i ricordi, gli Horcrux

Albus Silente, il mago, la saggezza, gli errori: quale magia si cela dietro le imperfezioni così umane del Preside di Hogwarts?
Albus Silente

Sibilla Cooman: «Nessuno dei due può vivere, se l’altro sopravvive».

Il contenuto di questa profezia potenzialmente mortale è un peso che il quindicenne Harry Potter riceve in uno dei momenti più duri della sua giovane vita: dopo la morte di Sirius, il padrino, l’unica figura vera d’attaccamento della sua adolescenza.

Come un Virgilio imperfetto e pieno di dubbi, Silente prova a illuminare il cammino di Harry, ma lo fa sempre parzialmente, in maniera lenta e graduale. Il risultato è una scissione nel rapporto tra i due protagonisti, una frantumazione dell’ammirazione e della stima che il giovane provava per il Maestro e una frustrazione inspiegabile.

Perché non mi rivolge la parola? Perché insiste che sia Piton a darmi lezioni di Legilimanzia? Sono alcune delle domande che affliggono il prescelto, una volta che Voldemort è tornato definitivamente al potere e minaccia la comunità – magica e non – col suo regime di terrore.

Il Principe Mezzosangue, la storia di Tom Riddle, gli Horcrux: come oscure componenti di un uragano simbolico, queste informazioni assediano Harry da ogni parte, e alle spalle di ognuna Albus Silente è presente nella sua saggezza, ma anche nella sua inettitudine.

Cosa sarebbe accaduto se si fosse reso conto dell’oscurità di Tom ai tempi dell’orfanotrofio? Avrebbe potuto in qualche modo impegnarsi per ricucire il rapporto di Merope Gaunt con il padre Orvoloson prima che Tom nascesse?

Una volta a Hogwarts, Silente quanto avrebbe potuto fare per impedire a Tom di approfondire la sua conoscenza magica del castello, delle Quattro Case e dei profani Horcrux che poi ha creato?

La Morte, l’ultimo nemico

Albus Silente, il mago, la saggezza, gli errori: quale magia si cela dietro le imperfezioni così umane del Preside di Hogwarts?
Harry Potter e i Doni della Morte

Albus Silente: «Tu eri l’horcrux che lui non ha mai avuto intenzione di creare».

La famiglia Peverell, la Morte, il Bene Superiore: l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter vede Albus Silente (morto per mano di Piton alla fine del sesto anno) protagonista quanto non lo era mai stato da vivo.

Grazie alla penna sanguisuga di Rita Skeeter, infatti, le memorie biografiche raccolte sulla famiglia Silente, i rapporti con Grindelwald e il ruolo giocato dai due potenti maghi nella ricerca dei Doni della Morte dimostrano quanto il giovane Albus sia stato fallibile, e dunque umano, prima di diventare saggio.

Un’affezione che rasenta l’amore omosessuale per Gellert Grindelwald lo porta a mettere in secondo piano il fratello Aberforth e la sorella Ariana, devia la sua ideologia egualitaria in favore di un perverso razzismo nei confronti dei Babbani.

Il misticismo che circonda la figura del preside, tuttavia, s’incrementa soprattutto in occasione del ritorno di Harry e Hermione a Godric’s Hollow nel giorno di Natale durante il periodo di esilio, quando Harry è impegnato nella ricerca degli Horcrux e scegliere tra questi e i Doni della Morte diventa difficilissimo, perché da un lato si avverte viva la necessità d’indebolire le difese magiche che rendono Riddle immortale; dall’altro il legame tra i Doni, i Potter e i Peverell seduce Harry a mettere da parte la guerra per cercare la pace.

Il Mantello, la Bacchetta e l’Anello diventano ossessivi oggetti del desiderio sia per il giovane che per il Mago Oscuro, e quanto Doni e Horcrux siano intrecciati sarà chiaro soltanto in occasione del dono che Harry farà della propria vita, quando si consegnerà spontaneamente a Voldemort nella Foresta Proibita.

Mi apro alla chiusura.

Dopo il Mantello dell’Invisibilità, anche l’Anello dell’Immortalità diventerà uno strumento tramite il quale Silente, nella morte, comunicherà con Harry.

Il Ragazzo che è Sopravvissuto, venuto a morire. Ecco dunque che l’ultimo discendente di Cadmus Peverell (Tom Riddle) e l’ultimo discendente di Ignotus Peverell (Harry Potter), i legittimi proprietari rispettivamente dell’Anello e del Mantello, danno vita allo scontro che metterà proprio la Morte al centro della scena.

La morte di Harry, o meglio la morte della parte di Harry che rappresentava Voldemort, darà vita alla spiegazione del capolavoro rischioso che Albus Silente aveva pianificato sin dall’inizio della vita di Harry.

Perché non c’è Vita senza Morte, ma non c’è nemmeno Morte senza Vita, e il maestro della Bacchetta di Sambuco questo lo aveva tenuto presente, nella sua geniale, eccentrica e imperfetta mente.

Per questo, Albus Silente ha magnificamente donato se stesso a tutti quelli che lo hanno cercato, sia prima che dopo i suoi errori commessi nel passato e nel presente con Ariana, con Grindelwald, con Tom e infine con Harry. King’s Cross, la stazione di Londra: treni che arrivano, treni che partono, coincidenze tra viaggi diversi.

Albus Silente: «Un aiuto verrà sempre dato a hogwarts, A chi se lo merita».

Rappresentazioni estetiche di cerchi che si chiudono e altri che iniziano, da Godric’s Hollow a Hogwarts per tornare a Godric’s Hollow. Dai Peverell a Harry, passando per Albus Silente, il mago più potente di tutti i tempi. Stimato maestro e figura paterna e, come tutte le figure paterne, imperfetto perché animato da sentimenti, debolezze, colpe e paure. Grazie, Albus.

Casa è dove si trova il cuore.

Leggi anche: Harry Potter e i Doni della Morte pt. 2 | Chi è davvero Severus Piton?

Gianluca Colella
Ho 25 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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